Cinema

Berlinale 2018 / A volte (i traumi) ritornano

È da qualche tempo a questa parte che ricorre sempre più spesso nel dibattito pubblico il termine di “trauma”. Eppure è raro che a una parola così gravida di conseguenze venga dato tutto il peso concettuale che meriterebbe. Quello che infatti non viene mai abbastanza sottolineato è che il trauma non è solo un’esperienza scioccante e violenta i cui segni permangono in modo indelebile nell’esperienza del soggetto, ma riguarda anche, e forse ancora di più, il modo in cui questi stessi segni si iscrivono, con degli esiti spesso paradossali e tutt’altro che prevedibili.      Gira una storia ad esempio, davvero agghiacciante, riguardo agli eventi di Parigi del 13 novembre 2015 su una giovane donna sopravvissuta al massacro del Bataclan. Madre dalla condotta di vita priva di...

Quattro film post-Brexit? / Churchill, la regina e l'umore anglosassone

Facciamo finta che il voto britannico per lasciare l’Europa, la famigerata Brexit, non ci sia stato. Come leggeremmo i film più recenti di produzione britannica, Churchill di Jonathan Teplitzky (ancora inedito in Italia), Dunkirk di Christopher Nolan (in corsa per l'Oscar al miglior film e alla miglior regia), Victoria & Abdul di Stephen Frears e The Darkest Hour (L’ora più buia) di Joe Wright (sei candidature agli Oscar, fra cui miglior film e miglior attore protagonista)? Oggi, dopo Brexit, è facile interpretarli come segnali di un paese che si chiude sulle sue tradizioni e rivendica la propria grandezza nel nome di un passato mitizzato, che funziona come strumento di costruzione di una psicologia collettiva più consolatoria che rivolta al futuro.  Operazione nostalgica,...

Struggle for life / Nelle serie tv sono spariti i poveri

In origine era Breaking Bad. Un’ambiguità nascosta, un sotterraneo non-detto così imponente da risultare invisibile. Ad essersene accorto sembra essere stato il solo Raffaele Alberto Ventura, che nel 2016 in un articolo su IL, a proposito dell’ormai mitologico docente di chimica che, per pagarsi le cure per il cancro, si dà allo spaccio di metanfetamine, perfidamente faceva notare che «Walter White quelle cure potrebbe benissimo pagarsele. Potrebbe se accettasse di rivolgersi a un medico convenzionato con la sua assicurazione, potrebbe se per puro orgoglio non avesse rifiutato una certa offerta di lavoro, e soprattutto potrebbe se il suo stile di vita non prevedesse una villa con piscina e una moglie casalinga da mantenere. Uno stile di vita, la cosiddetta american way of life, che sulla...

The end of the f***ing world / Ballando in fuga

***WARNING: MASSIVE SPOILERS***   Di film e serie tv su adolescenti sbiellati ne abbiamo già visti, anche di crudi e apodittici: Natural born killers di Oliver Stone nel 1994, in gran parte American beauty scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes nel 1999, Ken Park di Larry Clark nel 2002, Bowling for Columbine di Michael Moore nel 2003, Thirteen reasons why di Brian Yorkey dal romanzo 13 di Jay Asher. Questo, per fare un po’ di cronologia di una sociologia di una psicologia dell’adolescenza, significa che sono almeno vent’anni che scrittori e registi capaci di sintonizzarsi con la nuvola nera dei teens hanno messo i sensori sulla contemporanea “gioventù bruciata”. Quali sono i denominatori comuni di questi diversi lavori? Innanzitutto l’alienazione, il sentirsi completamente off...

L'oscurità e la democrazia / Steven Spielberg, “The Post”

Anche quando in un film c’è la Storia, il film è una storia. Questo vale a proposito di The Post, la pellicola con cui Steven Spielberg riporta all’attenzione del pubblico una vicenda di quasi cinquant’anni fa ma che sembra fatta apposta per fare rimbalzare echi rumorosi fino alle orecchie di Donald Trump. Non si può non ricordare, parafrasando Gertrude Stein, che “un film è un film è un film è un film…”; d’altro canto, è più che pertinente il giudizio diviso espresso da James Goodale, avvocato e vicepresidente del New York Times al tempo dei fatti: quello di Spielberg “è un buon film, ma è cattiva storia”.  Un buon film, dunque, costruito con mano sicura da Spielberg e incardinato sulla magistrale prestazione di Meryl Streep. La storia di The Post è incentrata sulla signora...

Luca Guadagnino, "Chiamami col tuo nome" / Il desiderio non è una cosa semplice

“Il desiderio non è una cosa semplice” diceva Freud. Eppure a volte l’esperienza empirica sembrerebbe dirci il contrario: non sarebbe difficile elencare tutti i beni materiali, gli oggetti e le esperienze di cui vorremmo entrare in possesso se potessimo rispondere alla classica domanda “esprimi un desiderio”, come accade ad Aladino nella favola de Le mille e una notte. Tuttavia la psicoanalisi ci insegna a non confondere il desiderio con la volontà. Se è vero che viviamo in una società che ha monumentalizzato la volontà senza limiti – “sapere quello che si vuole”, la cosiddetta self-confidence, sembra essere diventata la più grande delle qualità – il luogo del desiderio pare essere sfuggente. Al di là delle merci, al fondo di tutte le cose che vorremmo, c’è qualcosa che rimane opaco,...

Martin McDonagh, “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” / Molto lontano dal paradiso in terra

Perché una storia come quella messa in scena da Tre manifesti a Ebbing, Missouri dovrebbe farci uscire di casa per andare al cinema a vedere, come tante altre volte, un’opera ambientata nella provincia americana, in un mondo abitato da persone ordinarie, che fanno lavori comuni, si urlano addosso, mangiano e si vestono male, si sfondano di birra o di cereali su vecchi divani davanti alla tv, oppure passano il tempo usando come confine del mondo la balaustra della propria abitazione; che quando non stanno in casa sono in macchina, in qualche ufficio, in un negozio o in un locale, senza altri luoghi della socialità, e insomma mandano avanti una vita così insensata, ripetitiva, inutile e uguale a tante altre?  A prima vista, il terzo lungometraggio di Martin McDonagh, inglese di origini...

Rian Johnson, “Star Wars Episodio VIII” / Gli ultimi Jedi e l’età adulta della Repubblica

Episodio VIII: Gli ultimi Jedi è il miglior film di Star Wars mai realizzato. E non lo è soltanto perché viene dopo il pessimo Episodio VII: il risveglio della forza, ma lo è soprattutto perché ha la sfrontatezza di compiere un’audace e inaspettata opera di attualizzazione. È il passaggio all’età adulta di un intero immaginario e ha coraggio di fare ciò che Kylo Ren suggerisce a Rey: «Lascia morire il passato. Uccidilo se devi. Questo è l'unico modo per diventare ciò che sei destinato a essere».  Non è un caso che il film abbia letteralmente spaccato in due la comunità dei fan del franchise ideato da George Lucas. In che cosa consiste questa operazione di “spostamento” e perché assume questo peso specifico?         La galassia e le sue certezze   Quando nel...

E i dettagli, le sfumature, la tradizione russa del comico? / La morte di Stalin

Fabien Nury ha dato alle stampe il suo graphic novel La mort de Stalin, illustrato da Thierry Robin, nel 2010, seguito, nel 2012, da un secondo volume Les funerailles. Entrambi con il sottotitolo di Une histoire vraie… soviétique. Da queste storie è stato tratto nel 2017 il film The Death of Stalin (Morto Stalin se ne fa un altro, nella versione italiana) per la regia di Armando Iannucci, oggi in distribuzione anche nelle sale italiane. Prendiamo le mosse dai primi per addentraci in questa rivisitazione di uno dei momenti più tragici e, al contempo, paradossali della storia mondiale: la morte di Stalin, appunto, avvenuta il 5 marzo 1953. Anzi, il 3 marzo 1953, ma, e questo già rientra nello spirito di questa narrazione, per ragioni di stato e necessità burocratiche, comunicata soltanto...

"Coco", di Lee Unkrich e Adrian Molina / La gioia irreversibile della morte

“Che cos’è la morte?” Quando un bambino ce lo chiede non è semplice rispondere. “La nonna è andata in cielo” oppure “ci continua a guardare da un altro luogo”. È difficile però dare l’idea di che cosa sia l’irreversibilità, la definitiva scomparsa di qualcosa o qualcuno, il fatto che anche in un mondo che pare aver accorciato tempi e spazi fino a rendere tutto sempre accessibile, c’è qualcosa che invece finisce per sempre. È forse per questo che da sempre gli essere umani si sono immaginati l’esistenza dei defunti oltre la morte del loro corpo, come per relativizzare l’assoluta caducità della propria esistenza su questo mondo. Nella cultura messicana, ad esempio, si pensa che i defunti continuino a vivere nell’aldilà sottoforma di scheletri, ma che una volta all’anno vengano a trovare i...

Woody Allen, “La ruota delle meraviglie” / I sogni nel cassonetto

Fra i registi contemporanei, forse nessuno riesce a mettere in difficoltà il recensore quanto Woody Allen. Da una parte per via della sua inarrestabile prolificità (un film all'anno da quasi cinquant'anni: una regolarità impressionante); dall'altro,per l'assoluta trasparenza di ciascun lavoro e la sostanziale “prevedibilità” delle scelte tematiche e stilistiche (e quante volte abbiamo letto o sentito dire che “Allen fa sempre lo stesso film”?). Un unicum di cui spesso è difficile rendere conto senza rifugiarsi nello schematismo “sì/no/ni”.       Prendiamo questo La ruota delle meraviglie. Uscendo dal cinema con alcuni amici, ci scambiamo pareri a caldo, ma il copione è già scritto: uno dice che il film è bolso, un altro replica che non ha senso definirlo così, un altro...

Anniversario / Frankenstein 200, 44 e il sesso

Se l’originale compie oggi 200 anni, la sua versione comica ne fa 44. Partorito nella Villa Diodati a Ginevra nel 1816 nel corso di un consesso letterario da alcuni personaggi oggi celebri, l’originale di Mary Wollstonecraft Godwin in Shelley s’intitola Frankenstein ovvero Il Prometeo moderno. Il suo discendente, più semplicemente, Frankenstein junior. La leggenda vuole che Gene Wilder abbia parlato dell’idea del film a Mel Brooks sul set di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e abbia ricevuto un primo secco diniego: “Un altro ancora! Ma abbiamo già avuto il figlio di, il cugino di, il cognato di. Non c’è bisogno di un altro Frankenstein!”. Wilder propose il nipote del creatore del mostro, un medico che vive a New York, e che si vergogna del nonno. Non si sa cosa scattò nella mente di Brooks,...

L'erba cattiva della Ragion di Stato / Errol Morris, “Wormwood”

Non esiste “la Verità”: esistono tante verità quante sono le persone che credono di possederne una. Questo assunto pirandelliano pare essere uno dei principi che in Wormwood – miniserie in sei episodi che, dopo le presentazioni estive a Telluride e alla Mostra del Cinema di Venezia, è approdata il 15 Dicembre su Netflix – guida lo sguardo di Errol Morris, uno dei più acclamati documentaristi al mondo. Uno sguardo che rinuncia all’elemento tecnico che aveva caratterizzato nel profondo il suo stile nei film più acclamati (The Fog of War, Mr Death, Thin Blue Line, Gates of Heaven, Standard Operating Procedure), l’Interrotron. Dietro a questo nome cacofonico, coniato a quanto pare dalla moglie di Morris, si cela un ingegnoso dispositivo formato da due macchine da presa e due teleprompter...

Che cosa hanno in comune i due film? / The Square & Loveless: arte amore e bambini

I due film più belli oggi nelle sale parlano della medesima cosa. The Square dello svedese Ruben Östlund e Loveless del russo Andrey Zvyagintsev. Non proprio la stessa cosa, ma qualcosa di simile. The Square ha come protagonista Christian, direttore del museo svedese d’arte contemporanea.      La maggior parte dei critici che ne hanno scritto, e anche molti spettatori, l’hanno interpretato come un film proprio sulle pretese di “artisticità” dell’arte contemporanea. La scena che tutti ricordano è quella in cui un addetto alle pulizie del museo disfa senza volere i mucchi di ghiaia che compongono una delle installazioni, opera di un artista contemporaneo: “You Have Nothing”; Christian e l’assistente devono ricomporla. Certamente l’ironia di Östlund si trasferisce dal...

“Playtime”, 50 anni dopo / Tativille rivisitata

Può accadere che un film riesca a cambiare il nostro modo di vedere le cose? Qualche volta sì. Secondo Wim Wenders, per esempio, il verde dei prati non è più stato lo stesso dopo Antonioni. Allo stesso modo, un corridoio di uffici o un ingorgo automobilistico non sembrano più gli stessi dopo Jacques Tati. Fateci caso. Dopo aver visto Playtime, lo sbuffare di una poltroncina in pelle – di quelle che potete trovare nell'anticamera di una banca o di uno studio medico – non avrà più lo stesso suono.      Di Tati è stato detto (talvolta un po' a sproposito) che ha insegnato agli spettatori a “vedere” meglio, ad “ascoltare” meglio. Per questo ha girato Playtime su pellicola 70 mm; per questo ha registrato rumori e dialoghi su più piste sonore. Per godere davvero questa bal(l)...

Kathryn Bigelow / Detroit

Nella notte tra sabato 22 e domenica 23 luglio 1967, alle tre passate, la polizia di Detroit fece irruzione nello United Community and Civic League, popolare ritrovo notturno in uno dei quartieri neri della città. L’aveva già fatto altre due volte in precedenza. Stavolta, invece di pochi avventori, trovò 82 persone che festeggiavano il felice ritorno di alcuni soldati dal Vietnam. I pochi cellulari disponibili impiegarono più di due ore a portare via tutti gli avventori, in un clima crescente di tensione creato dalle proteste degli arrestati (ammassati sul marciapiedi), dalle rudezze dei poliziotti bianchi (in particolare nei confronti delle donne nere), e dall’irrequietezza rabbiosa dei sempre più numerosi nottambuli che il clamore delle sirene e delle grida aveva richiamato sul posto....

Dove cadono le ombre / Mariella Mehr e le coordinate del tempo

Le Giornate degli autori della 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ha visto in programma il primo lungometraggio di Valentina Pedicini, Dove cadono le ombre. Pedicini è conosciuta dal pubblico che ama la poesia per il suo lavoro documentaristico su Mariella Mehr: dalla vita e dalla scrittura di Mariella Mehr nasce Dove cadono le ombre, un film che giunge dalla necessità di non far parlare direttamente la scrittrice, come nei documentari, ma di dar voce alla sua storia, narrata nelle sue opere, come personale e al contempo universale, che non si riferisca a una sola persona ma nasca da centinaia di biografie, come scrive in apertura di film Pedicini. Perché nella vicenda Mehr c’è la tragedia, accaduta in Svizzera dal 1926 al 1986, di un numero di bambini jenisch che...

Disincanto / Il lieto fine di Michael Haneke

Quando mesi fa è iniziata a circolare la notizia che il nuovo film di Michael Haneke sarebbe stato una storia ambientata tra i migranti di Calais e che si sarebbe chiamato Happy End non si poteva non pensare a un’astuta forma di presa in giro. Temi sociali e finali accomodanti sono forse due tra le cose più lontane che si possa immaginare appartengano all’universo filmico di Haneke. E infatti anche questo Happy End – sorta di sintesi filosofica del pensiero del registra austriaco – non fa eccezione. Il film inizia con delle stranissime immagini di pessima qualità riprese da uno smartphone da parte di quella che scopriremo essere una delle protagoniste del film, l’adolescente Eve: vediamo la madre che si lava i denti e che va in bagno e la figlia che la riprende commentando la stanca...

Gli animali nella storia del cinema / Bestiale

Il titolo della mostra torinese sugli animali nella storia del cinema colpisce per la sua disarmante immediatezza: ‘bestiale’ non è un aggettivo come gli altri, non indica una qualità del nome a cui si accompagna, ha una sua sonora e potente autonomia, è un’esclamazione che dice stupore, meraviglia, sorpresa ma può anche venire impiegato per indicare un livello estremo di degradazione dell’umano. L’animale, per consolidata tradizione filosofica e dottrina religiosa, almeno fino ad anni recenti, è stato considerato come un essere senziente sprovvisto di logos, quindi inferiore. E proprio perciò lo si è anche considerato come un essere enigmatico, talora pericoloso con cui non è possibile intrattenere una relazione attraverso il linguaggio. Per lo meno non nel modo in cui comunicano gli...

Manipolazione / Trailer e film: strategie di seduzione cinematografica

Michel Piccoli e Brigitte Bardot snocciolano gli ingredienti uno a uno: ci sono, in ordine di apparizione, la femme, l'homme, l'Italia (con una bella vista di Capri), amanti, pistole, starlette, baci e camere da letto. Il semplice evocare questi stereotipi, mettendoli in fila secondo un ordine preciso, nel caso del trailer del godardiano Le Mépris (1963), sorta di grado zero di ogni trailer degno di questo nome, basterà a rendere l'idea. Le situazioni e i personaggi elencati, infatti, vanno a costituire un filo rosso che funziona, a tutti gli effetti, come una promessa. E proprio ai tanti fili rossi chiamati in causa dai trailer cinematografici che, di volta in volta, su Internet o in televisione, al cinema come alla radio, si contendono la nostra attenzione è dedicato il nuovo Trailer e...

Dal romanzo alla serie TV / The Handmaid’s Tale: Non consentire che i bastardi ti annientino

Siamo nella parte finale del ventiduesimo libro dell’Odissea: dopo aver fatto strage dei Proci che in sua assenza avevano occupato la Reggia, Ulisse manda il figlio Telemaco a svegliare l’anziana Euriclea, la sorvegliante delle ancelle. Giunta nella sala, allo spettacolo della carneficina la vecchia vorrebbe gridare di gioia, ma il suo padrone le intima il silenzio, e, mentre Penelope dorme ancora, le ordina di far venire le ancelle infedeli: coloro che si son «macchiate di colpa» invece di rimanere «intatte» – dodici su cinquanta, secondo quanto dichiara Euriclea. Prima di farle morire, Ulisse ordina che le donne trascinino nell’atrio tutti i cadaveri, e lavino la sala dove si è consumato il massacro. Anche gli altri traditori di corte saranno sottoposti a sevizie terribili, eppure la...

Conversazione con Italo Moscati / Viaggio in Italia: 1200 km di bellezza

Italo Moscati è intervenuto al Collegio Ghislieri di Pavia, nel seminario internazionale dal titolo Percorsi della memoria. Immagini, idee, linguaggi, che conclude l'edizione 2017 dei Seminari Ghisleriani di Psicoanalisi Apriamo (con) un libro. Parliamone con un film. Il seminario, che ne ha visto tra gli altri la partecipazione di Remo Bodei, ha proposto la proiezione del suo film 1200 km di bellezza, prodotto dall’Istituto Luce Cinecittà: un coinvolgente spaccato di Italia che si presenta come un vero e proprio archivio della memoria nazionale ma che è anche allo stesso tempo un documento di protesta e di denuncia. (Lucia Zaietta)   Moscati, lei definisce questo suo film un "GRAND TOUR". Un'espressione che suggerisce viaggio, meraviglia, tanta bellezza in poco tempo: è di questo...