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Simone Lenzi

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Modigliani, uomo dell'altrove

Livorno ha ospitato la mostra “Modigliani e l'avventura di Montparnasse”, dedicata al “suo” artista più famoso. Nonostante il successo, non si è trattato però della fine di un lungo esilio (lo slogan sottinteso era quello del “ritorno del figliol prodigo”), perché certi esili non possono mai finire. Ed è bene sia così.    Un tempo, trent'anni fa, era possibile salire su un treno a Livorno (verso le sette, o le nove di sera, non ricordo bene) e si arrivava la mattina dopo alla Gare de Lyon. Oggi non si può più fare. Bisogna andare prima a Firenze, poi a Milano, e da Milano raggiungere Parigi attraversando la notte. Persino cento anni fa il collegamento tra Livorno e Parigi era più diretto, non solo in senso ferroviario. Chi conosce bene la piccola città toscana sa che un po' di Parigi aleggiava anche lì, magari cogliendo un riflesso dello stile liberty nella decorazione di un lampione, in una prospettiva di palazzi affacciati sul mare con un gesto che sa (sapeva) di belle époque.   Modigliani, ph Claudia Cei. A Livorno neppure le bombe sono riuscite a spazzare via quel gesto, a cancellarlo completamente. Chi volesse trovare ancora un'aria di Parigi può per esempio...

Le teste di Modigliani tra burla e disperazione

“Sprecarsi a Livorno è la cosa più facile del mondo. Tutto ti aiuta a farlo”. L’amaro e partecipe ritratto che Simone Lenzi ha dedicato alla sua città (Sul Lungomai di Livorno, Laterza 2013) mette a fuoco un tema suscettibile di variazioni. L’ha fatto, e bene, anche un altro giovane scrittore livornese, Daniele Cerrai, con il suo quarto romanzo (Grigio Modì. Storia di tre teste ritrovate, Round Robin Editrice 2014) che parla di una famosa burla. La cosiddetta “burla delle teste false di Modigliani”. Una burla che però non è solo una burla. Vale la pena spiegare perché. Estate 1984, Livorno celebra il centenario della nascita del suo pittore più famoso, emigrato prestissimo a Parigi, con una mostra basata sull’esposizione di alcune sue sculture e con un’iniziativa che avrebbe voluto essere spettacolare (e lo sarà, ma in un senso molto diverso da quello previsto). Sulla scorta della leggenda popolare, ritenuta comunque probabile, si decide di recuperare sul fondo di uno dei canali che solcano la città le teste presumibilmente gettate da Amedeo Modigliani stesso per...

Simone Lenzi. La generazione

Una donna vive di giorno, si alza con le prime luci, pensa, sogna e desidera al calore del sole; un uomo, il suo uomo, di giorno dorme disturbato dai rumori del ciclo vitale diurno, e di notte lavora, e mentre lavora pensa e legge e studia, nel tentativo disperato di spiegarsi perché la sua vita e quella di sua moglie sembrino escluse dai ritmi naturali dell’esistenza, sterili alla procreazione. S’immerge nella lettura di Comenio, di Aristotele, di Ippocrate, di scienziati dei secoli addietro, alla ricerca di una spiegazione razionale; pagine digitali scorrono sul monitor del computer, pagine scannerizzate, sterilizzate. La voce narrante è quella di un guardiano d’hotel la cui notte non è né nera né blu, ma grigia, di un “grigio mal di testa” che accompagna le ore lente di lavoro, immerso nei ronzii di computer, fax e macchine per il ghiaccio. È un buio in movimento, un buio grigio, in cui “il desiderio delle cose sensibili del mondo è infinito”. La generazione è il romanzo d’esordio del cantautore livornese Simone Lenzi (Dalai, pp. 155, € 15) da cui Paolo Virzì...