Trump 2.0: i nuovi mostri

6 Agosto 2026

Iniziamo da qui: “Al di là dell’indignazione e della derisione, quale risposta è possibile dare a questi nuovi sovrani del ventunesimo secolo? E come possiamo misurare gli effetti sociali e geopolitici di un potere che non sembra più originarsi nei meccanismi impersonali del mercato o nella burocrazia statale, ma nelle decisioni arbitrarie di una infima schiera di uomini che ha accaparrato quote stratosferiche di potere sociale?”. E l’infima schiera sono i mostri del tempo nostro, a cui Alberto Toscano, filosofo e critico sociale, dedica questo suo dettagliato e analitico libro di critica politica – Il tempo dei mostri. Trump e la crisi dell’egemonia americana (Laterza, 2026) – riprendendo, ma rivedendoli e aggiornandoli, i testi apparsi sulla rivista americana In These Times, di cui Toscano è editorialista.

Mostri che incarnano e insieme producono/riproducono il corpo antipolitico e/o impolitico, antisociale ed ecocida, ma molto feticisticamente e messianicamente tecnico/tecnologico della società del XXI secolo – una mostruosità politica, la definisce Toscano, come a dire, i mostri non possono che produrre mostruosità, figlie della lunga crisi dell’egemonia statunitense, ma anche delle devastazioni sociali prodotte dal neoliberalismo e dalla atomizzazione tecnologica. In America. Ma che ha l’altra faccia della medaglia in Europa, dove vive i suoi fasti fascio-nichilistici nella crisi dei valori universalistici e umanistici europei (la complicità anche europea con il genocidio israeliano a Gaza è uno dei punti più bassi e infami della sua storia); sì che i mostri – noi li abbiamo definiti i folli ma la sostanza non cambia – sono anche in Europa, in speculari mostruosità antipolitiche, antisociali, antidemocratiche ma molto tecnologiche (IA FIRST! chiede e impone la baronessa von der Leyen, sulla scia di Mario Draghi e del suo mantra della competitività): tra populismi, sovranismi, democrature, neo/post-fascismi, l’alleanza di fatto tra Popolari (che del cristianesimo hanno rimosso tutto, ultima anche l’Enciclica Magnifica Humanitas) e destre estreme, su tutto il riarmo invece del Green Deal o le politiche europee anti-migranti tanto simili all’Ice trumpiana. Certo, Trump 2.0 “segna il passaggio dalla farsa alla tragedia”. Ma dove in crisi – come ha scritto James Baldwin, opportunamente richiamato da Toscano – è l’intero occidente, “intrappolato in una menzogna, la menzogna del suo presunto umanesimo".

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Mostri per i quali ovviamente conta l’ideologia capitalistica necrofila che incarnano, promuovono, attuano, impongono; è un dominio senza egemonia, usando i concetti gramsciani, cioè – Toscano – con “il rifiuto sfrontato e ripetuto della necessità di ottenere il consenso a favore della proiezione della forza, reale o potenziale, del potere statale” – ma dove il dominio a noi sembra stia diventando anche egemonia e consenso o rassegnazione al cupio dissolvi messo in scena dai mostri. Una ideologia di destra, figlia dell’atomizzazione sociale e politica prodotta dal neoliberalismo e dai sistemi tecnici, fascista/tecno-fascista, fascio-capitalista, anti-democratica, autocratica, soprattutto tecnologica à la Silicon Valley, iper-industrialista, dis-umana/anti-umanistica, repressiva del dissenso, pro-genocidaria a Gaza e altrove, ma iper-capitalistica sempre (si vedano i piani trumpiani e blairiani di ricostruzione di Gaza dopo la sua distruzione, piani che sono, scrive Toscano, la “prova generale del futuro”, un laboratorio per uno spazio ridotto a speculazione e a pura estrazione capitalistica, “meticolosamente controllato e soprattutto depoliticizzato, cioè pacificato, per la libera circolazione, il consumo e la produzione del capitale”); una ideologia basata sulla ostentazione maschilista/patriarcale della forza, una ideologia anti-ecologica e negazionista della crisi ambientale, priva di ogni principio di responsabilità (secondo la definizione di Hans Jonas); una ideologia fideistica per sé (la re-ligione antipolitica del noi contro gli altri) e insieme portatrice/promotrice di una religione integralistica/inquisitoriale (ultima: il Texas può imporre alle scuole pubbliche di esporre i Dieci Comandamenti nelle aule, lo ha stabilito recentemente una Corte d’Appello, ovvero, è il ritorno di Dio nelle aule, come piace ai conservatori e ai reazionari, non certo a Dio).

Tenendo tuttavia presente, scrive Toscano, che “la critica ideologica [ai mostri] deve sempre essere subordinata all’abolizione dell’infrastruttura del dominio. Molti, forse la maggior parte degli strumenti legali, logistici e letali dell’autoritarismo contemporaneo erano già qui e già all’opera. Lo dimentichiamo a nostro rischio e pericolo. Ciò che sta cambiando è l’articolazione, la configurazione, l’assemblaggio”. Di più e meglio – e ancora Toscano, con una riflessione e con una proposta scritta riflettendo sui piani capitalistici/speculativi di ricostruzione di Gaza come resort, già ricordati sopra e che è idealtipo/modello del mondo che i mostri vorrebbero costruire: “Solo lavorando all’espropriazione e detronizzazione dei despoti del capitale – MBS, MBZ, Musk, Ellison, Rowan, Trump, Blair & Co – si può impedire che nuove ondate di accumulazione genocidaria estendano la loro ombra sulla terra”. Perché “se loro pianificano la nostra cancellazione” – e della democrazia, della libertà, del sapere libero e non industrializzato da loro, della giustizia, della biosfera, dei palestinesi, dei migranti – “noi dovremmo pianificare la loro”, di cancellazione. Come?

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Anticipiamo la pagina conclusiva del libro – non senza avere prima ricordato che Alberto Toscano è autore, tra l’altro, di Tardo fascismo. Le radici razziste delle destre al potere (DeriveApprodi, 2024), saggio che analizza come e perché, in un mondo scosso da crisi ecologiche, economiche e politiche, le forze dell’autoritarismo e della reazione sembrano avere il sopravvento cavalcando (meglio: producendo) l’insicurezza sociale e la paura sociale con l’obiettivo di restaurare le gerarchie politiche, sessuali e razziali di un pessimo e volgare mondo che credevano ormai superato e dimenticato (come a dire, con Umberto Eco, che esiste un Ur-Fascismo sempre pronto a rinascere); un libro che ci portava a capire come il fascismo sia invece e appunto un processo mutevole, che precede e sopravvive alle sue sublimazioni più note nell’Italia di Mussolini e nella Germania di Hitler – anticipiamo dunque la conclusione nell’ultima pagina di Il tempo dei mostri: “Una politica antifascista quotidiana e non semplicemente emergenziale deve mettere radici e costruire un senso comune politico, che sia a livello municipale, su scala nazionale, o in un orizzonte di solidarietà internazionale. […] Il compito che ci attende non è solo resistere al fascismo del ventunesimo secolo, ma costruire movimenti, istituzioni e forme di potere popolare che attacchino le fonti stesse della sua capacità di attrazione – dall’insicurezza di massa alla impunità delle élite”. Detto in sintesi, dobbiamo smantellare le cause del fascismo, riconoscendone le diverse forme che può assumere, (politiche, economiche, tecnocratiche, ma soprattutto tecniche/tecnologiche, la forma più subdola di fascismo e di totalitarismo) – e rinviamo, da ultimo alla già citata Enciclica papale sulla i.a. (ma non solo sulla i.a.).

E dopo avere richiamato le conclusioni di Toscano, torniamo alla parte analitica del libro che le ha determinate, scegliendone per necessità solo alcune e tralasciandone altre per ragioni di spazio ma pure importanti, come le riflessioni su bonapartismo/cesarismo (e “oggi assistiamo non solo all’ascesa di politiche reazionarie e autoritarie, ma anche a una proliferazione di uomini della provvidenza, un vero e proprio bestiario di Cesari del ventunesimo secolo”), sull’uso improprio di Gramsci da parte delle destre, sul razzismo delle élite e delle masse, sulla nuova/vecchia e compulsiva Dottrina Monroe statunitense, sull’isteria bellicista di molti, e non solo di Trump.

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E dunque, Trump 2.0 “non è solo una forma di governo per decreto che prima spara e poi fa domande (o non le fa mai), ma anche una efficace modalità di guerra psicologica contro un’opposizione democratica debilitata e in gran parte alla deriva”, se non produttrice essa stessa di altrettante mostruosità, si veda il sostegno anche di Biden e di Harris al genocidio israeliano a Gaza. “L’obiettivo deliberato è quello di inondare il terreno e traumatizzare il nemico, categoria in espansione costante”, quasi replicando il fascistico molti nemici, molto onore; ovvero, il nemico (reale o immaginario) è tornato ad essere una delle categorie classiche delle perversioni della politica (e nemici sono i migranti, ma anche lo stato di diritto, i diritti politici e sociali; per Trump e per gli europei gli Antifa, i Pro-Pal, gli ambientalisti, i docenti non allineati; e i comunisti e i terroristi e gli anarchici, categorie queste ultime applicate a chiunque osi opporsi al dominio, pratica non di oggi, certo, ma dove “la dimensione persecutoria è ora entrata in una fase ipertrofica”), nemici dello Stato e nell’economia e nella tecnologia (la Cina), mai ovviamente la finanza, il mercato e le Silicon Valley. E tuttavia, con il vantaggio, per Trump, rispetto al primo mandato, di avere una squadra di governo molto più stabile, se non negli uomini e donne, comunque sostituibili, sicuramente nell’ideologia, e pur essendo “composto da un bestiario di miliardari, personaggi televisivi ed eccentrici reazionari, la sua deferente fedeltà al grande leader, ostentata in ogni occasione, è grottescamente comica, facendo apparire i valletti autoritari del passato davvero dignitosi”.

E ancora: “Per Trump il dominio senza egemonia non è un triste destino ma una grande opportunità, una filosofia politica, si potrebbe dire persino una forma di vita. Anzi, forse è proprio perché incarna in maniera così integrale il culto della sopraffazione e il darwinismo sociale consustanziali al capitalismo statunitense nella sua versione meno elitaria e dunque meno ipocrita – quella del palazzinaro di Queens e del costruttore di casinò ad Atlantic City – che Trump gode di una sintonia così perfetta con un mondo segnato dalla lunga crisi dell’egemonia americana”. E Trump – che voleva essere “l’imprenditore della rinascita statunitense, ma che si sta forse rivelando l’idolo del suo crepuscolo” – pare “per il momento curiosamente poco sostituibile come re di un capitalismo americano che lotta per mantenere la sua supremazia”. Allo stesso tempo facendosi “ventriloquo dei lavoratori nazionali, per prevenire qualsiasi richiesta di giustizia, redistribuzione e miglioramento salariale, garantendo anzi una base elettorale comunque di massa per politiche oligarchiche in un contesto di rallentamento economico globale e crescente volatilità causata dai disastri climatici e della guerra”; ed è ancora fascismo, questa “capacità di fornire una base popolare alle politiche favorevoli alle imprese”, i fascismi tra le due guerre mondiali appunto “promettendo una soluzione sia per lo Stato indebolito che per il capitale in difficoltà”.

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E arriviamo al ruolo di Palantir, uno dei giganti dell’intelligenza artificiale – e a quello indissociabile di Peter Thiel. Il cui potere tecnologico, secondo Moira Weigel citata da Toscano, “è di natura diversa da quello di aziende come Google o Amazon, è una sorta di potere ontologico” (il come deve essere e vivere l’essere, cioè noi), “sviluppando software per mappare cognitivamente e integrare logisticamente gli apparati di dominio (vale a dire anche di tracciamento, detenzione, esclusione, repressione e uccisione)”, e dove “il contributo all’infrastruttura del tardofascismo è accompagnato dal desiderio di legittimarlo a livello discorsivo” – noi diremmo: per farlo diventare anche egemone; cioè totalitario e non solo dittatoriale. Per questo attivando “una intensificazione di una nuova forma di feticismo, innestato sul vecchio feticismo delle merci”, sfruttando il nostro piacere infantile per tutto ciò che è tecnologico, che accogliamo senza mai capirne l’essenza e la tendenza appunto totalitaria, che non è solo di Thiel ma dei sistemi tecnici. Mettendo in atto – Toscano richiama opportunamente Benjamin e Anders – “l’alienazione e l’appropriazione della cognizione umana e dell’azione simbolica stesse”: alienazione nel senso vecchio e nuovo di alienazione (economica, esistenziale, sociale, culturale, politica) e di appropriazione del pensiero e del pensare da parte oggi della i.a., che è sempre (la delega a pensare che le diamo) una forma di alienazione ma la più pericolosa, le macchine pensando al posto nostro.

E chiudiamo facendo nostra un’ultima conclusione di Toscano: “per interrompere e minare la costruzione dello strato ontologico del fascismo – la sua infrastruttura digitale, energetica e materiale – sarà necessario anche smantellare questo feticismo, nonché riflettere in modo autocritico su quanto esso abbia finito per plasmare la normale vita quotidiana nelle nostre società capitalistiche, e non solo le sue svolte autoritarie […]. Abolire l’infrastruttura significherà anche abolire parti di noi stessi”, difficile ma necessario per noi che siamo sempre più sussunti/integrati in una infrastruttura pervasivamente totalitaria come altre mai. Perché fascista è (anche) l’infrastruttura digitale.

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