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Pablo Echaurren

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Intra-Matta

“Dal momento che la tua vita ti sembra diventata un viaggio senza fine verso il nulla, hai bisogno di una meta per questo tuo viaggio. Lascia che questa meta sia l’architettura (ricorda che da nessuna parte potrebbe essere qui e ora)”. Nelle parole con cui Roberto Sebastian Matta in una lettera del 1962 si rivolge a suo figlio Gordon Matta-Clark, sembra risuonare la natura di questa mostra organizzata dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna e curata da Danilo Eccher presso l’area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Esposte in questa sede, e per la prima volta insieme, le opere di tre figure emblematiche del XX secolo: il pittore e scultore cileno Roberto Sebastian Matta e i suoi figli Pablo Echaurren e Gordon Matta-Clark.   Roberto Sebastian Matta, There was blood in the clouds, 1942, Pastelli a cera, matita su carta, 59 x 73,5 cm. - Courtesy Galleria d'Arte Maggiore G.A.M., Bologna/Paris   Se delle tracce biografiche entrano inevitabilmente a far parte della singolare costruzione di questa esposizione, tuttavia, a tessere e restituirne l’articolata geografia, sono il rapporto controverso e mutevole di...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...