Cinema

Al mercato di Cannes

Dimentichiamoci i film in concorso, i tappeti rossi, gli attori e le attrici che guadagnano le prime pagine dei quotidiani e le anteprime dei film hollywoodiani: Cannes a vederla dalla Croisette è soprattutto un enorme ed elefantiaco mercato a cielo aperto. Con 12mila iscritti alla mostra mercato (quella dove avviene la compravendita dei film) contro agli “appena” – si fa per dire – 4mila giornalisti accreditati i numeri parlano davvero chiaro. Cannes si regge soprattutto sul fatto di essere la Wall Street del cinema europeo. In queste due settimane di festival infatti, ben oltre quello che leggeremo sui giornali o vedremo nella mostra concorso, accadrà soprattutto questo: i film e persino alcune serie televisive della prossima stagione verranno...

Abbiamo davvero già visto Hiroshima?

Pensavamo di trovare soltanto ottantenni in sala, e invece…» dice sorridendo la signora seduta alla mia sinistra, mentre prendo posto. E invece ci sono anch’io, che Hiroshima mon amour l’ho visto per la prima volta dieci anni fa, e lo rivedo oggi pensando che chi ha ottant’anni adesso, aveva all’uscita del film, nel ’59, più o meno la mia stessa età.   Ma non sono la sola ad avere meno di ottant’anni, in sala. Chi sono questi altri giovani spettatori seduti vicino a me? Anche loro sono qui per rivedere il film di Resnais, oppure non sanno ancora niente di Hiroshima? Ma poi, abbiamo davvero già visto Hiroshima?     «Non, tu n’as rien vu à Hiroshima», sono le parole che Eiji...

Steven Knight. Locke

Un uomo esce da un cantiere, si sfila un paio di stivali da lavoro e sale su una bella BMW superaccessoriata. Al semaforo la freccia lampeggia a sinistra. Scatta il verde. L’uomo resta immobile. Il camion dietro di lui suona. L’uomo alza lo sguardo al cielo, sposta la freccia da sinistra a destra e parte. L’uomo è Ivan Locke: un nome piuttosto altisonante, una bella faccia rassicurante. S’intuisce e ben presto si conferma il ritratto di un uomo borghese: ben vestito, con un buon lavoro, un buon reddito e una bella famiglia.  A casa lo aspettano due figli, una moglie, la partita, le birre e  il barbecue. Il cantiere al quale lavora è la costruzione di un edificio di grande prestigio e portata e per la mattina dopo è prevista la...

Conversazione con Edgar Reitz / Un mondo al di fuori del mondo

Una serie di morbidi movimenti della macchina da presa ci introduce in un villaggio nello Hunsrück (Germania occidentale) del 1842. Le immagini in bianco e nero, accompagnate dal fluire sommesso della voce di un ragazzo sprofondato nella lettura, rivelano una realtà di ordinaria miseria: un cavallo viene mollemente condotto dal proprio padrone dal maniscalco, un bimbo porta a pascolare le oche tra il fango e le pozzanghere. Improvvisamente, una voce maschile interrompe la lettura del ragazzo: è suo padre, che, dopo averlo sorpreso per l'ennesima volta con un libro in mano, scaglia violentemente entrambi, libro e ragazzo, fuori della porta di casa.   È l'inizio di Die Andere Heimat – Kronik einer Sensucht, quinta parte, ambientata nel XIX secolo, della imponente saga ideata e...

Alessandro Rossetto. Piccola Patria

Prima si vedono gli uomini come si sono ridotti e poi il luogo dove l’hanno fatto. Così comincia il film, prima una scena molto dura e violenta e poi dal cielo, con una zoomata manzoniana (direbbe Umberto Eco), si scende sul misterioso meteorite caduto in mezzo alla campagna veneta e attorno al quale si svolgono le storie. Proprio simile alla Kaaba della Mecca, la Torre Nera dell’Hotel multistellato Antares appare dall’alto circondata da piscine e splendidi prati pensili disseminati di chaises-longues; la si vede, in una ripresa stupenda, emergere tra distese di campi coltivati e strade trafficate e, man mano che lo sguardo si avvicina, circondata da una grande stalla.   Solitaria in un angolo, una mucca in piena attività escrementizia. Poi arrivano...

Conversazione con Mario Martone / Leopardi, drammaturgo segreto

«La prima volta che ho annunciato che avrei messo in scena le Operette morali allo Stabile di Torino, nel 2011, tutti sono rimasti comprensibilmente interdetti. E quando l'abbiamo proposto ai teatri in giro per l'Italia non l'ha preso nessuno. Solo il teatro Argentina di Roma ci ha lasciato due settimane a fine maggio, facendosi, diciamo così, il segno della croce... Ebbene, alla fine lo spettacolo ha fatto il record d'incassi della stagione all'Argentina. Da quel momento in poi, con nostra grande gioia, le Operette hanno iniziato la propria vita sul palcoscenico». Così Mario Martone racconta l'esordio del suo adattamento teatrale di quello che lui stesso ha definito «un libro straordinario, un testo capitale nella cultura italiana dell'Ottocento». Un esordio che è stato anche una...

La paura di Lars Von Trier e il piacere di Philip Roth

Una cosa ho sempre apprezzato dei film di Von Trier, anche quando non mi convincevano: che sono l’espressione di una paura, l’ammissione di un terrore doloroso e impotente. Verso cosa è fin superfluo dirlo: la donna, ovviamente, che per Von Trier è una creatura misteriosa, inavvicinabile e impenetrabile, e dunque da provare a penetrare in ogni modo, anche il più violento. La sua ossessione nasce dall’incapacità di capire la natura del piacere femminile e in Nynphomaniac, così intellettuale e didattico, almeno inizialmente e nelle intenzioni, è evidente come Von Trier faccia di tutto per tenersi a freno di fronte al potere dell'ignoto, senza incazzarsi o cedere all’attrazione. Von Trier è il passeggero di...

The Grand Budapest Hotel

Se nel giudicare un regista avesse ancora senso appellarsi alla “coerenza autoriale” (tematica e stilistica), Wes Anderson avrebbe tutte le carte in regola per essere considerato uno dei maggiori cineasti viventi. Allo stesso modo, nel panorama del cinema mainstream contemporaneo, il regista texano è fra coloro che meno possono sottrarsi all'accusa di “fare sempre lo stesso film”. Le due constatazioni potrebbero riproporsi per l'ennesima volta di fronte a quest'ultimo The Grand Budapest Hotel (Gran Premio della giuria alla Berlinale 2014): capolavoro di coerenza espressiva per gli uni, esausta riproposizione di clichés per gli altri. Era impensabile tuttavia che dopo un film come Moonrise Kingdom – il quale da un lato radicalizzava lo “stile-Anderson” e insieme apriva improvvisi...

Jalil Lespert. Yves Saint Laurent

“Era il tempo dell'audacia e dell'insolenza, era il tempo della nostra giovinezza. I Beatles venivano da Liverpool, Nureyev da Mosca, Godard dalla Svizzera e tu da Orano”: la voce che racconta è quella di Pierre Bergé, compagno di Yves Saint Laurent per cinquant'anni, autore delle Lettere a Yves scritte dopo la morte del couturier, nel 2008. L'epistolario postumo, edito da Archinto nel 2012, è il punto di partenza del film di Jalil Lespert, Yves Saint Laurent, approvato da Bergé stesso, che per la ricostruzione di un'epoca e una carriera ha messo a disposizione l'intero archivio. Il film racconta vent'anni di Yves (Pierre Niney, magro, timido, con gli occhiali, in perfetta somiglianza con lo stilista), dall'esordio...

Davide Ferrario La luna su Torino

Davide Ferrario ricomincia da Torino. A ogni nuovo film del regista bergamasco, ma cittadino torinese da parecchi anni, si ha la sensazione che cambi registro, che torni al punto di partenza per un nuovo slancio. Eppure Ferrario è sempre uguale a se stesso. Possiede due registri poetici: uno serio, meditabondo, riflessivo, quasi “pesante”, e uno “leggero”, agile, veloce, rapido. Con il primo ha fatto film-documentari, che sono riflessioni sul presente e sul passato, film insieme ideologici e post-ideologici, a partire da Lontano da Roma, uno dei primi film dedicati alla Lega in anni non sospetti, o l’ultimo Piazza Garibaldi, sull’identità italiana nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità del Paese, che unito non lo...

La grande illusione

In quanti modi si può iniziare un discorso su La grande illusione? Non ne ho idea. In ogni caso, per me può iniziare solo nel modo che segue.     Il capitano de Boëldieu (Pierre Fresnay) giace in un letto, agonizzante: si è preso una pallottola nel ventre per consentire la fuga ai commilitoni Maréchal (Jean Gabin) e Rosenthal (Marcel Dalio). L'ufficiale che l'ha colpito, il capitano von Rauffenstein (Erich von Stroheim), congedato il cappellano militare, si accosta al moribondo con aria affranta: “Vi domando perdono”. “Avrei fatto lo stesso”, risponde l'altro, “Francesi o tedeschi, il dovere è il dovere”. “Avevo mirato alla gamba...”, dice il tedesco, quasi per scusarsi. “Eravate distante, e c'era scarsa visibilità... E poi, io correvo”, replica il francese. Ma von Rauffenstein...

Lo sguardo femminile

Bergamo discreta, piacere di provincia. Eppure il Bergamo Film Meeting, con la sua portata internazionale, si respira nella città, non solo nelle sale. I registi venuti da tutta Europa si mescolano ai cultori di cinema, ai giornalisti, agli appassionati. Una piazza è l’anima architettonica dell’evento, Piazza Libertà. Uno spazio così italiano, così fascista. Ampia e assolata, in cui le ombre delle colonne squadrate della Casa della Libertà (in origine Casa Littoria) precipitano rigando la pavimentazione di marmo bianco. E l’Auditorium è al suo interno, con la sua platea ad anfiteatro e i 298 posti a sedere. Anche i cani sono ammessi, nonostante le immancabili azzuffate pre-proiezione. Qualcuno si lamenta, “lasciateli...

Essere Dirk Bogarde

Diventò famoso nel 1950, come il bastardo che, all’uscita di un cinema, aveva sparato al tenente Dixon, il bravo poliziotto di quartiere che tentava di redimere più che reprimere i giovani delinquenti. Il film s’intitolava I giovani uccidono (The Blue Lamp), ebbe un successo enorme ed era diretto da Basil Dearden, un regista che se ne intendeva di “problemi sociali” (tra il secondo dopoguerra e i primi anni Sessanta affrontò più volte il tema del disadattamento giovanile, come quelli della discriminazione razziale, della questione irlandese, del fondamentalismo religioso, dell’omosessualità).   Il bravo “bobby” George Dixon era interpretato da Jack Warner: ucciso a metà film, sarebbe stato presto...

Spike Jonze. Lei

Se fossimo ancora in tempo di cinema mitopoietico, Lei – Her di Spike Jonze potrebbe essere il nostro Casablanca, o Via col vento: una storia d'amore assoluta, talmente paradigmatica da comprendere tutti gli elementi del tempo che viviamo. Allora era il rapporto tra uomo e donna, mediato o ostacolato dalla Storia, oggi è il rapporto tra un uomo e un software, un'autentica storia d'amore fatta di gioie e dolori, mediati dalla tecnologia.   Lui, Theodore (Joaquin Phoenix), è una variante bizzarra di quei lavoratori prodotti dalla società dell'informazione fondata sulla tecnologia e sulle retoriche della creatività: detta lettere private a un computer che le trascrive secondo diverse calligrafie per conto dei clienti della sua...

Jim Jarmusch. Only lovers left alive

Only lovers left alive (2013) è un film in cui non succede granché: questo il commento più frequente dei suoi detrattori. A distanza di quattro anni dall’ultimo film di Jim Jarmusch (The limits of control, 2009), la poca azione che vediamo sullo schermo è probabilmente anche la causa che ha ritardato la realizzazione di questo film, da lungo tempo tra i progetti del regista americano.   In un’intervista al quotidiano francese Libération, Jarmusch racconta infatti con una certa ironia della difficoltà di trovare dei finanziamenti nonostante i vampiri siano da sempre materia cinematografica di sicuro richiamo, in particolare di recente, dopo l’invasione di tv series americane sui vampiri, libri e films per adolescenti a...

Alain Resnais mise en abîme

I film di Alain Resnais erano, anzi sono, oggetti stranianti, costruzioni inconciliabili con tutto ciò che stava loro attorno. In un modo o nell’altro, non si sapeva mai come prenderli. Le storie erano labirinti mentali, gli uomini e le donne coinvolti animali in trappola, i loro pensieri ossessioni.   Lo spazio era scenografia, il tempo ricordo, o immaginazione, l’azione, spesso, farsa; c’erano l’aura inesplicabile e riconoscibile del sogno, la geometria di un teorema, le infinite possibilità del reale. C’erano la razionalità e la follia, il tutto e il suo contrario, smoking e no smoking, dal titolo di un suo famoso dittico, un film che nasceva dalla negazione del precedente.   L’immagine che ritorna (viene da...

Lars Von Trier. Nymphomaniac vol. 1

Presentato alla 64esima Berlinale anche se fuori concorso, Nymphomaniac vol. 1 ha sollevato il morale di tutti, reduci da quattro giorni di un festival che, perlopiù, ha regalato poche sorprese. L'ultimo lavoro di Lars Von Trier, che il pubblico danese aveva già visto la vigilia di Natale, è stato offerto al festival di Berlino in versione integrale. Ma le due ore e mezza non pesano, e anzi, si concludono con la voglia di vedere il seguito. E al più presto.     Voglia, in un film sulla ninfomania, potrebbe sembrare la parola chiave, ma ciò che più balza all'occhio è qui il tono umoristico, che bilancia e sostiene meravigliosamente il contorno cupo e drammatico della vicenda. È molto cupa, sì, ma “...

Va’ pensiero. Storie ambulanti

Girato tra Milano e Firenze, è uscito in varie città italiane Va’ pensiero-Storie ambulanti, l’ultimo documentario del regista Dagmawi Yimer, nel quale i tre protagonisti raccontano le loro esperienze di vita e le aggressioni razziste subite nelle due città, dove da anni risiedono.   A Milano seguiamo Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore, residente in Italia da 14 anni, che fu accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro della città. A Firenze invece scopriamo le storie di Mor Sougou e Cheikh Mbengue, gravemente feriti nella strage del mercato di San Lorenzo, avvenuta 13 dicembre 2011, dove morirono i loro connazionali Samb Modou e Diop Mor. All’interno del panorama giornalistico italiano (e in alcuni casi...

Coen brothers. A proposito di Davis

“Non si fanno soldi con questa roba” sentenzia impietoso Bud Grossman, dopo aver ascoltato la struggente ballata di Llewyn Davis. È il 1961 e solo due anni dopo sarebbe uscito The Freewheelin’ Bob Dylan, il secondo album di Bob Dylan, quello di  Blowin' in the Wind, per intenderci.         È il momento della seconda rinascita del folk, che sporcandosi con il rock e con l'electric folk, raggiunge il suo apice proprio negli anni '60, proprio in quel Greenwich Village da cui Bob Dylan s'impose come cantore del Movement, il movimento di protesta americano per la pace e per i diritti civili. Ma non basta essere un folk singer, nel Greenwich Village degli anni '60, per diventare Bob Dylan.    ...

Una conversazione con Francesco Ballo / Keaton: l'occhio che interroga

«Perché essere difficili quando con un minimo sforzo si può essere impossibili?», recitava un cartello appeso nello studio di Buster Keaton all'inizio degli anni Trenta. Si direbbe che lo stesso principio abbia guidato l'ultima impresa di Francesco Ballo: invece di limitarsi a confezionare una semplice, ennesima monografia sul grande autore-attore comico, ha realizzato un volume monstre (oltre settecento pagine, duecento delle quali di sola biblio-filmografia) in cui, muovendo dal film Sherlock Jr. (noto in Italia come La palla n.13), vengono passate al microscopio, con l'acribia del cinefilo e la precisione dello studioso, la carriera e l'opera del più moderno fra i cineasti statunitensi degli anni Venti. Ne abbiamo parlato con lui nella sua casa-studio di Milano, città dove vive e...

Margarethe von Trotta. Hannah Arendt

Era il 1962. In una via centrale di New York un taxi viene tamponato da un autocarro. La donna che si trova all'interno del taxi è ferita. Sull'ambulanza la donna muove le gambe per capire se non ha subito gravi danni. Poi inizia a passare in rassegna la sua vita, anno dopo anno.   Ricorda la sua infanzia, la giovinezza trascorsa a Könisberg. L'università a Marburgo e a Heidelberg. Ricorda la fuga dalla Germania; l'esilio a Parigi dove ha incontrato suo marito; il campo di internamento per donne di Gurs; la fuga dall'Europa e l'arrivo in America. Ricorda che avrebbe dovuto scrivere un libro a cui teneva molto, troppo: un libro sul processo a un nazista.   Ricordava tutto. Ma qualcosa la turbava. Più tardi raccontò a un...

Portrait of the tramp as a young man / Charlie Chaplin 1914-2014

Quella di sfruttare un evento di richiamo (una parata militare, per esempio, o una manifestazione sportiva) come sfondo di qualche scena comica più o meno improvvisata, magari utilizzando gli spettatori come interpreti inconsapevoli, sembra fosse una pratica frequente nelle produzioni di Mack Sennett fin dagli esordi. D'altro canto, quando bisogna sfornare due comiche da un rullo ogni settimana, un simile espediente – sorta di ibrido fra le vues dei Lumière e le attuali candid camera – permette di ritrovarsi in mezza giornata con un film bell'e pronto per la distribuzione.   Fra il dieci e l'undici gennaio 1914, un gran numero di spettatori si reca a Venice, nei sobborghi di Los Angeles, per assistere alla Junior Vanderbilt Cup , versione in miniatura della celebre gara...