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Pierre Lévy

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L'impertinenza democratica

Nel luglio del 2013 due amici e colleghi si sono incontrati in un convegno; uno era Derrick de Kerckhove, noto teorico canadese dei media e l’altro Luca de Biase, elegante osservatore della società digitale. Al secondo le tesi del primo sono interessate, così ha pubblicato un post sul suo blog dal titolo Ipertinenza di Derrick de Kerckhove. Conosco questo termine coniato da Derrick, in quanto fa parte delle mie lezioni, ne riconosco il valore euristico, riconoscendo negli studenti le connessioni che attiva.   L’Ipertinenza è un gioco di parole creato da Derrick de Kerckhove che richiama l’impertinenza. Impertinente deriva dalla voce dotta del latino tardo (sec. IV) impertiněnte(m), ʻche non (in-) è pertinente’, participio  presente del latino pertinēre, che essendo composto da pĕr e tenēre vuol dire ’estendersi fino a, applicarsi a, riguardare, concernere’. Colui che è impertinente quindi è colui che non riguardando, è fuori luogo, è colui che fa ciò che è fuori proposito, e la cosa, o il concetto impertinente è la cosa o il concetto che sono fuori proposito...

Il realismo possibile

Abituati come siamo, oramai da troppo tempo, a relegare la virtualità esclusivamente negli spazi futurologici spalancati dai dispositivi di una tecnologia sempre più sofisticata, ci sfugge del tutto che la dimensione plastica della quale la virtualità è intrinsecamente impregnata può realizzare sovrapposizioni e intrecci impensati. Può accadere, per esempio, che nel cuore della pulsante modernità sopravvivano le tracce di un passato arcaico, quasi fermo a una sorta di grado zero della storia. Un impasto temporale del genere risulta talmente «straniante» – direbbe Viktor Šklovskij – da proiettarci in uno scenario dominato da imprevedibili connessioni: tutte virtualmente coesistenti. Dal momento che – come ci ricorda Pierre Lévy in un saggio del 1995, intitolato appunto Il virtuale, che rimane tra i contributi più equilibrati sul tema – la virtualizzazione non coincide con uno scarto dalla realtà, con un suo scivolamento verso imprecisate frontiere alternative; rivelandosi, al contrario, uno tra i principi che generano la realtà stessa:   La...

Raid virtuali

Accanto alla linea più muscolare che dai futuristi, passando per gli happenings, arriva al Graffitismo, in cui gli autori comunque scompaiono affidandosi al segno che li veicola, se ne presenta un’altra che abbiamo visto cominciare con le esplorazioni nell’inconscio del Surrealismo. Tuttavia non si tratta tanto di continuare l’introiezione profonda quanto di fare incursioni nell’esterno che è però divenuto nel frattempo immateriale. Per paradosso Guy Debord, che ha anticipato tante delle parole d’ordine del maggio ’68, ovvero dello happening di massa più significativo del secolo appena trascorso, ha pure anticipato nella sua opera più famosa del 1967 le trasformazioni della società oltre quel movimento che ancora doveva svilupparsi. Al primo punto della Società dello spettacolo egli infatti scrive che “Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.” Questa vita, secondo l’...

Democrazia 2.0?

Stavo leggendo l’ennesimo articolo sul ruolo giocato da Twitter e dalla Rete nelle ultime consultazioni elettorali e referendarie quando, lo dico senza vergogna, mi sono addormentato. Sono letteralmente crollato sopra la tastiera del mio pc mentre scorrevo le parole di un ambiguo cattolico di destra impegnato a sminuire il ruolo del web 2.0, ovviamente dalle colonne del suo blog. Per farla breve, mi sono addormentato e ho fatto un sogno, di quelli un po’ inquietanti. Niente situazioni splatter o scabrose. Ho sognato Castoriadis. Sulle prime non l’ho riconosciuto ma quando ha attaccato a parlare di eteronomia e di istituzione immaginaria della società mi son tremate le gambe e ho capito chi avevo di fronte. Non so perché mi sia comparso davanti ma lì per lì sembrava parecchio acceso e animato da una verve polemica che non aveva nessuna intenzione di dissimulare. Provo goffamente a interagire ma è un fiume in piena. “L’autonomia, l’autogoverno, è il controllo di ciò che si può controllare, la decisione collettiva, lo sganciarsi da un potere del quale non si riconosce più la...