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Serena Vitale

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Ravenna Festival / Albe e Menoventi. Due modi di morire in versi

La tragedia di uno stermino di massa, quello avvenuto in questi anni nel Mar Mediterraneo, raccontata in versi grotteschi, e quella della morte di un poeta, Vladimir Majakovskij, segno dell’involuzione mefitica di un regime, sono al centro di due spettacoli presentati a Ravenna Festival. Rumore di acque, una creazione Teatro delle Albe, aveva debuttato qui dieci anni fa, ed è stato ripresa ora con la stessa formazione, Alessandro Renda in scena nei panni di un generale pluridecorato, in realtà oscuro ragioniere e archivista di un Ministero dell’Inferno, accompagnato dalle musiche magiche dei fratelli Mancuso, cantillazioni simili a un antico planctus in contrappunto al testo comicamente indignato di Marco Martinelli. Il festival dà ampio spazio ai gruppi locali, che da queste parti spesso vogliono dire il meglio del teatro italiano, e già si era vista una parte dello spettacolo premio Ubu Se questo è Levi di Fanny & Alexander. La seconda pièce presentata, Buona permanenza al mondo. Majakovskij bpm, porta la firma dei faentini Menoventi ed è la seconda tappa di un lavoro in fieri ispirato dal libro di Serena Vitale Il defunto odiava i pettegolezzi (Adelphi), una ricostruzione a...

Un ricordo e una storia / L'omissis di Alessandro Leogrande

Ci sono la vita e la morte, e non c’è nient’altro. Questa è l’unica verità, ma è una verità inutile, è impossibile aggrapparsi a lei perché non è vera: ci sono l’amore e l’odio, l’amicizia e i fallimenti, la contentezza e la disperazione, scrivere e cadere, sfiorarsi e perdersi o il contrario di tutto questo. Siamo niente più che una parola in un aforisma di Gesualdo Bufalino: “Biografia: nacque, omissis, morì”; ecco, per raccontare l’omissis di Alessandro Leogrande non basteranno mille scrittori e cento vite. Dal giorno dopo la sua morte parenti, colleghi, amici hanno cominciato a parlare di lui, di quel modo preciso, gentile, forte e integro che aveva di stare al mondo. Alessandro Leogrande era un intellettuale, lui l’avrebbe messo tra virgolette, come Sciascia, per schermirsi, ma noi possiamo fare a meno dell’ironia: il suo nome discende da Gaetano Salvemini, Alexander Langer, Carlo Levi. Loro riempivano le giornate di Alessandro, che intanto si dava da fare per buttare giù le frontiere e i naufragi, il caporalato e l’ignoranza, la malafede e le ingiustizie.   Alessandro Leogrande aveva quarant’anni, li aveva compiuti a maggio al Salone del libro di Torino dove era...