Cinema

The End of the Tour

In Italia non è ancora arrivato, e per il momento non è ancora prevista una sua uscita. Qualche settimana fa la Festa del cinema di Roma l’ha presentato in anteprima europea, e in quell’occasione abbiamo avuto modo di vedere The End of the Tour, il film dedicato all’incontro e alle conversazioni fra David Foster Wallace e David Lipsky e ispirato al libro del 2010 Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (in originale, Although of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip With David Foster Wallace), che lo stesso Lipsky ha tratto da un’intervista registrata per la rivista «Rolling Stone» nel 1996 e poi mai pubblicata.   A dispetto della produzione indie che non si discosta troppo dalla medietà...

Bella e perduta

C’è un luogo, un monumento storico, la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta: bella, bellissima, maestosa, ma rovinata dal tempo, dall’usura e dal saccheggio a cui l’ha condannata l’incuria degli uomini. C’è un tempo che è maestoso pure lui e quasi immobile e impercettibile: il tempo monumentale della tradizione, del passato e dello splendore antico. E poi c’è un altro tempo ancora, materiale e inarrestabile, che è il tempo della società e della Storia, ciò che porta decadenza e rovina. Infine, c’è una strada: sterrata, di campagna, ai bordi di campi coltivati o fra alberi disposti in fila; una strada da solcare, un tragitto da compiere in un senso e poi nell’altro.  ...

Inside Out. Del cinema cognitivista

I film per bambini sono il risultato di un’impresa immane: devono piacere al target elettivo, gli infanti, ma anche ai genitori che li accompagnano. Altrimenti gli adulti, spettatori coatti, direbbero “Possibile che io debba portare i miei figli a vedere simili baggianate?” e finirebbero col sabotare l’andata al cinema, malgrado pianti e strilli dei piccoli. Occorre quindi evitare anche agli adulti – ai quali capita anche, talvolta, di essere persone colte – una emozione che non è prevista nel film Inside Out: la noia. Un’emozione fondamentale per scrittori e filosofi – se ne occuparono Kierkegaard, Sartre, Moravia, Agamben – ma evidentemente non per l’Ekman-Pensiero. Si dà il caso che questo film della Pixar e di...

Sorrentino, ti amo e ti odio

Esiste un sito satirico, Libernazione, che ha creato un “generatore automatico” di trame alla Sorrentino: basta cliccare e appaiono nuove mini-trame, tutte costruite su uno stesso pattern, con personaggi, situazioni e musiche diverse ma altrettanto improbabili. Una parodia degli ultimi film del regista napoletano che sembrano esibire eccentricità apparentemente gratuite e nonsense, in bizzarri accostamenti.   L’invenzione goliardica è divertente, ma non inedita. Nel suo Diario Minimo (Bompiani 1972), Umberto Eco proponeva, sulla scia della letteratura “potenziale” in voga in quegli anni (Queneau, Perec, Calvino), un «Do your movie yourself», ossia un generatore di trame che funzionava esattamente come il generatore automatico...

Inside out o dell’elogio delle emozioni

«Va bene tutto, ma la tristezza, la prego, la tristezza nooo»: esclama quasi urlando Maria, la donna che ho di fronte, e mentre parla si prende la testa tra le mani. «Mio padre è in fin di vita, mi viene da piangere, ma temo di frammentarmi» – sussurra Elisa al telefono. «In ospedale, a un mio amico hanno dato pochi giorni di vita, l’importante è stare calmi, se ci emozioniamo non lo aiutiamo» – racconta Bruno.  «Non sento, non riesco a capire se sono innamorato» – si chiede Carlo. «Dopo anni è la prima volta che ho avuto un orgasmo, però mi è sembrato troppo violento e ho chiamato il medico» – dice Enrico. «È meglio non sentire, le emozioni sono...

87 ore. Una morte di Stato

87 ore è l’ultimo film di Costanza Quatriglio. Non è difficile prevedere che susciterà un’accesa, e forse aspra discussione. Su che cosa? Sull’opportunità di utilizzare nel film una parte delle 87 ore di riprese effettuate, senza interruzione, da diverse telecamere di sorveglianza a circuito chiuso all’interno del Reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania tra la mattina del 31 luglio e la notte del 4 agosto 2009. Che cosa si vede in quelle immagini?  Si vede l’ingresso in Ospedale di un paziente sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), la sua sedazione e la sua successiva contenzione in un letto dove quel paziente sarebbe morto nel giro di poco più di 4 giorni senza che in nessun...

007 Spectre. Licenza di non uccidere

Il cinema senza James Bond non è pensabile. Come non lo è senza il dottor Caligari, i palazzi di Metropolis, Indiana Jones o la slitta di Charles Foster Kane. Per quanto si possa disprezzare la saga di 007, è impossibile negarla. Perché proprio come il suo protagonista è dotata del potere di rigenerarsi: come una fenice, anche quando sembra siano rimaste solo le ceneri. Ma la forza del franchise e del suo fondamentale corollario – le Bond Girls o le musiche così incredibilmente peculiari nonostante il cambio di interpreti, autori e di generazioni di ascoltatori – è anche la sua maledizione. Proprio come la vita vissuta da James, incompatibile con una qualsivoglia stabilità, così la saga cinematografica è...

Ritorno al futuro. Il futuro non è più quello di una volta

Che un soggetto rifiutato da più di quaranta Studios sarebbe potuto diventare uno straordinario successo commerciale e (rarissima combinazione) uno dei cult più famosi della storia del cinema, dovette sembrare abbastanza improbabile nel 1985. Zemeckis e il suo co-sceneggiatore Bob Gale, ad esempio, temevano che la trama del film fosse troppo infantile per gli adolescenti di allora (famelici della combo sesso e violenza sdoganata ormai da un po’) e al tempo stesso la consideravano troppo rischiosa per una destinazione disneyana, vista la sotto-trama del possibile incesto madre-figlio. Senza la tenacia del regista e l’aiuto provvidenziale di Spielberg nelle vesti di produttore, oggi non avremmo Ritorno al futuro, uno dei film più citati, parodiati e amati...

Immagini che avanzano

The Event, il documentario di Sergei Loznitsa recentemente presentato Fuori Concorso alla Mostra del cinema di Venezia – e passato quasi inosservato – è un vero e proprio film sulla storia. Ma non un film storico nel senso comunemente intenso. Non un’opera con la pretesa di raccontare dei fatti e nemmeno qualcosa che voglia illustrare, ricostruire e mettere ordine a degli eventi. Bensì un film che riflette sul concetto stesso di storia e soprattutto su quello di narrazione. Che si pone la possibilità del racconto come un problema, un vero interrogativo ontologico sul quale innestare non solo la propria riflessione ma anche il proprio tentativo, la propria ipotesi, di messa in scena. Per questi motivi, fra gli altri, il film di Loznitsa ne ricorda un...

Piccola nota su Claudio Caligari seguita alla visione di Non essere cattivo

Francesco Demichelis, Isola Sacra, Fiumicino, 2006   Una brezza marina scivola lieve verso il quartiere Prati: ha un che di dolce e di salmastro, e si muove con l'allegria e la leggerezza delle promesse mantenute. Dalle baracche dell'Isola Sacra e dalle macerie dell'Idroscalo, risale il gioco misterioso delle anse del Tevere fino al viadotto della Magliana, dove si intrufola in città. Scavalcato il ponte del Gasometro, lambisce l'Isola Tiberina e pare dissolversi, per qualche istante, tra il colonnato di Piazza San Pietro, per riprendere corpo proprio sotto ai nostri nasi, messi in fila davanti al cinema di Viale Giulio Cesare. Io la sento quando arriva e subito la riconosco, ma non mi volto a cercarne l'origine con lo sguardo: mi capitasse di vedere...

Inside Out. Emozioni-pulsanti

Appena uscito, mi sono precipitata a vedere Inside Out, da grande amante del cinema di animazione quale sono. E naturalmente non ne sono stata delusa, c’era tutto il corredo delle trovate che mi rendono questo genere congeniale e gradito: ecco il personaggio della Tristezza, per esempio, un vero crocicchio di motivi: il collo alto degli esistenzialisti francesi; la ciccia come in Bridget Jones e naturalmente “blue”, cioè del colore il cui nome in inglese indica anche uno stato d’animo depresso o addolorato. E poi l’amico immaginario, un insieme di animali diversi come l’ornitorinco studiato da Umberto Eco ma meno filosofico, essendo costituito da deliziosi sfilacci di zucchero filato rosa. Insomma mi sono goduta il film, contenta anche che si...

Sopravvissuto

Il buco nel ventre è sempre quello. Solo che stavolta, 36 anni dopo, venti, forse anche di più film dopo, con in mezzo una carriera intera e mille strade intraprese, abbandonate e poi riprese ancora, dal ventre che in Alien partoriva un mostro non esce più nulla di estraneo, ma, anzi, ciò che esce, sangue, acqua e aria, aiuta a tenere in vita nell’atmosfera irrespirabile di Marte. 36 anni dopo, con in mezzo pure un altro film di fantascienza, Prometheus, che della saga di Alien dovrebbe essere una spiegazione originaria, nel cinema di Ridley Scott un buco nella pancia si chiude e si cura. O meglio, si pinza, perché su Marte non ci si può permettere tutto ciò che serve, ma ci si deve in qualche modo arrangiare. Se si vuole sopravvivere...

Inside Out. Emozioni esistenziali

Riley è una bambina alle prese con uno sconquasso esistenziale. Cambiare casa e città contemporaneamente rappresenta un dramma che nessun bambino vivrebbe a cuor leggero. Ciò nonostante, Riley riesce a dissimulare il proprio disappunto. Le buone maniere della sua buona educazione di provincia le impediscono di rivelare, in primis a se stessa, la sua avversione a un cambiamento che si preannuncia, comunque, colossale.     Il cervello, però, non tradisce. Che si tratti di un vero e proprio trauma, lo capiamo, infatti, grazie alla trovata principale del film che racconta le sue vicende, drammatizzando ciò che avviene nella sua mente in reazione agli eventi della vita. Ad animare lo spazio della sua emotività, ritroviamo, così, 5...

Inside Out: pianto, rimpianto, compianto

Il film di cui si parla nella rubrica Odeon di questa settimana ha già suscitato reazioni entusiaste, un grande interesse ma anche critiche e discussioni accese, in relazione ai temi trattati. Pertanto doppiozero ha pensato di fare seguire all’articolata recensione di Andrea Bellavita una serie di interventi di collaboratori.         Nel suo sorprendente e disturbante (e per questo necessario) L’infanzia non è un gioco. Paradossi e ipocrisie dei genitori di oggi, Stefano Benzoni scrive: “Che cosa desideriamo noi dai bambini? Come desideriamo che siano? Li vogliamo docili e appagati, meglio se appagati di spettacoli che piacciono anche a noi. In questo senso, l’onnipresenza del fantastico negli intrattenimenti per bambini...

Occhi aperti sul futuro

Tra i tanti film della Mostra di Venezia, fra i titoli in concorso e quelli fuori, fra ciò che resta del red carpet e di una manifestazione ancora grande ma in evidente ricerca di una via diversa ai festival del cinema, abbiamo scelto di parlare di un film visto nella sezione Giornate degli autori: A peine j’ouvre les yeux della tunisina Leyla Bouzid. Un piccolo film. Che parla però di cose grandi, grandissime, di ciò che resta delle primavere arabe, della Tunisia oggi, ai tempi dell’ISIS, della condizione femminile e della possibilità di fare cinema politico in quel paese.   Incontro Leyla Bouzid, la regista tunisina di A peine j’ouvre les yeux, sulla terrazza in cima all’edificio che ospita le Giornate degli Autori alla...

I non-morti e la bellezza

«Bobbio è il mondo», afferma il conte Basta (Roberto Herlitzka), Dracula nostrano che regge i destini della sonnacchiosa cittadina di provincia in cui il tempo sembra non trascorrere mai.   È una battuta con la quale Marco Bellocchio sembra voler ironizzare amaramente sulla propria incapacità di abbandonare una volta per tutte il “natio borgo selvaggio” della Val Trebbia. Non solo perché da una ventina d'anni, ogni estate vi organizza il laboratorio “Fare Cinema” (all'interno del quale questo film ha preso forma), ma soprattutto perché è qui che i suoi umori velenosi e sarcastici sembrano riuscire a coagularsi, a dare nuova linfa al suo cinema. Insomma, se qualcuno pensava che i conti del regista...

Vacanza in città

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero. L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane.  Dopo vacanza al mare, vacanza in montagna, vacanza al lago e in campagna, non potevamo non chiudere con le vacanze più atipiche, vuote, desolata, a volte bellissime: quelle in città. E agosto in citt...

Vacanza al lago e in campagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo vacanza al mare e vacanza in montagna, questa settimana è la volta delle vacanze al lago, dalle atmosfere passionali di Dirty Dancing alla tranquillità della Scampagnata di Renoir, dai risvolti...

Vacanza in montagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo Vacanza al mare, l'Intervallo dedicato ai film ambientati in montagna: Cinque giorni una estate, Picning a Hanging Rock, La montagna, Sils Maria...   Ci rivediamo la prossima settimana con l'...

Vacanza al mare

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Cominciamo con la vacanza al mare, con il mitico accompagnamento delle musiche di Paradisi, Couperin e Händel e un montaggio fra memoria e dolcezza di film che vanno da Domenica d'agosto di Emmer a...

La tabula rasa cambogiana

Doppiozero inaugura oggi una serie di articoli e di saggi brevi dedicati al cinema di tutto il mondo. L’obiettivo è quello di studiare e approfondire la relazione fra Storia, geografia ed espressione artistica andando alla ricerca di film, autori, interpreti e tendenze ancora da scoprire o da ridefinire. Una viaggio nello spazio e nel tempo, o meglio ancora una ipotetica, ambiziosa, per quanto inevitabilmente frammentaria, mappatura cinematografica della Terra, che percorrerà in varie direzioni la storia del cinema e proverà a raccontarne gli aspetti meno conosciuti o a riscriverne alcuni passaggi.   Cominciamo con la Cambogia, il suo passato di orrore e cancellazione della memoria, tra Pol Pot e la cultura pop.   R.M.   Don’t Think...

Babadook. Bringing Up Baby!

Giusto per scansare il campo da equivoci: che il Babadook sia l’uomo nero è piuttosto ovvio – del resto anche foneticamente ricorda il Boogeyman della tradizione anglosassone, detto anche Bugaboo, così come il nostrano Babau – che Babadook, però, sia l’ennesimo film sull’uomo nero è tutt’altro che scontato. Perché il film di Jennifer Kent – australiana, all’esordio con il lungometraggio – è un horror complesso, ricco di sfaccettature e di metafore, capace di usare la paura come veicolo introspettivo e come strumento che costringe ognuno di noi a guardarsi dentro alla ricerca del mostro che abita i nostri corpi, le nostre menti e le nostre coscienze.   The Babadook, regia Jennifer Kent...