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Valeria Parrella

(6 risultati)

Cereda, Parrella, Cappagli / Tre uscite dalla solitudine

Paola Cereda. Quella metà di noi   Matilde Mezzalama è un’ex insegnante in pensione, vedova, con una figlia poco presente, due nipoti che vede solo durante le feste comandate e un segreto che le affatica la parola, le riposa in bocca e toglie forza e decisione al suo parlare. Il mistero di un peccato indicibile affiora fin dalle prime pagine del romanzo di Paola Cereda e si intuisce che si annidi proprio lì la ragione per cui, dopo una vita passata a scuola, tra lezioni e orto didattico, a far crescere piante e persone, Matilde si ritrovi ad accudire, in qualità di badante, le memorie sconclusionate di un ex dirigente Fiat. L’ingegner Dutto ha comandato, lavorato e viaggiato a lungo, ha vissuto in India e in Brasile inseguendo affari e seduzioni, adesso l’ictus lo schiaccia su una sedia a rotelle, arreso e solo, con i “fantasmi nella testa e un continuo disordine dei sentimenti”. In una Torino piena di confini Matilde abita una terra di mezzo, divisa tra lingue, case, decisioni sospese, e nella strada che va dal suo appartamento tra i palazzi di Barriera di Milano e le eleganti stanze dell’ingegnere in pieno centro, fa il conto di ciò che rimane una volta persi sogni e...

Marion Fayolle e Valeria Parrella / F come fica

Gli amanti è un libro dell’illustratrice Marion Fayolle pubblicato in Italia dall’editore Gallucci, che lo definisce “un piccolo scrigno dell’erotismo senza parole, in cui tutto è permesso”. In Francia questo brillante catalogo muto, che mostra un uomo e una donna (ma qualche volta due donne, o una donna e tre uomini, o due uomini) intenti a darsi reciproco o solitario piacere genitale nei modi più giocosi e surreali (lui ha una lumaca, lei una lattuga; lui ha uno struzzo che affonda la testa nella sabbia, lei ha la sabbia; lei ha un porcospino, lui si punge; lui si annaffia da solo con la sua proboscide d’elefante, lei disseta la sua gatta da un seno) si intitola Les coquins, ovvero i birichini, i monelli, un titolo più calzante: intanto non di erotismo si tratta ma di sesso, e le parole hanno diritto a essere utilizzate esatte. Erotismo e pornografia hanno un significato preciso se usati correttamente, peccato siano tirati in ballo quasi sempre a sproposito con l’obiettivo di rendere elegante oppure volgare ciò che non ha bisogno né dell’una né dell’altra cosa; questa giovane artista francese (oggi non ha neanche trent’anni, la prima edizione di Les coquins risale a cinque anni...

Se il danno della famiglia si fa paese

Valeria Parrella esordisce nel 2003 con una raccolta di racconti intitolata Mosca più balena (Minimum Fax 2003) che attirò immediatamente l’attenzione sull’originalità di un talento che sembrava dare il meglio di sé nell’ambito breve e risolutivo della short story. Poco tempo dopo, nel 2005, esce un’altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta (Minimum Fax 2005). Quest’anno Einaudi pubblica la terza raccolta, Troppa importanza all’amore (2015), che riporta sul rivolto di copertina una dichiarazione dell'autrice che non lascia dubbi almeno riguardo alle sue preferenze in fatto di forme stilistiche: “Quando scrivo racconti sono sempre felice: mi sento in un territorio mio. Credo siano la misura giusta per i nostri giorni, il tempo tronco, caduco, veloce, rubato: leggere, e poi continuare la giornata”.   In dodici anni Parrella, oltre che scrivere per il teatro e l’opera, pubblica anche quattro romanzi. L’esordio come romanziera ha luogo nel 2008 con Lo spazio bianco (Einaudi). Il titolo si riferisce a quello spazio tra due blocchi di testo che prelude a un campo di silenzio il...

Una voce nel tempo

Non accetto però lo faccio. Però non accetto. (Valeria Parrella, Tempo di imparare) Persona, spazio, tempo. Una voce senza nome, la voce di una donna, parla da una città che pure non è nominata. È Napoli: continuamente allusa, descritta per dettagli, parti per il tutto, scorci; additata da qualche riferimento esplicito, ma sporadico (a Posillipo, per esempio); proclamata, di fatto, dall'espressione della voce, che ha giri di frase napoletani soprattutto nel riportare dialoghi ma – a tratti e più lievemente – anche nel suo monologare («E stavamo tutte donne sul bagnasciuga»). È il caso di parlare di una voce, prima che di una scrittura, perché si tratta di un romanzo tanto scritto quanto trascritto. La scrittura è di Parrella, della narratrice è la voce, o meglio la narratrice è la voce stessa, senza che ciò consenta minimamente di parlare di monologo interiore: non c'è flusso di coscienza, bensì narrazione controllata e strutturata. Tempo di imparare è un romanzo su come ci raccontiamo le cose che ci capitano: su come la cognizione e la memoria...

Stoccolma | Editori svedesi e narratori italiani

Una delle novità più rilevanti nel mondo editoriale svedese è costituita dalla nascita, nel giro di soli due anni, di almeno tre nuove piccole case editrici dedicate quasi esclusivamente alla letteratura italiana contemporanea.   Come mai i nuovi editori svedesi scommettono sui narratori italiani? Una delle ragioni va certamente ricercata nel fatto che, negli ultimi anni, i grandi gruppi editoriali, come Bonniers e Nordstedts, appagati dal dilagante successo internazionale del “giallo nordico” (come dimenticare i 50 milioni di esemplari venduti nel mondo dalla trilogia Millenium di Stieg Larsson?), sono stati assai avari di proposte nel settore delle traduzioni da lingue straniere, in particolare, dall’italiano, ma anche dal francese. A tale immobilismo ha fatto riscontro, per reazione, a partire dagli inizi del nuovo secolo, un pullulare di iniziative da parte di nuove, piccole ma molto agguerrite, casa editrici. In primo luogo, verso le letterature d’area francofona: festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni l’Elisabeth Grate förlag, che con grande lungimiranza e intelligenza (unita a un pizzico di...

Valeria Parrella. Lettera di dimissioni

Si ha l’impressione che il senso dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, (Einaudi, pp. 187, €18,50) sia tutto rinchiuso nella citazione che apre il libro, tratta dalla Repubblica di Platone: “Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. Somigliano a noi,  risposi”. È proprio per immagini che ricostruiamo la storia di Clelia, accompagnati dal suo sguardo che rischiara a fatica antiche fotografie trovate “nel caravanserraglio della soffitta”; la visione che ci propone è sfocata e lampeggiante, come fossimo illuminati da una luce indiretta, da una conoscenza imperfetta e spezzata, che si protende verso ombre che sembrano promettere la verità della storia, il senso del tempo.   Percorriamo l’albero genealogico di Clelia condotti dalla linfa di una scrittura immediata e potente, che ci svela una storia che comincia quelle di altri. Storie che ci raccontano delle guerre che portarono Franca, la nonna russa, a Napoli, e tolsero l’udito al nonno Riccardo, veicolo delle confortanti radici classiche della cultura della protagonista; e che continuano...