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Victor Frankenstein

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Esperimenti / Scienziati pazzi

C’è un passo nel secondo libro del De divinatione in cui Cicerone scrive nihil tam absurde dici potest quod non dicatur ab aliquo philosophorum, ossia non esiste niente di così assurdo che non sia stato detto da un filosofo. È una frase che mi è venuta in mente leggendo questo gustoso Scienziati pazzi di Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer, una carrellata mozzafiato che passa in rassegna “un numero sterminato di esperimenti davvero folli, divertenti e incredibili” lunga centottantatré pagine. La figura dello scienziato pazzo, il maniaco perennemente chiuso nel suo laboratorio, tra macchinari misteriosi e sinistri, con la chioma scarmigliata e gli occhi allucinati, non è solo un personaggio da film, ma gode di esistenza reale. Forse oggi nell’immaginario collettivo la sua figura è andata sbiadendo, sostituita da quella del nerd e da quella del geek, quest’ultimo più specializzato nel settore informatico. Ma dietro questa immagine inquietante, cinematografica e reale, se ne profila un’altra, mitologica, quella di Prometeo, il titano che rubò a Zeus il fuoco. E infatti a pagina 30 è rievocata l’opera di Mary Shelley, Frankenstein, o il moderno Prometeo, dove lo scienziato Victor...

Golem, Frankenstein & Co.

Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla di foggiarmi uomo, ti chiesi io di suscitarmi dall’oscurità? John Milton, Paradiso Perduto   L’impresa della robotica si colloca nel solco del millenario tentativo di imitare l’atto divino della creazione. Più o meno dichiarata, quest’ambizione risale all’antichità biblica e classica, e la leggenda del Golem ne è forse l’esempio mitologico e letterario più noto. Golem è parola ebraica che significa “massa informe”: essa compare nell’Antico Testamento (Salmo 139) e indica Adamo prima che gli sia infusa l’anima. Secondo la leggenda, grazie alle arti magiche, era possibile fabbricare un Golem di argilla, dargli movimento, e impiegarlo per eseguire compiti faticosi. In particolare lo si poteva usare come forte e ubbidiente difensore del popolo ebraico contro le persecuzioni. Forza e ubbidienza erano appunto le caratteristiche del Golem, il quale tuttavia, privo di anima com’era, non era in grado di pensare o di provare emozioni. È interessante osservare come il pensiero e le emozioni siano anche oggi al centro...

Ho creato un incubo. Un caso studio di teoria letteraria applicata

“Ho creato un incubo”, lamentava il dottor Frankenstein sui ghiacciai di Chamonix, osservando la rivolta della sua creatura, “e morirò della sua mano.” “Ho creato un incubo”, piangeva fra i fumi di crack il Bret Easton Ellis di Lunar Park, perseguitato dal protagonista di un suo romanzo precedente, “e morirò della sua mano.” Anche io ho creato un incubo, mi sono reso conto l’altro ieri, leggendo Il Buon Inverno, il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore portoghese João Tordo – e della sua mano muoio. Questo testo – che è a metà strada fra l’autobiografia e la teoria letteraria, e si chiude con un sondaggio – è la storia del mio mostro di Frankenstein, che, curiosamente, è una classe narratologica nota come autofiction.   Una premessa teorica   L’autofiction è una categoria letteraria sviluppata negli anni settanta da Serge Doubrovsky, in polemica con la “morte dell’autore” sbandierata, negli anni precedenti, da una famosa e agguerrita coorte di pensatori capitanati – nella fama e nell...

Biennale 2011 / I tempi morti del cinema. The Clock di Christian Marclay

La storia della costruzione degli automi è strettamente connessa con quella dei meccanismi a orologeria: questo pensiero mi ha fulminato durante la visione di uno dei tanti frammenti di cui è composto il corpo frankensteiniano di The Clock. Opera-monstre della durata di 24 ore, questo video dell’artista americano Christian Marclay, dopo il successo già riscosso in alcune gallerie di Londra e New York, è giunto alla Biennale di Venezia per accaparrarsi il Leone d’Oro. Si tratta di un colossale montaggio di spezzoni tratti da un imprecisato numero di film, in ognuno dei quali compare un orologio o un riferimento all’orario che coincide con il momento in cui esso viene proiettato: per capirci, mi sono seduto su un divano mentre l’orologio alle spalle di Robin Williams in One Hour Photo segnava le 16.07 e me ne sono andato con la testa ancora rivolta allo schermo che proiettava le 17.55, condotto pazientemente dagli addetti dell’Arsenale in chiusura, recalcitrante all’idea di non poter assistere all’evento del riallineamento delle lancette sulle 18.00.   Per quanto vi possa sembrare ridicolo, è proprio questo il fascino irresistibile di The Clock: ti incolla allo schermo senza...