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Nicolas Bourriaud

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XVI Biennale di Istanbul / The seventh continent

Solo dal 1995, la 1st International Istanbul Contemporary Art Exhititions – così l’iniziale dicitura della rassegna inaugurata nel settembre del 1987 sotto la direzione di Beral Madra – diviene una manifestazione con cadenza biennale, nonostante, già nel 1989, si fosse prefissata una simile frequenza, introducendo l’aggettivo “biennale” nella denominazione.  Dopo il coordinamento della prima e della seconda edizione da parte di Berel Madra (non può passare inosservato che ad avviarla fu una curatrice), anche le successive, con un’alternanza quasi chirurgica tra curatori femminili e maschili, hanno visto sfilare direttori del calibro di Rosa Martinez (1997), Paolo Colombo (1999), Hou Hanru (2007), Carolyn Christov-Bakargiev (2015), Elmgreen & Dragset (2017, per intenderci il duo di Prada Marfa, del cavallo a dondolo a Trafalgar Square del 2011 e della FiatUno con roulotte nella galleria Vittorio Emanuele di Milano o del collezionista annegato in una piscina del Padiglione dei Paesi del Nord alla Biennale di Venezia), fino all’attuale presieduta da Nicolas Bourriaud (classe 1965 che vanta nel suo curriculum, di essere stato fondatore e co-direttore del Palais de Tokyo di...

Eva Marisaldi al Pac / La grazia del provvisorio

Iniziamo col dire che è ora di riguardare questa generazione di artisti italiani che ormai hanno passato i cinquant’anni e che è importante che vi contribuisca un’istituzione come il Pac (Padiglione d’arte contemporanea) di Milano. Ma soprattutto è importante perché sono artisti che, pur avendo alcuni fatto parte di raggruppamenti all’inizio abbastanza identificabili, non hanno dato vita a tendenze omogenee e non hanno assecondato un mercato, un “sistema”, che si basa su un’idea di riconoscibilità iconica. Certo non è stato un caso. Per dirne una: dopo l’Arte Povera, dopo la Transavanguardia, che vuol dire dopo le strategie e le posizioni forti, a loro modo dogmatiche, comunque enfatiche ed escludenti, l’idea era quella della ricerca di altre modalità di intervento, di smarcamento e di libertà innanzitutto, a costo dunque di “debolezze” e di incomprensioni, anzi usate come smarcatura. Non è stato così anche, su altri piani, per il Pensiero debole, appunto, o per il Settantasette, inteso come movimento di protesta? Dunque dopo Luca Vitone, ecco Eva Marisaldi, scelta non scontata ma rispondente a quanto appena detto.   Eva Marisaldi, Trasporto eccezionale, Pac 2018, ph Claudia...

Il tempo di leggere prima di partire

Si parte, si chiude, si prende tempo, si smette di lavorare e si sta all’aria aperta. E soprattutto si legge. I libri appena usciti, quelli che abbiamo in casa, quello appena comprato o quelli consigliati e accumulati.     Sono geloso delle mie letture, almeno tanto quanto spio sempre quelle degli altri, i libri sui loro tavoli e perfino quelli che stanno leggendo i vicini sui mezzi pubblici, per non parlare di quelli nelle conversazioni delle serate con persone che non conoscevo prima. Le ragioni della gelosia sono sempre un po’ insondabili un po’ sempre le stesse, in questo caso anche inutili, quindi non mi dilungo. Giocherò quindi il gioco mescolando sincerità ed altro, i libri e sé.   Anch’io prima di partire per una vacanza di una certa lunghezza e che immagino piena di tempo per leggere mi agito per la scelta da fare, ma sono metodico: due romanzi, un libro di poesie, tre di saggi, uno di arte contemporanea che è il mio campo, uno di musica che mi piace tanto, il terzo di teoria, se così si può dire. È già troppo, so che non ce la farò a leggerli tutti – leggo...

New media, old publicness

Tra i fenomeni più recenti nei social media, quali i selfie, o i boom di alcune reti sociali e application, come instagram, twitter, o pinterest, è abbastanza sorprendente non trovare mai nominata un’app come flipboard. Questo articolo intende mettere in evidenza perché questo insuccesso meriti un’analisi approfondita.   Flipboard è strutturata intorno all’idea di “tiles”, o “piastrelle”, una ognuna delle quali funziona come un’icona che presenta l’accesso ad altre apps scelte dall’utente, come twitter, facebook, ma anche a temi generali, quali politica, moda, attualità, riviste e giornali particolari: Hufftignton Post, Elle, Vogue, The Guardian, Domus, etc. Da lì il suo nome, flip, che significa rovesciare, capovolgere. Toccando ogni piastrella si vedono prima alcune immagini dei post più recenti, poi si accede ai contenuti. Ogni utente decide quali temi, app, e riviste seguire.   Tutti questi compariranno come "tiles" che ogni lettore sceglie di capovolgere per leggere vedendo in anteprima gli ultimi titoli. Anche se la scelta di organizzare l...

Rosalind Krauss. Under Blue Cup

Quello che sto per scrivere non suonerà come un’indiscrezione, perlomeno tenendo conto di quello che i lettori più affezionati di Rosalind E. Krauss – la più brillante storica e critica d’arte contemporanea americana, con un nutrito seguito anche in Italia – si raccontano a mezza bocca da dieci anni. Ma soprattutto non suonerà come un’indiscrezione per una ragione più sostanziale, che è l’oggetto principale dell’ultimissimo libro di Krauss. Procediamo per ordine: fine 1999 a Manhattan, in uno dei migliaia di taxi che sciamano a zig zag sfidando la griglia urbanistica della città, Rosalind Krauss vive un’esperienza quasi letale: la rottura di un aneurisma. Raggiunto l’Ospedale di New York a bordo dello stesso taxi viene ricoverata d’urgenza e si salva per un pelo. L’emorragia cerebrale ha pertanto delle conseguenze devastanti sulla sua memoria. Il XX secolo si chiude per Krauss con un vero e proprio azzeramento, un reset dei suoi ricordi.   In tanti consideravamo The Optical Unconscious (tr. it. L'inconscio ottico, Bruno Mondadori 2008) – uno dei...