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Ryan Gosling

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Damien Chazelle, “La La Land” / Un Minnelli azzoppato?

In questo momento le acque sembrano essersi calmate un poco, ma per almeno un paio di settimane La La Land ha imperversato sulla mia homepage di Facebook e su quella di molti altri amici. Addirittura, in certi giorni la percezione – errata, ovviamente – era che non si parlasse d'altro. Sulle prime, i miei contatti – o i contatti dei miei contatti – si limitavano a normali manifestazioni di apprezzamento: qualche immagine tratta dal film, qualche video, brani della colonna sonora. Poi, nei giorni immediatamente successivi al debutto italiano (26 gennaio) e al concomitante annuncio delle candidature agli Oscar, hanno cominciato a fioccare non solo le prevedibili parodie, ma anche video-tributi in cui si comparano le sequenze di La La Land a quelle di Minnelli e Donen. Niente di strano, ma confesso che in questo caso la rapidità mi ha sorpreso.   Nello stesso frangente, ecco comparire, puntualissimi, gli haters: post e articoli, anche piuttosto lunghi, decisi a demolire il film, o quantomeno a ridimensionare l'entusiasmo dei fan. Si va dall'anziano cinephile che (cito testualmente) «a costo di sembrare irrimediabilmente rétro e babbionico», ricorre a un locus classico della...

#140cine: da venerdì 1 giugno al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 1 giugno (e anche un po’ prima) in sala: La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli (La guerre est déclarée, Francia 2011) #140cine Lei, lui, il figlio. La malattia. Una storia vera e senza pudore. Cinema eccessivo, puro, straordinario. Margaret di Kenneth Lonergan (id., Usa 2011) #140cine Lisa è giovane, inquieta e ha visto una cosa terribile. Ma il film non è un horror. È l’urlo di un mondo ferito. Attack the Block - Invasione aliena di Joe Cornish ( Attack the Block, Gb 2011) #140cine E se i Goonies tornassero e sfidassero alieni fosforescenti nella periferia graffitara di Londra? Una chicca. In sala dal 30 maggio Il Mundial dimenticato di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni (Italia-Argentina 2011) #140cine Soriano, il mondiale in Patagonia, i mapuche. Ora tutto questo è un doc. E merita di essere visto. Love & Secrets di Andrew Jarecki (All...

George Clooney. Le idi di marzo

L’origine di questo film risale al 2004, quando il giovane Beau Willimon ha appena finito di lavorare per il candidato alla Presidenza Howard Dean, durante la campagna in Iowa, e da questa esperienza decide di scrivere un testo teatrale che racchiuda lo scenario di intrighi, segreti e bugie che si celano dietro una campagna elettorale. Nasce così Farragut North, che sta alla base del film di Clooney e che in Italia uscirà a gennaio pubblicato da Mondadori.   Quando, in un dietro le quinte da dibattito fra il governatore Morris e giovani studenti universitari, le silhouette nere di Seymour-Hoffman e Gosling si stagliano su una scenografica bandiera degli Stati Uniti d’America retroilluminata, mentre si confessano segreti e manovre si ha quasi un rigurgito da iperclassicismo ed è palesemente chiara l’ambizione di aver chiamato questo film Le idi di Marzo.     Se il riferimento alla morte di Cesare e al padre di tutti i complotti è forzata, perché il film non aggiunge davvero nulla all’universale asserzione per la quale la politica è corrotta ed i mezzi utilizzabili per raggiungere il...

Nicholas Winding Refn. Drive

La leggenda vuole che sia stato Ryan Gosling a cercare Nicholas Winding Refn, dice lui: “come Steve McQueen scelse Peter Yates (per Bullit NdR), Ryan ha scelto me”. Perché questo film è già leggenda, è già mito. Del resto da uno che a ventiquattro anni esordisce con un film come Pusher, che nel giro di dieci anni è diventato una trilogia di culto, e che nel 2009 dirige due dei film più perturbanti del panorama cinematografico mondiale come Valhalla Rising e Bronson, non ci si aspetta niente di meno della leggenda e del mito. Quindi leggenda vuole che Gosling, letto il libro di James Sallis, abbia voluto che fosse Refn a dirigere il film che lo avrebbe visto immenso protagonista. E quanto c’ha visto lungo è ancora difficile quantificare. Sicuramente, molto.   Hossein Amini ha buttato giù una sceneggiatura asciutta, perfettamente calibrata, mai sbavata, mai compiaciuta, sempre e solo funzionale alla regia di Refn, sempre incalzante, capace di avvincere fino all’ultimo minuto. Sull’ottima struttura di Amini, Refn scivola con Gosling come un pattinatore solitario in uno stadio...