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Tommaso Buscetta

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Bellocchio, “Il traditore” / L’uomo che salvò Cosa Nostra

“La mafia è morta. Non resta che parlarne”. Per Tommaso Buscetta, Cosa Nostra finisce coi corleonesi che rimpiazzano i palermitani, ovvero con l’avvento di quella soglia storica che lui chiama “la droga”, ma che può benissimo chiamarsi “globalizzazione” (negli anni Ottanta, Palermo diventa centro del traffico mondiale di stupefacenti), “neoliberismo”, “seconda repubblica”, “postmodernità” o simili. Da Buongiorno, notte in poi, Marco Bellocchio ha spesso rivolto il suo sguardo indietro a quegli anni di transizione, soprattutto nell’ultimo Fai bei sogni, e nell’appena precedente Sangue del mio sangue. Il nuovo mondo vi è visto con sospetto, o quantomeno con la consapevolezza di non poterne, né volerne, fare parte.    Marco Bellocchio. Col presente, don Masino ha poco a che spartire. Che fosse storicamente vero o meno, per lui Cosa Nostra era quella che teneva fede alla missione di proteggere la povera gente, ed era legata a un codice ben preciso. Non una legge scritta; a quella si voterà piuttosto quel Giovanni Falcone verso cui Buscetta avvertirà sempre una non ingiustificata affinità elettiva. Si trattava piuttosto di un codice informale, non scritto, che ad esempio...

Pentito

Come un figurante, che disattende l’ordinato scorrere del copione, il primo “pentito” della storia criminale italiana sbaglia tragicamente il tempo  dell’entrata in scena. Fa la sua comparsa, in quel di Palermo, nel marzo del 1973 invece di aspettare, come dovrebbe, gli anni ottanta. Infatti il dizionario Zingarelli sancisce che solo a partire dal 1980 che, accanto al significato tradizionale morale e religioso del termine “pentito”, emerge una nuova connotazione. È quella del “terrorista o altro criminale disposto a collaborare con la giustizia ottenendo attenuanti, benefici e riduzioni di pena”.   Il primo pentito si chiama Leonardo Vitale. È uomo assai interno alla rete mafiosa e ha maturato un personalissimo percorso spirituale. Dunque, con cristallino rigore, ne tira le conseguenze: il 30 marzo 1973 irrompe nella Questura di Palermo e, senza chiedere alcuna contropartita, delinea con totale precisione l’organigramma del Gotha mafioso e ricostruisce tutte le principali imprese delittuose dell’organizzazione della quale ha fatto parte e sulla quale si sta stagliando l’ascesa dei...

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