Il tuo due per mille a doppiozero

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Seneca

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Modi del sentire / Clemenza

«Siate clementi con i vostri alunni», invocava qualche tempo fa un’autorevole voce del mondo della scuola. Un’esortazione che si è sentita del resto spesso pronunciare di questi tempi pandemici. «Siate clementi con gli studenti» è stato ripetuto dalle nostre istituzioni universitarie. Siate clementi? L’esortazione a essere clementi è molto diversa dal generico «siate buoni» e si avvicina di più a un comunque generico: «Siate comprensivi e perdonate». Ovvero al significato primario di clemenza, che non nega l’applicazione della giustizia ma la spinge oltre, quasi un’eccedenza: emettete un giudizio giusto, una valutazione secondo equità e poi però fate intervenire almeno un pizzico di clemenza nei confronti del reo. Che nel linguaggio della scuola e dell’università vorrebbe dire alzate i voti, concedete sufficienze e fate passare anche chi non ha imparato. Perché? E soprattutto, dove sono qui i rei?    È della clemenza come del perdono, che pare faccia sentire tutti meglio, i carnefici e le vittime e i loro congiunti? Eppure la clemenza non è il perdono. E che cos’è allora? Qual è la sua condizione stereotipica, quali ne sono i motivi e l’utilità? Chi esercita o dovrebbe...

Andres Serrano, la scrittura, i volti e la morte / Parole ultime

Certo, l’argomento è tragico e delicato, peraltro riportato alle cronache da recenti casi eclatanti, ma al di là degli aspetti personali e sociali, il tema del suicidio è uno di quelli che turbano perché pongono questioni al limite e che riguardano il limite. Non ci chiediamo tanto, dunque, che cosa spinge una persona a suicidarsi, quali motivi o circostanze, bensì in che situazione si trova una persona, cosa pensa, cosa crede di pensare, nei momenti che precedono immediatamente il gesto estremo? Tanta letteratura e cinematografia ha affrontato il tema, ma qui c’è qualcosa di originale e peculiare: cosa dice, cosa crede di dire nei messaggi che lascia, nelle sue “ultime parole”? E per noi: sono esse anche “parole ultime”?   Gabriele Tinti ha raccolto in un piccolo volume, intitolato appunto Last Words (Skira, Milano 2015), alcuni testi di quei biglietti che i suicidi lasciano – a chi? – prima dell’ultimo gesto. Di diversissima lunghezza e tenore, contenuto e tono, a volte sembrano delle poesie, altre delle lunghe tirate assurde o penose. Sì, anche di fronte alla morte si ripresentano tutte le sfumature dell’essere umano. In che senso allora sono “ultime”? Qual è la loro...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...

Elogio della scuola

A scola sta finennu recita una vecchia canzone di Franco Battiato. School is over inizia una poesia di William Carlos Williams, tradotta più di mezzo secolo fa da Vittorio Sereni. La scuola sta finendo. La scuola è finita.   Sembrerebbero due frasi banali. Semplici semplici. La designazione di due innocui stati di fatto. Adesso che siamo in giugno, l'anno scolastico volge al termine. Però entrambe le proposizioni permettono anche un'altra lettura: di tipo apocalittico. Paiono alludere alla fine della scuola in genere, alla morte della scuola come istituzione. Così come c'è, si dice, la morte dell'arte. O la morte della poesia. La morte della pittura. La fine del cinema. La scomparsa del libro a stampa. L'estinzione della critica letteraria. Della critica teatrale. Della critica d'arte. Della critica. Della recensione. Dei compact disc. Dell'Occidente e della brillantina Linetti eccetera. Tutti fenomeni che fanno il paio, per buttarla in geografia e mutamenti climatici, con l' agonia eterna di Venezia,  che è sempre lì lì per esser sommersa dalle acque.     Poi...

Gianfranco Marrone. Addio alla Natura

Due sacchetti di biscotti biologici. Sono frollini. Sulla confezione di carta del primo c’è l’immagine dei biscotti contenuti in un vasetto di vetro, come si usava un tempo; sul secondo, invece, le immagini rendono conto del ciclo ideale del biscotto: dalle materie prime, i chicchi di segale e i fiocchi d’avena, alla farina sino ad arrivare ai biscotti stessi. Il primo prodotto ecologico punta sulla conservazione ideale del biscotto, il secondo sugli ingredienti naturali di cui è composto; nella banda superiore del sacchetto c’è scritto: Agricoltura biologica-Organic. Le due confezioni di frollini appaiono nel quarto capitolo del libro di Gianfranco Marrone, Addio alla Natura (Einaudi), intitolato “Seneca al supermarket”. Cosa ci fa il filosofo romano in un supermercato? Marrone che è un semiologo, dopo averci spiegato l’idea di Natura dei filosofi classici, e non solo, dopo aver affrontato di petto e in modo critico il pensiero ecologista contemporaneo, dopo aver dato bordate decisive all’immagine corrente di Natura, ci conduce lungo gli scaffali di un ipermercato e ci fa sostare davanti al ripiano...