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Ricchi e Poveri

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Panicale / Paesi e città

Io a Panicale ci sono nato. E dico questo non per stare a parlare sempre di me, che infatti basta così, ma solo per introdurre il fatto che trentaquattro anni fa a Panicale c’era pure l’ospedale. Nonostante le poche centinaia di abitanti, come oggi. E l’infermiera saltava, quando la vedo nella piazza del paese lei me lo ripete sempre, Io saltavo, dice, sopra la pancia di tua madre e tu non volevi uscire. E poi ride. Pochi mesi dopo hanno iniziato a dismettere l’ospedale.   Panicale è fermo sulla collina dal medioevo, disteso come un vecchio addormentato, da molto tempo prima che arrivassero i Ricchi e Poveri. Quindici anni fa, ma anche venti e sicuramente per molti anni addietro ancora, in piazza Umberto I c’era un solo bar, con un bancone pieno di specchi, un biliardo, i tavoli per giocarsi un pacchetto di Charms a briscola o un bicchiere di amaro a Scala Quaranta. Sulle pareti c’erano le signore di fine ottocento che sponsorizzavano il Varnelli e fuori dal bar c’erano le discussioni fitte sul gioco del pallone che si vedeva tutti insieme grazie al Mivar di cui disponeva il bar, la domenica sera, con 90°...

Ottaviano / Paesi e città

  Ah, il grande José Feliciano. E, mi voglio rovinare, perfino i Ricchi e Poveri. Già, perché passano gli anni, passano i decenni, ma ogni volta che sento Che sarà, ogni volta che, da solo o in coro, canto “paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato”, non posso fare a meno di pensare al mio, di paese, anche se (o magari proprio perché) non ci vivo più da tutti quei decenni. Sta sempre lì, Ottaviano, disteso sulle falde del monte Somma, appollaiato sopra il Vesèri che forse scorre ancora sotto terra, come un passato carsico che non si rassegna a passare; sta lì con la sua Chiesa Madre, con il Castello Mediceo finalmente strappato alle grinfie della camorra e restituito ai cittadini, con le viuzze strette e ripide del centro storico, con quella montagna incombente fatta di lapilli, di querce e di robinie.   Tranquilli: non mi metterò a suonare il languido violino della nostalgia. Sono andato via da più di trent’anni, ma non coltivo sogni da emigrante che vorrebbe tornare. E tuttavia è chiaro che la mia “patria” di scrittore...

Ispica / Paesi e città

“Ispica, Sicilia, sotto il parallelo di Tunisi e Algeri”, canta incerta una voce attorno a un mio video, vanitosa. E s’apre un paesaggio come d’una cartolina rosa che sboccia sbiadita, qualche macchiola qua e là d’unto e di muffa. Lo sguardo si avvicina e ci conduce dentro, verso una collina. Fino a qualche tempo fa - vanitosi! - era leggenda che una celebre canzone si riferisse al paesello - era Spaccaforno -, “Paese mio che stai sulla collina”, cantata dai Ricchi e Poveri, ma si sciusciuliava l’avesse scritta uno spaccafornaro emigrato, e ci piace assai, e ancora, questa increanza popolare. Ispica è una città che sorge e, a seconda di come ci si arriva, la si raggiunge da tre direzioni diverse, la si racconta e ci si rovescia.   Alcuni tentativi di raccontarla, fallendo. 1. Ispica sorge come un incanto in una splendida giornata di sole, uno sboccio di case sopra una collina e tra i vivaci colori d’oggi, così tanto di moda accesi, si mostra bella e ornata di pennacchi delle torri, dei palazzi, delle chiese barocche. 2. Ispica sorge contratta e stretta su se stessa nei giorni bui,...

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