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Philippe Forest

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Ferite e cicatrici / Philippe Forest, Piena

La mancanza non è uno stato d’essere esauribile. Nessun lutto è superabile. Quello che inizia a mancare non smetterà mai di mancarti. Si possono trovare dei modi per elaborare un lutto, questo sì, si può girare in lungo e in largo attorno a un pensiero, instaurare un tipo di non premeditata gradualità perché il dolore possa nel tempo affievolirsi, perdere vigore, ma creare dei rondò attorno al dolore non snellisce il traffico di nessuna sofferenza, sarebbe come indossare dei parastinchi e pensare di salvarsi in uno schianto a 340 chilometri orari contro un muro. L’intonaco si scalfisce appena, e i parastinchi sono forse il combustibile più veloce nella palla di fuoco. Poi esiste una strana specie, quella degli scrittori, che sul dolore ricama fulgide trame e che sulla perdita merletta magnificamente, notte e giorno, pagina dopo pagina, fino a ornare le pareti interne dell’io con un pizzo così ben tessuto, da non raccontare nemmeno lontanamente cosa significa sentire la mancanza di qualcuno, cosa significa avere occupato ogni infimo spazio dell’ippocampo da un solo pensiero per tutta la vita; in quei casi la penna non è gestita da un abile sarto, ma da un pessimo chirurgo, e la...

Lacrime & Bestseller

Domenica 4 marzo, mentre Massimo Gramellini presentava a Che tempo che fa il suo ultimo romanzo Fai bei sogni (Longanesi), l’alacre e solitamente petulante accademia di taglio e cucito che è Twitter stranamente taceva. C’era nell'aria una certa perplessità, forse anche un po’ di sgomento. Gramellini stava spiegando di avere scritto un romanzo attorno alle reali circostanze della morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni e che gli era stata spiegata come dovuta a un infarto. Queste circostanze non venivano specificate al pubblico televisivo, si è detto, per non svelare un “colpo di scena” del libro ma anche per evitare che l’intervistato fosse sopraffatto dalla commozione in diretta tv. Gramellini ha sostenuto di aver sempre evitato di fare e farsi domande al proposito, di avere ricevuto la rivelazione da un’amica di famiglia, a più di quarant’anni di distanza dai fatti, e di avere allora provato una forte rabbia postuma nei confronti della madre.   La verità non era proprio difficile da indovinare, per lo spettatore. Per controllarla avrebbe potuto consultare su Internet...