Cinema

A Swang Song. Omaggio a Peter Tscherkassky

Il testo è stato scritto in occasione dell'omaggio a Peter Tscherkassky e Eve Heller che si svolgerà il 3 e il 4 dicembre a Filmmaker Festival mostrando un'ampia panoramica dei loro lavori e una masterclass presso l'università IULM. L'omaggio è a cura di Atelier Impopulaire     At this very moment in history we are being forced to face the loss of a fully developed and established artistic means of expression, that is analogue cinema. What we have come to call “modern art” came into being as art began to reflect its inner structure, its very means and possibilities – in one word, its material. Ever since, all radical art has been vitally informed by the unique potential of its medium. This is why film and digital...

Lech Kowalski: il cinema come campo di battaglia

In occasione della retrospettiva che Filmmaker Festival (28 novembre – 8 dicembre) dedica a Lech Kowalski, pubblichiamo un estratto del volume monografico Camera Gun: il cinema ribelle di Lech Kowalski, a cura di Alessandro Stellino (Agenzia X). Il regista, presente a Milano per la durata del festival, terrà una masterclass presso il cinema Beltrade domenica 30 novembre.    Per iscrizioni scrivere a workshop@milanofilmnetwork.it. Per ulteriori informazioni sul programma di Filmmaker Festival     Prima che il cinema contemporaneo cominciasse a farsi domande sulla propria capacità di filmare l’esistente, di cogliere la vita nella sua verità, condannato dall’inesistenza materica del digitale, lontano dalla grana spessa...

Pistoia ovest come Berlino Est

Il rompicapo dell’adolescenza   Ci sono vite che sono fuori dal radar, non entrano nelle rappresentazioni collettive dell’epoca in cui siamo, come ci fosse un casting per essere testimoni del proprio tempo e qualcuno non lo sappia, non gli interessi, non abbia voglia di stare in file. Per esempio chi da ragazzo non è né vittima né eroe, non è sulle barricate delle case occupate né dipendente da internet, non è talent né cervello in fuga, chi non ha fatto una start up e non abita in una smart city, chi non è stato abusato da piccolo né ha minacciato nessuno, chi non è un “angelo del fango” né in una gang di strada… Ogni tanto il dubbio ci viene, che l’universo sia assai...

La fantascienza mélo di Interstellar

Di case al termine dell'universo nella storia del cinema se ne è vista una, e quella sarebbe dovuta bastare per sempre. Era nel finale di 2001: Odissea nello spazio, ovviamente, e in quello spazio asettico e mentale l’uomo osservava la propria evoluzione passando da una stanza all’altra, invecchiando, morendo e rinascendo sempre diverso e sempre uguale.     Sarebbe dovuta finire lì, eppure di case che interpretino in termini spaziali la mente e l'animo umani il cinema americano ne ha costruite altre, in terra e nell’universo, nella realtà e nei sogni. In A.I. Spielberg si è addirittura permesso di rifare quella di Kubrick, salvo renderla più domestica e meno astratta, più borghese e americana. Lo spazio non...

Le nuvole di Sils Maria

Prima delle nuvole di Sils Maria, queste:     L’immagine più bella del cinema di Assayas era il primo piano di una mano che apre un foglio bianco, in L’eau froide. Questa:     Era il finale del film: Christine, la protagonista, ragazza sfuggente, presuntuosa, ovviamente bellissima, simbolo di una stagione, gli anni ’70, pericolosa ed esaltante, e dai un’età, l’adolescenza, fragile e perduta, spariva nell’acqua di un fiume, e dietro di sé, al ragazzo che la amava, lasciava solo un foglio bianco, uno dei tanti oggetti che disseminano il cinema di Assayas, che concentrano e al tempo stesso disperdono il senso di un cinema che insegue l’invisibile respiro della vita.   Anche le nuvole di Sils...

Boyhood, un ragazzo come tanti

A distanza di quasi un anno dalla sua premiere allo scorso Sundance Film Festival, arriva anche in Italia Boyhood, il nuovo film di Richard Linklater. Sono stati mesi in cui questo film non solo ha raccolto un consenso abbastanza stupefacente da parte della critica (il sito metacritic che fa una media ponderata delle recensioni della stampa americana gli ha dato 100/100) ma è stato anche protagonista di un continuo passaparola sui social network che l’ha già circondato di un’aura mitica. È come se Boyhood arrivasse in sala con già lo status di un classico prossimo venturo. E questa volta possiamo dirlo, davvero non a torto.     Che questo film nascondesse qualcosa di speciale lo si capiva già da come il progetto fosse stato...

Martone. Il giovane favoloso

Scrive Pietro Citati che Leopardi “possedeva un'immensa vitalità”. Egli non sopportava “la noiosa esistenza quotidiana, nella quale i minuti si susseguono ai minuti”; desiderava invece “un tempo più rapido, più intenso, vertiginoso, in cui ogni istante fosse vivo e infinito”. “La vita, per Leopardi, non era altro che questo”, conclude Citati: “L'insaziabile movimento, la metamorfosi infinita di esseri minimi, appena visibili, che durano un attimo con un'intensità quasi intollerabile”.     Chissà se Mario Martone ha mai letto queste righe. Forse sì. Certo è che la sua (ri)lettura di Leopardi è proprio così: intensamente vitalistica, concreta, “fisica”. Giacomo che corre a perdifiato per le strade di Recanati. Giacomo che si rannicchia sfinito all'ombra degli alberi. Giacomo che...

Mi ribello dunque siamo

Kiko ha sedici anni, Kiko ha perso il padre – italiano – in un incidente. Kiko vive con la madre – filippina – e il nuovo convivente, un caporale che sfrutta operai edili clandestini, nella periferia friulana.   Kiko, costretto a trascorrere intere giornate in cantiere, va male a scuola. L’unico posto in cui si ritrova è un vecchio autobus abbandonato in una discarica. È lì che il ragazzo si nasconde per fuggire un mondo guasto. Kiko è destinato a soccombere, fin quando, un giorno, incontra l'anziano Ettore. L’uomo dice di essere un professore in pensione, un vecchio amico del padre. L'insolito comportamento del maestro incuriosisce il ragazzo, dotato di grande intelligenza e sensibilità. Ecco infine,...

Il regno d'inverno. Straniero anche al proprio sguardo

Con Il regno d’inverno, il film vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, Nuri Bilge Ceylan è entrato in quella terra che in C’era una volta in Anatolia percorreva, scavava, illuminava con lo squarcio di un lampo nella notte. La Cappadocia delle colline erbose, delle montagne brulle, dei panorami immensi e delle radici turche è sempre al centro del racconto, ma questa volta è una terra da sondare, da calpestare e conoscere, non più da attraversare e osservare. Il regno d’inverno non è un film in movimento, non è un’indagine o una ricerca: è un film su un mondo sopito, scavato nella roccia e immerso nella sua immobilità, popolato da personaggi tornati alle radici e con esse confusi...

Caligari, Scorsese e quella citazione da Taxi Driver

Pochi giorni fa Valerio Mastandrea ha scritto una lettera aperta a Martin Scorsese. L’ha pubblicata sul «Messaggero», e grazie alle sue parole ha fatto risorgere dall’oblio un nome del cinema italiano che avevamo dimenticato: Claudio Caligari, regista di due soli film di finzione, Amore tossico (1983) e L’odore della notte (1998), e di alcuni documentari girati negli anni ’70, che da tempo cerca di girare un nuovo lavoro, Non essere cattivo, e non ci riesce.   I motivi sono sempre i soliti, mancanza di fondi, di fiducia, di fama e di fortuna, e Mastandrea, che dell’Odore della notte era il protagonista e a quel film in cui interpretava un borgataro romano degli anni ’70, poliziotto di giorno e rapinatore di notte, deve molto, ha...

Il corpo di Pasolini in un film che non esiste

Il Pasolini di Ferrara arriva forse a chiudere un discorso, a completare ciò che la morte ha interrotto per liberare finalmente il fantasma di un morto da sempre considerato vivo. Il Pasolini di oggi è il Pasolini ancora e sempre attuale, il Pasolini preveggente, buono per ogni stagione, adatto a ogni evento o discorso della contemporaneità. Il suo corpo è stato lasciato là, sul lungomare di Ostia, molto probabilmente senza mistero e senza complotto, mentre tutto il resto, la sua opera, la sua vita, le sue passioni, è stato preso, citato, rubato, trasfigurato, a volte capito altre frainteso.     Pasolini è un ricordo senza realtà, un’icona, ed è inevitabile che l’incertezza della sua figura e dei...

La Zuppa del Demonio

Il mare color dell’oro, poi gli ulivi, quindi le ruspe che abbattono alberi centenari. La voce fuori campo spiega che questo luogo, intatto dai tempi della Magna Grecia, sta per essere finalmente sconvolto per costruire la grande acciaieria: la cattedrale moderna. Il passato – compare un carro agricolo con grandi ruote, bellissimo – è solo sonno, abbandono, rassegnazione, miseria. Il futuro è invece l’acciaio che viene fuso nella grande cattedrale di ferro eretta al posto degli uliveti. Lì, nel calderone, bolle la zuppa del Demonio. La mangeremo per diventare moderni.   Si apre così l’ultimo film di Davide Ferrario, La Zuppa del Demonio (prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema), un documentario costruito attraverso il...

Jonathan Glazer. Under the skin

“Mi trovi carina?”, chiede retoricamente Scarlett Johansson ai ragazzi che carica sul suo furgoncino, per le strade fredde e umide della Scozia. Una domanda inutile, un artificio seduttivo ingenuo che rivela la facilità con cui riesce ad attirare gli uomini e a portarli con sé, grazie alle sue sembianze. Il corpo di questa ragazza senza nome, interpretata dalla diva americana, è infatti la maschera assunta da una creatura misteriosa che si rivelerà, sotto la pelle, soltanto alla fine. Il regista Jonathan Glazer procede per continue ellissi e reticenze, mostrandoci soltanto la misteriosa apparizione di questo corpo in un ambiente bianco e senza dimensioni, dove per la prima volta si veste da donna, per poi affrontare le strade di Glasgow e dintorni,...

Xavier Dolan. Tom à la ferme

«Perdre quelqu’un subitement, c’est un fil qui se casse. Ce lien qui nous retenait à l’autre, à celui qui n’est plus là.» (“Perdere qualcuno all’improvviso, è un filo che si rompe. È il legame che ci univa all’altro, a chi non c’è più”. M. M. Bouchard, Tom à la ferme, Montreuil, Éditions théâtrales, 2012) Con queste parole il drammaturgo canadese Michel Marc Bouchard introduce la sua pièce « Tom à la ferme », opera pluripremiata e rappresentata nei teatri di tutto il mondo. Queste parole sono anche quelle che meglio descrivono l’adattamento cinematografico di Xavier Dolan (2012), quelle che ne conservano in...

Fassbinder fuori tono

Quello della biografia è un genere letterario difficile, soprattutto quando tratta di personaggi che furono “scandalosi” in tempi lontani dai nostri. È complesso riuscire a restituire l'impressione dello “scandalo che fu” e che oggi è riassorbito nella storia come un episodio diventato ormai necessario e non più sconvolgente.   In altre parole: la biografia si troverà indecisa se adottare la voce autorevole del presente che racconta il (superato) moralismo del passato, oppure cedere al fascino della narrazione antica, mascherandola da raccontino attualizzato. La biografia ideale, a mio avviso, dovrebbe rimanere in equilibrio tra i due poli, fornendo un contenuto aggiornato (possibilmente non giudicante) senza...

Wes Anderson: The look of love

  Non è certo sorprendente, tra i vari tagli possibili per un’analisi estetica dell’opera di Wes Anderson, soffermarsi sul legame che il suo cinema intrattiene con la moda. È sufficiente dare un’occhiata ai tumblr, ai più svariati social network dove il pubblico si fa autore rimaneggiando le immagini consegnate al suo sguardo, per percepire come la ricezione e il ricordo che sopravvive ai film andersoniani passi soprattutto attraverso gli outfit singolari dei suoi protagonisti.   Scompaiono i volti, tele bianche incorniciate da acconciature e abiti indelebili nella memoria degli spettatori, che attraverso un blazer, degli occhiali da sole, la giacca di una tuta o una fascia da tennista, riattivano immediatamente le emozioni provate....

David Cronenberg. Maps to the Stars

È curioso come quest’anno al Festival del Cinema di Cannes fossero praticamente scomparsi i film che riguardavano la paternità e la crisi del ruolo del padre, che erano stati tra i grandi temi del cinema degli ultimi anni. La nostra impressione però è che non fossero propriamente scomparsi, ma fossero semplicemente stati rovesciati. Al loro posto sono comparsi molti film che parlano di rapporti incestuosi o di rapporti di competizione narcisistica tra le generazioni: non solo Mommy di Xavier Dolan o il discusso film israeliano Loin de mon père, che mostrano esplicitamente rapporti d’amore tra madre e figlio o tra padre e figlia, ma anche Sils Maria di Olivier Assayas dove diverse generazioni non sono in una posizione di insegnamento e trasmissione verticale, ma sono in competizione e...

Nossiter. Resistenza naturale

Jonathan Nossiter è un regista famoso tra gli enofili per Mondovino, un documentario che è diventato nel giro di pochi anni uno dei riferimenti necessari per tutti gli appassionati di vino. Il film uscì nel 2004, venne presentato al Festival di Cannes e scosse – come dichiarato fin dal titolo – il mondo del vino di cui esplora  cantine, produttori, enologi e giornalisti enogastronomici. È un viaggio che parte dall’Italia e dalla Francia e si spinge fino alla California e al Sudamerica. Nossiter pone qui le basi per un discorso molto ampio sulla globalizzazione del prodotto vitivinicolo, l’uniformazione dei gusti e quindi dei sapori, le decisioni di pochi a discapito delle biodiversità.   Parlo di Mondovino perch...

Walesa, l'uomo della speranza

 All’ultima Biennale del cinema di Venezia è stato presentato in anteprima un film polacco molto atteso, del quale tutti in Polonia hanno poi animatamente discusso: Człowiek z nadziej (L’uomo della speranza). È film che il grande regista Andrzej Wajda ha dedicato al fondatore di “Solidarność” Lech Wałęsa. Un film molto bello, niente affatto retorico, a volte persino assai ironico, basato su un sapiente montaggio di spezzoni documentari d’epoca e ricostruzioni girate oggi con gli stessi personaggi. L’ossatura del film ruota attorno all’intervista che Oriana Fallaci fece, recandosi apposta a Danzica, a Wałęsa, pochi giorni prima del colpo di stato militare del 12 dicembre 1981 (il testo si trova in O. Fallaci, Intervista con il...

Winter Sleep, il film migliore?

E alla fine ha vinto il film più cannois di tutti, quello che si è soliti chiamare “da festival”, a indicare un’opera che compiacerà senz’altro quella nicchia di pubblico, normalmente over-60 e con un discreto capitale culturale a disposizione, che è abituata a frequentare le (sempre più scarse) sale cinematografiche d’essai. Insomma, non ci pare proprio che la giuria presieduta da Jane Campion abbia voluto sbaragliare più di tanto le carte in tavola e cambiare il mood conservatore dato alla selezione del concorso dal direttore Thierry Frémaux. Intendiamoci, Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan è un ottimo film, ma è anche uno dei film più tradizionali dal grande regista turco (il cui...

A spasso per la Croisette

Tra i 55 film della selezione ufficiale (divisi tra concorso, fuori concorso, proiezioni speciali e la sezione Un Certain Regard), i 30 film delle sezioni indipendenti Quinzaine des Réalisateurs e Semaine de la Critique, i 24 film restaurati di Cannes Classics, tutte le selezioni di cortometraggi e le migliaia di proiezioni legate al marché, è facile girare per la Croisette provando una certa sensazione di smarrimento di fronte a una così immensa ed esagerata offerta di cinema. A volte poi le moltissime e inevitabili sovrapposizioni fanno sì che sia necessario compiere scelte dolorose e dover sacrificare proiezioni di sicuro interesse per mettersi in coda per i film più ambiti dove non è raro che tra il tempo di attesa fuori dalla sala e la...

Alice Rohrwacher. Le meraviglie

Per comprendere un film come Le meraviglie di Alice Rohrwacher bisogna innanzitutto collocarlo all’interno del processo storico e sociale che gli fa da sfondo. Ne parla la regista in un articolo molto significativo per la comprensione del film pubblicato sull’ultimo numero de Lo straniero. La campagna, le attività agricole, gli spazi rurali di cui il nostro paese è ancora estremamente ricco, hanno subito negli ultimi anni un doppio processo che solo all’apparenza è contradditorio.     Da un lato si è visto un progressivo spopolamento e abbandono dei luoghi che si trovavano lontani dalle città: i piccoli paesi di montagna o quei posti che hanno più difficoltà di accesso alla rete infrastrutturale, sono stati progressivamente abbandonati; chiusi i cinema, così come le attività...