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Thomas Bernard

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Lavorare con la voce / Patsy Rodenburg, Il diritto di parlare

I lettori del libro che ho l’onore di presentare al pubblico italiano rimarranno sorpresi dalla sua urgenza, dalla vitalità implicita dei suoi argomenti. Se fosse ancora il tempo delle sintesi di sapore spengleriano, si potrebbe addirittura azzardare che, al tramonto della cosiddetta “civiltà delle immagini” (logorate dalla loro stessa abbondanza) è una “civiltà delle voci” che sembra, da molti indizi, annunciarsi. Inutile aggiungere che si tratta di un argomento molto intricato al confine tra l’estetica, l’antropologia, la storia del pensiero. Quelle che seguono non possono che essere delle note a margine, molto approssimative e inadeguate, dettate dall’esperienza della scrittura e dell’insegnamento della scrittura. Dal punto di vista della storia moderna delle forme narrative, quella che un grande studioso ha definito la presenza della voce è una vicenda lunga e drammatica. La si potrebbe definire come un movimento inesorabile di emersione dal basso: dall’oscurità del corpo e dei suoi ritmi immemoriali alla luce dell’esperienza e della coscienza. Ed è sorprendente constatare che questa vicenda così capitale (non credo di esagerare) nella nostra coscienza estetica e antropologica...

Speciale Gianni Celati | La postura sbagliata

Quando son capitato sul sito di doppiozero e ho visto che c’era una rubrica speciale dedicata a Gianni Celati, con ricordi e interventi vari, mi son detto: ora scrivo qualcosa anch’io. Mi sono spremuto le meningi, ci ho pensato su a lungo, ma niente. Più che altro mi passavano in mente concetti o ragionamenti letterari di nessun interesse.   Poi invece mi è venuto in mano un libretto postumo di Thomas Bernard, I miei premi – in cui lo scrittore austriaco racconta le sue avventure idiosincratiche nel milieu dei premi letterari - e solo in quel momento mi è rivenuta in testa l’immagine di Gianni Celati ad un premio letterario, che per me, forse per effetto di imprinting, è l’immagine che meglio rappresenta Gianni Celati, ché è la prima che ho di lui.   È andata così: io allora dello scrittore Gianni Celati sapevo ben poco. Come tutti avevo letto alcuni suoi libri - Guizzardi, la Banda, il Lunario, i Narratori, forse sfogliato qualche suo saggio - ma insomma, lo avevo per lo più archiviato in qualche rubrica della memoria, magari nella cartella scrittori contemporanei, o...