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tristes tropiques

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Al MAST la prima antologica / Richard Mosse: immagini scomode

“Ma Marlowe non era il tipico marinaio (se non per la tendenza a raccontare storie); per lui il significato di un episodio non andava cercato all’interno del guscio come un gheriglio, ma all’esterno, avvolgendo il racconto che lo generava come un bagliore genera intorno a sé una zona di penombra, allo stesso modo in cui l’illuminazione spettrale del chiaro di luna rende a volte visibili gli aloni nebulosi.” Joseph Conrad, Cuore di tenebra   Artista irlandese con una formazione in Letteratura inglese e Studi culturali, oltre che in Belle Arti, Richard Mosse si situa in una zona di confine tra fotografia documentaria e arte contemporanea, in un luogo dove questi due ambiti si incontrano e si scontrano, dando vita a nuovi immaginari. Displaced, prima mostra antologica del fotografo, presentata dalla Fondazione Mast e curata da Urs Stahel, propone un percorso cronologico che parte dai lavori realizzati nei primi anni 2000 fino ad arrivare a quelli più recenti, tra cui la serie Tristes Tropiques realizzata nel 2020 nell’Amazzonia brasiliana. Attraverso 77 fotografie di grande formato, due suggestive videoinstallazioni e altre due significative opere video, la mostra traccia l’...

Suzhou / Il Giardino dell’umile amministratore

Si potrebbe, sulla falsariga del concetto di tristes tropiques di Lévi-Strauss, parlare di “tristi luoghi”, cioè non di oggetti di per sé tristi, ma del modo in cui certi siti sognati da tempo, ci deludono. Tale fenomeno si manifesta ancora più prepotentemente quando l’oggetto in questione è un giardino. Mentre la maggior parte delle opere d’arte riesce a mantenere la sua identità e una parvenza di eternità estetica, il giardino sopravvive cambiando incessantemente forma e sostanza. In questa luce tutti i giardini appaiono un po’ malinconici, riflessi di una immagine perfetta che non potrà mai acquisire una Gestalt stabile. In questo senso tutti i giardini sono edenici, ovvero perduti.      L’incontro con un giardino cinese è, se possibile, ancora più problematico ed esposto alla mutabilità del tempo. La città dove il “giardino cinese” appare tuttora accessibile è Suzhou, l’antica capitale della seta, il cui giardino-simbolo – che promette un’immersione nell’atmosfera e nello spirito del “classico giardino privato cinese” – è il Giardino dell’umile amministratore (chiamato a volte Giardino dell’amministratore maldestro).     Questo giardino di epoca Ming...