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Van Gogh

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Tate Britain / Vincent a Londra

‘Più di dieci anni fa, quand’ero a Londra, ogni settimana passavo davanti alla vetrina dello stampatore del Graphic e del London News per vedere le pubblicazioni settimanali. Le impressioni che ne ricevetti lì sul posto sono state così forti che quei disegni mi sono rimasti in mente in modo chiaro e preciso, nonostante tutto quello che è passato nella mia testa da allora…’, scriveva Van Gogh all’amico pittore Van Rappard nel febbraio 1883, ai tempi dell’Aia.    È questo uno degli aspetti da scoprire alla mostra Van Gogh and Britain, aperta a Londra alla Tate Britain (fino all’11 agosto 2019). Curata da Carol Jacobi, Chris Stephens, Martin Bailey e Hattie Spires, la mostra accende per la prima volta i riflettori in due direzioni, da un lato su come Vincent fu ispirato dall’arte e dalla letteratura britannica, e dall’altro su quanto a sua volta ispirò una generazione di artisti inglesi, da Walter Sickert e i pittori della Camden Town, a Francis Bacon. Le oltre 50 opere in mostra, provenienti dai grandi musei oltre che da collezioni private, percorrono tutta la vita di Vincent, con un occhio attento alle sue letture in lingua inglese, alle tante opere grafiche o ai dipinti...

1913. L’anno prima della tempesta

Bella idea, di quelle che fanno invidia, scrivere un libro su un anno, e un anno d’effetto come quello che precede una grande guerra, abbastanza lontano da essere ammantato di storia, ma anche abbastanza vicino da evocare situazioni che interessano a tutti, cento anni fa, così è anche un anniversario tondo.   È l’idea di 1913. L’anno prima della tempesta di Florian Illies (trad. it. Marsilio, Venezia 2014). Un libro piacevolissimo, scritto con eleganza, senza pedanteria, pieno di fatti, narrazioni, aneddoti, citazioni, curiosità, incentrato sui fatti artistici, letterari e visivi, ma anche storici naturalmente e con finestrelle che aprono su ogni altro aspetto del vivere sociale. Un anno fantastico: la Vienna di Freud, Schnitzler, Kokoschka, Krauss, Trakl, Hitler e Stalin; la Parigi di Picasso, Duchamp, Diaghilev, Proust; la Monaco di Marc, Macke, Kandinskij; la Berlino di Kirchner, Corinth, Liebermann, Benn, i Mann, Jünger, e delle esitazioni di Kafka con Felice, il girovagare di Rilke, il viaggiare di molti altri. Capolavori di ogni genere, avanguardia e no, psicanalisi e impero, nevrastenie e grandi amori...  ...

Le passioni di Artaud

“Il sole è una puttana!” Presidente Schreber citato da Freud   Diventare van Gogh   L’antro basso e buio dà accesso a una sala col soffitto a cupola, come se penetrassimo in una grotta piuttosto che nelle sale di Van Gogh/Artaud. Le suicidé de la société (al musée d’Orsay fino al 6 luglio). Sulle pareti e sul pavimento di questo interregno tra museo e mostra sono proiettate brevi concatenazioni di parole in cui riconosciamo presto il testo che Antonin Artaud scrisse su Van Gogh.   Forse un clin d’œil al visitatore: sì, siamo consapevoli che un’esposizione attorno a un solo testo è una trappola, che si rischia di riempire le pareti di citazioni, di rendere troppo letterali i richiami tra pittura e scrittura. Il testo di Artaud poi mal si presta a far da pannello esplicativo a una sala di quadri. Rompendo con il bellelettrisme della critica d’arte francese, è invece una scorribanda sciagurata, la reazione sclerata di un uomo che dai quadri di van Gogh si sente minacciato.   Pagine senza sviluppo narrativo che girano vorticosamente in tondo a un...