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Roy Menarini

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Mondi intermediali / Identità e variazione nell’universo di Lynch

È in uscita presso l’editore FrancoAngeli il volume David Lynch: mondi intermediali, curato da Nicola Dusi e Cinzia Bianchi. Nel volume,  saggi di vari autori analizzano l’universo intermediale di Lynch, che spazia dai film alle serie televisive come Twin Peaks, dai videoclip agli spot pubblicitari. Pubblichiamo un’anticipazione dall’introduzione dei curatori.   1. Identità visiva in progress    Regista visionario, surrealista, onirico; narratore di storie spesso inquietanti e bizzarre, ambientate in luoghi sperduti dell’America o in angoli inusuali delle grandi città; creativo poliedrico, amante di tutto ciò che porta lo sguardo e la mente in un’altra dimensione cognitiva e percettiva; sperimentatore di nuove tecniche artistiche, molto personali e singolari. Queste sono alcune delle definizioni più comuni per descrivere il talento originale di David Keith Lynch (Montana, 1946). Tutti conoscono almeno uno dei suoi film a partire da Eraserhead (1977), The Elephant Men (1980) e Dune (1984), passando per Velluto blu (1986), Cuore selvaggio (1990), e Strade perdute (1997), per arrivare a Una storia vera (1999), Mullholland Drive (2001), Inland Empire (2006). Per...

Confessioni cine-politiche di due post-adolescenti / Nanni a vent'anni

Questo non è un pezzo su Nanni Moretti. Questo è un tentativo pubblico di autobiografia (forse persino di autoanalisi) da parte di due “spettatori di mestiere” cresciuti, cinematograficamente parlando, a cavallo fra i due secoli. È  un pezzo su quello che Moretti ha rappresentato per noi, e forse per tutti quelli che sono nati alla fine degli anni Ottanta. Non ce ne vogliano quindi i lettori se dentro vi troveranno più del nostro che del suo.   Diciamo subito che per noi, almeno sulle prime, Nanni Moretti non era tanto il regista del sopravvalutato La stanza del figlio, quanto quello dei girotondi contro le “leggi ad personam” e del discorso “contestatario” di Piazza Navona (girotondi, “leggi ad personam”... quante espressioni desuete). In quell'ultimo film, che gli era valso l'incoronazione a Cannes quale Auteur indiscusso, Moretti aveva mostrato un seno di Laura Morante (la “scena primaria” di Caos calmo era ancora di là da venire) e si cominciava a parlare di svolta, di “nuova maturità registica” – anche se, a giudicare dai film successivi si trattava piuttosto di una non richiesta “normalizzazione”. Ancora non potevamo saperlo, ma Moretti si avviava a divenire egli...