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Niklas Luhmann

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Linguaggi, narrazioni e dinamiche interculturali / Un italiano a Seul

Oppa Gangnam style   Si chiama “mitopoiesi”, esiste da millenni come forma di affermazione dell’identità di culture e società: il modo migliore per contrastare un modello culturale egemone, una narrazione dominante, è con una storia che proponga un modello differente, ma soprattutto che sia una storia ancora più efficace del modello esistente (cfr. Furio Jesi). Se però le storie sono generate all’interno della medesima società, c’è il rischio che tutto rimanga bloccato in una dinamica fra cultura dominante, culture alternative e culture di opposizione (cfr. Raymond Williams). Il cambiamento è quindi solo illusorio, una apparente libertà che consente all’ideologia dominante di reprimere le idee veramente rivoluzionarie che potrebbero sovvertirne l’egemonia. Cosa c’entra questo con la Corea? C’entra soprattutto con l’ampia diffusione che il K-pop sta avendo in gran parte del mondo. C’entra perché, forse per la prima volta nella storia della civiltà occidentale, un movimento culturale asiatico (Hallyu, l’onda coreana) sta avendo una forte influenza su una generazione di adolescenti. Il fatto che il K-pop sia un fenomeno originatosi in una società altra lo rende potenzialmente...

A venti anni dalla scomparsa del sociologo / Niklas Luhmann. “Solo la comunicazione può comunicare”

Il Nietzsche del XX secolo non è stato Foucault o Deleuze, ma un oscuro alto funzionario della pubblica amministrazione tedesca, approdato in pochi anni e un po’ incidentalmente, dopo un soggiorno di studi alla Harvard University, alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Bielefeld, nella Renania-Vestfalia settentrionale, nel 1966, da dove non si sarebbe mai allontanato, tranne che per una breve parentesi a Francoforte, come supplente di Adorno. Il suo nome è: Niklas Luhmann. Nacque a Lüneburg, vicino ad Amburgo, nel 1927, e scomparve il 6 novembre del 1998, nella sua casa Oerlinghausen, vicino a Bielefeld. Lo stile asettico e ridondante, nonché il lessico incline ai tecnicismi, lo hanno condannato ad avere meno popolarità di quanto meritasse, ma il suo quadro teorico è stato avvertito come imprescindibile anche da quegli avversari storici, come Jürgen Habermas, che lo hanno criticato, accettandone però il perimetro concettuale nuovo e la potenza descrittiva in esso contenuta. Se Nietzsche vedeva “cose umane, troppo umane”, cioè la vita con le sue pulsioni e i suoi bisogni, dove noi vediamo ideali, tanto da definire la religione, la morale, la metafisica (e la scienza stessa,...

Creatività e abitudini organizzative

Ogni definizione di creatività si presta a facili controdeduzioni   «Prova a chiedere una definizione di creatività e ti ritroverai con tante opinioni quanti sono gli individui»: queste le parole di Barry Day, noto pubblicitario americano. Edison affermava che la creatività è: «1% di genio e 99% di sudore». Einstein sosteneva che: «il segreto della creatività consiste nel saper nascondere le proprie fonti». Poincaré considerava creativo tutto quello che fosse in grado di portare “novità e utilità” al tempo stesso.  In altre parole, quando proviamo a dare una definizione del termine, esplodono definizioni che si sconfessano a vicenda: per molti studiosi la creatività dipende dalla disciplina, per altri dalla libertà; per alcuni dipende da un sentiero già tracciato, per altri da un sentiero inventato.  Per alcuni è scolarizzabile, per altri estranea a qualsiasi logica didattica.  In realtà, alla base di ogni processo creativo applicato in organizzazione, esistono regole e soprattutto meta-regole che guidano i sentieri dell'innovazione.    Dal mio punto di osservazione, la definizione più calzante del termine deve essere al tempo stesso paradossale,...

Le sette lezioni sul pensiero globale / Edgar Morin. L’inatteso è il nostro futuro migliore

Il dottor Nicolaes Tulp, stimato anatomista della confraternita dei chirurghi di Amsterdam, agli inizi del XVII secolo, è ritratto da Rembrandt nel mostrare ai colleghi i tendini del cadavere di un uomo giustiziato che consentono la flessione della mano, opportunamente simulata dal dottore, nello stesso tempo, con la propria mano libera. È probabile che il cadavere sarà sezionato ancora per studiarne altre parti e organi. La scena si ripeterà negli anni e nei secoli successivi e non solo sui tavoli di medicina legale, per le autopsie e le dissezioni. Il corpo umano sarà suddiviso in diversi apparati e funzioni, che saranno studiati separatamente e diventeranno appannaggio di differenti branche della medicina e dipartimenti della biologia. In più, dopo quel ritratto del 1632, esattamente cinque anni dopo, Cartesio, nel Discorso sul metodo, separerà dal corpo la mente o “cosa pensante”, destinata a diventare il campo autonomo della psicologia, così come i comportamenti criminali di quell’uomo, finito a sua insaputa sul tavolo autoptico del dottor Tulp e sacrificato ai progressi della chirurgia, saranno l’oggetto di una nuova scienza, la sociologia, e poi, ancora, di una sua...