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Silvio Berlusconi

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Microfoni & Macerie

Il 17 marzo 2011, a Milano, è morto Giorgio Medail. Era nato a Dolo, Venezia, il 4 settembre 1945. È stato giornalista, conduttore, autore radiofonico e televisivo. Prima però, ha lavorato alla Edilnord di Silvio Berlusconi e, solo qualche anno dopo, è diventato, come si dice in questi casi, uno dei pionieri della tv commerciale italiana, tra i primi a lavorare per Telemilano Canale 58, emittente da cui nascerà Canale 5. Tra il 1983 e il 1985 ha seguito tutti i viaggi del Presidente del Consiglio, Bettino Craxi. È stato autore di TeleMike, ideatore della testata giornalistica Ciak, che forniva i servizi di spettacolo per i tre Tg Mediaset. Ha lavorato per molti anni in radio, a Rtl. Da giugno 2007 ad agosto 2008 ha diretto La tv della Libertà. Negli ultimi tempi era dirigente della struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Molte informazioni di questa breve scheda sono fornite proprio dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.   I principali siti dei quotidiani online, lo hanno ricordato con questo video.  ...

Patria (Ecco: non credo)

Come molti, forse come l’italiano medio, ho sviluppato fin da piccolo una grave allergia verso la parola patria e non ho ancora trovato il modo di guarirne. Non l’ho nemmeno cercato, a esser sincero. L’allergia si estende a tutte le parole che hanno la maiuscola, o la contengono implicita. Mi irritano, sbocciano immediate eruzioni cutanee che preferirei evitare. Non le capisco, e ancora meno capisco i loro significati.   Quando mi capita di incocciare in qualcuno che le usa, non so mai di cosa stia parlando davvero. E se mi sembra di capire qualcosa, è tutta roba che non mi piace. Sento sempre puzza di bruciato. No, grazie. Con tutto che ho studiato filosofia e sono legatissimo (ma anche distantissimo) al luogo e alle persone che mi stanno attorno. (La patria potrebbe essere questo, ma non credo lo sia).   Del resto ci penso poco e non mi viene in mente nessuna ragione per farlo, se non per amicizia qui. (Anche l’amicizia potrebbe essere patria; sarebbe bello, ma ancora non credo. Ecco: non credo). Patria ha un senso, forte quanto vago, solo per gli emigranti, che però raramente usano la parola: gli emigranti esterni e...

Intervista a Girolamo De Michele

Inizia oggi la rubrica Lavagna, uno spazio di riflessione sul mondo della scuola, sull’educazione, la pedagogia e la cultura della conoscenza. La scuola di cui parleremo è un luogo dove si concentrano le contraddizioni culturali, economiche e sociali del presente, fotografato in una fase di trasformazione che tocca in primo luogo i suoi soggetti principali, gli studenti. Un luogo di formazione e di scoperta individuale, un punto di intersezione tra cultura alta e bassa, libresca e di strada, di avvicinamento alla politica attraverso cui guardare le pratiche di democrazia e di cittadinanza vissuta nel quotidiano. La scuola è anche un ponte tra le generazioni, un mezzo di comunicazione con gli adulti fuori dalla famiglia, e quindi un punto di incontro e scontro tra visioni della realtà; ed è il luogo dove si mostrano fenomeni relativamente nuovi per l’Italia come le migrazioni, che fanno della scuola e dei diversi attori sociali che la compongono un laboratorio di multiculturalità molto più vivace e attivo di quanto non emerga dai media. La scuola è un microcosmo, in qualche modo protetto, che riflette quello che...

Power point al potere

Guardate questa immagine. È comparsa ieri sugli schermi dei televisori e oggi sulle prime pagine dei quotidiani. Cosa si vede? Il Presidente del Consiglio che mostra un disegno. Si scorge la bilancia della Giustizia, simbolo della prudenza, dell’equilibrio, in due differenti posizioni: sulla sinistra di chi guarda, uno dei piatti pende pesantemente verso il basso; sulla destra, invece, i piatti sono in perfetto equilibrio. In alto, la scritta: “Il giusto processo”. Naturalmente l’uomo politico che regge il disegno, e lo esibisce davanti a telecamere e fotografi, intende dire che lui ha riportato in equilibrio i due piatti della bilancia, e dunque della Giustizia. Oggi su “La Repubblica” Filippo Ceccarelli, memoria iconologica della politica italiana, scrive giustamente che si tratta di un intervento da piazzista, da imbonitore del porta a porta, e ricorda le altre occasioni in cui Berlusconi è ricorso alle immagini per veicolare un suo gesto politico, per convincere o sedurre gli elettori parlando dallo schermo televisivo. Un’immagine comunica un messaggio diretto, immediato, e vale, come si dice, più di mille parole...