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Zanele Muholi

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Sguardo di donna

«Mi chiederai tu, morto disadorno,/ d’abbandonare questa disperata/ passione di essere nel mondo?», scriveva Pier Paolo Pasolini. A questa disperata necessità ognuno prova a rispondere a modo suo. Dopo quarant’anni dalla morte, c’è chi Pasolini l’ha amato, chi l’ha odiato, chi lo legge in  silenzio come una preghiera, chi se lo porta dentro senza dire una parola, forse c’è anche qualcuno che non lo conosce. E poi c’è chi prova a rispondere a quella domanda attraverso il proprio lavoro, il proprio essere nel  mondo, il proprio sguardo. Ogni individuo in maniera diversa: con coraggio, tenacia, ironia, leggerezza, sofferenza o dolore. Così sono le opere delle venticinque fotografe esposte nella mostra Sguardo di donna: tanti diversi modi di essere nel mondo. Passioni.   Le loro sono immagini in limine, verrebbe da dire evocando un’immagine montaliana, riflessi dove i confini vacillano, l’identità non ha più un volto stabile o un’unica dimensione, la normalità e la mostruosità si sovrappongono, oppure le immagini hanno il potere di...

Nessuno me lo aveva detto. Un vuoto

English Version     Voltandosi a considerare il XX secolo sembra che la storia predominante riguardo al continente africano sia una storia immaginata. Dagli esploratori ai missionari, dai colonizzatori ai giornalisti, la documentazione sull’Africa (e per documentazione intendo il modo in cui il pensiero occidentale è solito registrare la storia: libri, diari, giornali, archivi ecc.) è stata scritta, fotografata e interpretata da osservatori esterni. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) ha mostrato, questo storico monopolio nel definire il “Continente nero” nel montaggio video My African Mind (“La mia mente Africana”, 2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, still da video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   Ma noi oggi siamo illuminati, non è vero? Noi – a chiunque pensiamo quando dico “noi” – siamo educati alla sensibilità culturale e all’inclusività. Noi siamo il mondo post-Magiciens de la Terre! In realtà, però, ci sono altri livelli di complessità da considerare per valutare il percorso...

No One Told Me: A Gap

Versione italiana     Looking back over the 20th century, it seems that the predominant story concerning the continent of Africa is an imagined one. From explorers to missionaries, from colonizers to reporters, the record of Africa (and by record, I mean the way that Western minds are accustomed to charting history: books, journals, newspapers, archives, etc.) was written, photographed, and performed by outsiders. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) captured this historic monopoly on defining the “Dark Continent” in their video montage, My African Mind (2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, screenshot from the video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   But today we are enlightened, right? We—whoever you imagine when I say ‘we’—are trained in cultural sensitivity and inclusivity. We are a post-Magiciens de la terre world! In reality, there are other layers of complexity to consider in measuring the advancement of Africa’s artists.     While art circles have made strides in representing and exhibiting artists of African descent—from an increasing...

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