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Umberto Smaila

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Il Sessantotto di chi non c'era / Per farci coraggio

Se fosse ancora vivo, mio nonno paterno, oggi, avrebbe centoventisei anni. È nato quasi cent’anni prima di me, nel 1892, piccolissimo proprietario terriero di campi di nocciole coltivati di persona, con l’orgoglio di una seconda elementare e un piglio da elegante latifondista. Mio padre, classe 1951, ultimo di tredici figli nati da tre mogli diverse avvicendatesi per casi di ordinaria vedovanza, è cresciuto tra adulti che invecchiavano e morivano presto. È stato per tutta la vita appendice estrema e superstite di un nucleo familiare e di un universo mondo di cui ha interiorizzato un sistema di valori quando era già decaduto. Ha visto più funerali che battesimi, invecchiando con grande naturalezza mentre aveva ancora cinquant’anni. Oggi, poco meno che settantenne, dopo aver lavorato da quando aveva più o meno tredici anni nei cantieri edili, patisce l’allungamento dell’età media della vita come un fatto strano, schizofrenico. Mia mamma è del 1959, ultima di cinque figli di un mastro cestaio nato nel 1922, uomo semplice, buono come il pane. Altra appendice, lei, di una famiglia di tutti già adulti che invecchiavano mentre lei fioriva. In quanto donna, a differenza di mio padre,...

Berlusconi alla Baggina?

Berlusconi alla Baggina? Se è vero che il leader di Forza Italia dovrà scontare la sua pena occupandosi d’anziani disabili, non c’è dubbio che si tratta di un evidente contrappasso per chi ha fatto del corpo lo strumento principale della propria ascesa politica, il simbolo incarnato di una giovinezza senza età e senza mende.   V’immaginate Silvio che si occupa di pannoloni e di cateteri, che spinge carrozzine, che aiuta, come se fosse una badante moldava, una signora con le stampelle a salire le scale o imbocca una nonna inabile? Vecchio tra i vecchi, lui che è ricorso al lifting, si è trapiantato i capelli, ha ritardato in ogni modo il decadimento fisico del corpo, nascondendo sino all’altro ieri le rughe dietro il cerone e il trucco d’abili estetiste. Una condanna maliziosa, dunque, per un settantenne fidanzato con una ventinovenne, una sorta di “memento mori” che dovrebbe servire a rieducare il condannato ad un rapporto più corretto con le persone e con le cose.   Chissà se i giudici che l’hanno affidato ai servizi sociali hanno letto La forza del carattere di...