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Sam Mendes

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Il tempo di Nolan / Nel gelido inferno di “Tenet”

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   C’è una scena che costituisce un punto di ingresso perfetto per la comprensione di Tenet, undicesimo lungometraggio di Christopher Nolan: Kat (Elizabeth Debicki), infelice moglie del trafficante d’armi russo Andrei Sator, il villain del film ottimamente interpretato da Kenneth Branagh, si trova su un motoscafo e sta rientrando insieme al figlio sullo yacht del marito. Da lontano vede una donna tuffarsi dalla barca e allontanarsi in fretta e prova immediatamente invidia per lei: le appare libera, decisa, risoluta, esattamente quello che lei vorrebbe essere. Il complesso meccanismo narrativo del film fa sì che la stessa scena ci venga riproposta verso la fine, dal punto di vista, però, della donna che si tuffa: scopriamo che è la stessa Kat, o meglio un’altra versione di lei che è tornata indietro nel tempo per uccidere il marito e ha acquisito audacia e consapevolezza. È lei, ora, a rivolgere uno sguardo al motoscafo, in cui vede, di fatto, il suo passato, ciò che era e da cui ha preso, finalmente, le distanze, come se stesse osservando un ricordo.  Tenet, ma anche la visione del mondo e del cinema di Nolan sono soprattutto...

The end of the f***ing world / Ballando in fuga

***WARNING: MASSIVE SPOILERS***   Di film e serie tv su adolescenti sbiellati ne abbiamo già visti, anche di crudi e apodittici: Natural born killers di Oliver Stone nel 1994, in gran parte American beauty scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes nel 1999, Ken Park di Larry Clark nel 2002, Bowling for Columbine di Michael Moore nel 2003, Thirteen reasons why di Brian Yorkey dal romanzo 13 di Jay Asher. Questo, per fare un po’ di cronologia di una sociologia di una psicologia dell’adolescenza, significa che sono almeno vent’anni che scrittori e registi capaci di sintonizzarsi con la nuvola nera dei teens hanno messo i sensori sulla contemporanea “gioventù bruciata”. Quali sono i denominatori comuni di questi diversi lavori? Innanzitutto l’alienazione, il sentirsi completamente off: i genitori in queste narrazioni sono o assenti fisicamente, o completamente inetti nella ricezione empatica, o pateticamente buonisti, deboli nel piantare steccati di regole nel post-sessantotto della non-punizione alle pulsioni eros/thanatos dei nostri brufolosi giovanotti e giovanette. Poi la scarsa rilevanza del consumo di droghe: la lava del risentimento in genere spicca fuori dalle mura...

007 Spectre. Licenza di non uccidere

Il cinema senza James Bond non è pensabile. Come non lo è senza il dottor Caligari, i palazzi di Metropolis, Indiana Jones o la slitta di Charles Foster Kane. Per quanto si possa disprezzare la saga di 007, è impossibile negarla. Perché proprio come il suo protagonista è dotata del potere di rigenerarsi: come una fenice, anche quando sembra siano rimaste solo le ceneri. Ma la forza del franchise e del suo fondamentale corollario – le Bond Girls o le musiche così incredibilmente peculiari nonostante il cambio di interpreti, autori e di generazioni di ascoltatori – è anche la sua maledizione. Proprio come la vita vissuta da James, incompatibile con una qualsivoglia stabilità, così la saga cinematografica è costretta a nuotare incessantemente in cerca di un nuovo target di riferimento. Con l’aggravio di non poter rinunciare al proprio passato, e ai propri feticci.   Ursula Andress nella parte di Honey Rider in 007 - Licenza di uccidere, 1962   Monica Bellucci durante le riprese di 007 - Spectre, 2015   Casino Royale prima – e ancor di più Skyfall dopo –...

#140 cine: da giovedì 1 novembre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 1 novembre in sala. Skyfall di Sam Mendes (id., Gb-Usa 2012) #140cine 007 è tornato per il cinquantesimo anniversario. E dopo il botto della cerimonia delle Olimpiadi, è riuscito a fare ancora meglio. Oltre le colline di Cristian Mungiu (Dupa dealuri, Romania 2012) #140cine Dal regista di 4 mesi, 3 settimane... un’altra storia che è colpisce duro, rigorosa e austera come solo l’amore per Dio puà essere. Un’estate da giganti di Bouli Lanners (Les géants, Belgio 2011) #140cine Tutti hanno presente Stand by Me, il titolo italiano lo cita pure direttamente. Questo non è epico allo stesso modo, ma merita. Silent Hill: Revelation 3D di Michael J. Bassett (id., Usa 2012) #140cine Già un horror che ha la parola Revelation nel titolo toglie la voglia. Se poi è tratto da un videogioco, sai che roba... E io non pago - L’Italia dei furbetti di Alessandro...

Dinamica della solitudine

 Prospettiva, il progetto del Teatro Stabile di Torino curato da Mario Martone e Fabrizio Arcuri, è nel 150° dell’Unità d’Italia, e si è dato il tema “Stranieri in patria”. Ogni compagnia dice la sua, a richiesta, sul tema: i due veneziani Pathosformel, Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani, dicono che essere stranieri in patria è “trovarsi di fronte a una serie di suoni a cui non abbiamo pieno accesso, e che ci rendono d’improvviso capaci – o forse ci costringono – ad inventare, più che capire, un senso ultimo contenuto nella parole altrui”.  Il loro dittico (prima parte An afternoon love, seconda parte Alcune primavere cadono d’inverno) parla di due corpi, senza parole e in mezzo ai suoni. Due atleti. Due corpi che danzano performance sportive, che Pathosformel smonta, per farne estetiche della solitudine. Il ragazzo di colore, Joseph Kundesila, palleggia in un allenamento di basket senza basket, ovvero senza senso, ovvero il senso di fare un canestro, un obbiettivo, un goal, dei punti; è tutto solo, palleggia, suda, si asciuga il sudore, si sdraia sulla schiena (la...

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