Categorie

Elenco articoli con tag:

Willem Dafoe

(2 risultati)

Carnet geoanarchico 16 / Antropocene fantasma

La spettralità ha attraversato il pensiero del Novecento ma è solo adesso che un inquinante dell’aria ha attaccato le sinapsi dell’immaginario collettivo e ha relegato i fantasmi di cui parlavano Derrida o Žižek in una wunderkammer obsoleta. Questo inquinante è il crollo percepito del futuro, un futuro troppo smaltato nel pensiero evoluzionista, troppo volontaristico nella antropopoiesi marxista, troppo vaporoso nella controcultura pop. Adesso è il futuro il vero fantasma del nostro tempo e, con una retroazione all you can eat, la spettralità è un geist che sta divorando il presente e il passato, trasformando in ectoplasmi forme di vita che ancora esistono o che per essere esistite, e non esserci più, infestano il nostro lungo sonno da svegli.   Me ne sono reso conto, con l’impatto di un pugno interiore, quando ho fatto ponte tra due intrusioni nel cuore, che mi hanno lasciato a pezzi. La seconda è un audio condiviso in rete in cui un’orca in cattività dice “hello” e “bye-bye” imitando la voce del proprio addestratore. Sentire l’animale imitare l’uomo mi ha gettato in un senso di tristezza e costernazione come se fossi in presenza di un lutto. La prima cosa a cui ho pensato è...

Il corpo di Pasolini in un film che non esiste

Il Pasolini di Ferrara arriva forse a chiudere un discorso, a completare ciò che la morte ha interrotto per liberare finalmente il fantasma di un morto da sempre considerato vivo. Il Pasolini di oggi è il Pasolini ancora e sempre attuale, il Pasolini preveggente, buono per ogni stagione, adatto a ogni evento o discorso della contemporaneità. Il suo corpo è stato lasciato là, sul lungomare di Ostia, molto probabilmente senza mistero e senza complotto, mentre tutto il resto, la sua opera, la sua vita, le sue passioni, è stato preso, citato, rubato, trasfigurato, a volte capito altre frainteso.     Pasolini è un ricordo senza realtà, un’icona, ed è inevitabile che l’incertezza della sua figura e dei suoi resti abbia interessato Ferrara. Nel precedente Welcome to New York il corpo di Depardieu-Strauss-Kahn stava al centro della scena con la sua stazza ingombrante, la sua carne pesante e abbandonata, e diventava il segno della dipendenza di Ferrara da un pessimismo tossico e stanco («No one can save anyone», faceva dire a Depardieu. «And do you know why? Because no one wants to...

2Array ( )