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Ricci

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Roland Barthes

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Strano destino, quello di Roland Barthes. Fra gli intellettuali più noti e più citati del Novecento, critico militante e pensatore snob, scrittore raffinato e analista minuzioso di riviste di moda, semiologo rigoroso e nemico giurato d’ogni metodologia, entusiasta scopritore delle leggi narratologiche e oracolo della dispersione del senso, caustico mitologo della società di massa e massimo teorico del piacere del testo, omosessuale e riservato cultore del corpo polimorfo, Barthes ha finito per non avere eredi. In molti si sono accalcati, all’inizio, nell’immaginario studio di un improbabile notaio, nella speranza di un testamento...

Cammin facendo...

“Cammin facendo…” era l’intercalare col quale la nonna Giulia riprendeva fiato, e riordinava le idee, quando mi raccontava le storie per addormentarmi. Accoccolata vicino al mio letto, con il cane lupo Penelope ai piedi, nella sua grande casa di Firenze, dietro la Questura, si sentiva puntualmente chiedere dalla mia vocetta irrimediabilmente sveglia: “Facendo cosa?” Questo la faceva innervosire. Per lei sembrava ovvio che il tempo si facesse trascorrere camminando. Ma il cammino tornava anche in altre sue espressioni. Per dire che una cosa andava trattata con pazienza, nei tempi giusti, diceva: “Cammin, cammino”. Quando la facevo arrabbiare, invece, mi mandava via con un brusco: “Cammina!”. Fu lei che, avrò avuto quattro anni, mi portò, in un tiepido pomeriggio primaverile, a fare per la prima volta quella camminata che sarebbe diventata la mia “passeggiata per antonomasia”, finchè abitai nell’appartamento sopra i tetti, dei miei genitori, nella via che prendeva il nome dal maestro sodomita di Dante, alla periferia nord della città. La strada saliva dolcemente, tra...