Speciale

Un tempio Sikh a Novellara

3 Ottobre 2026

Nel mio scritto su “Doppiozero” intorno alla recente indagine sul paese della bassa mantovana, che fu oggetto del celebre libro di Gianni Bosio Il trattore ad Acquanegra, mi ero concentrata per l’appunto sulla figura del trattore. Oltre a dare il titolo al libro di Bosio, il trattore è divenuto, nel corso del tempo, il simbolo della lotta di stampo globale (dall’Europa all’India dei Sikh) delle più recenti proteste contadine. Con gli stessi Sikh presenti ad Acquanegra dove gestiscono, nell’età del computer proprio del postagricolo, il lavoro con gli animali nelle stalle.

Qualche mese fa a Novellara, provincia di Reggio Emilia, sull’altra sponda del Po rispetto ad Acquanegra, mi sono trovata, con vero incanto, in mezzo a una folla di veli e turbanti, nella piazza del tempio Sikh Gurdwara Singh Sabha, uno di quelli più imponenti d’Europa (secondo solo a Londra ma più frequentato pare) che fu inaugurato nei primi anni Duemila da Romano Prodi allora presidente della Commissione europea. Il tempio, e qui già si avvertono i primi paradossi, è ricavato da un ex capannone. Sorge nel mezzo di edifici industriali legati alla logistica o alla filiera agricola (specie del parmigiano reggiano).

Va detto che sono presenti, a partire dagli anni Ottanta, solo in Emilia Romagna circa 10.000 Sikh emigrati in seguito all’uccisione dell’allora primo ministro Indira Gandhi, dopo un vero e proprio massacro di Sikh (1400 civili), nel corso della lotta per l’indipendenza del Punjab (a maggioranza devoti per l’appunto al Sikhismo).

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È nel libro sacro il Guru Granth Sahib – mi documento – che si trovano gli insegnamenti che ogni Sikh (letteralmente discepolo) è tenuto a seguire secondo i codici di una religione nata in India nel XV secolo: una fede che molti traducono con il termine “umanità”. Per frequentare il tempio un Sikh deve indossare abiti tradizionali, portare capelli lunghi, un pettine, un braccialetto di ferro, mutande lunghe e una spada, emblema di una componente guerriera radicata in una tradizione di persecuzioni subite.

La mia visita al tempio non è stata casuale, volevo essere presente alla più importante cerimonia Sikh che quest’anno 2026 cadeva l’11 aprile. Mi sono guardata intorno – siamo già una decina di migliaia, tra Sikh, molti con turbante e telefonino, e non Sikh – in compagnia di Asia Beatrice Cosma (che oltre che ricercatrice è anche cooperante a Reggio Emilia) e di Kimmi (nome per esteso Kiranjit Kaur) la mia onnipresente guida di origine Sikh eletta consigliera di Novellara su espressa sollecitazione del sindaco vigente. E qui mi vien da pensare che la regione Emilia Romagna sia in fondo una regione a sé, accogliente, aperta come poche (se penso alle vicine Veneto, Piemonte, Lombardia…). E forse non è un caso che ospiti a Novellara e dintorni così tanti Sikh, dato che l’ elemento fondante del Sikhismo, in cui vita spirituale e sociale si mescolano, è proprio la convivialità, la cucina comunitaria offerta a tutti, secondo la pratica del dono, di segno prevalentemente vegetariano.

Ma che cosa mi colpisce tanto da fissare lo sguardo, quasi attonito? In mezzo a una mischia fitta fitta di devoti, sul fondale della piazza davanti al tempio, c’è una visione folgorante. È un trattore (ci risiamo) blu smagliante. Secondo paradosso: in quest’occasione il trattore svolge un ruolo di ordine religioso, dovendo ospitare proprio il Libro Sacro dei Sikh che poi porterà in processione.

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Entriamo nel tempio, rigorosamente senza scarpe: su indicazione della mia guida mi accodo alle donne velate dirette verso una specie di podio dove c’è un officiante. Io stessa naturalmente porto il velo (me l’ha imprestato Kimmi), ma purtroppo, mentre mi inginocchio per portare una piccola offerta, il velo mi scivola dalla testa e vengo rimproverata cortesemente da una donna Sikh in una lingua per me incomprensibile!

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Lo spettacolo è sublime e colpisce al piano inferiore il senso di comunità che si percepisce tra i tanti che sono seduti, con le gambe incrociate, a consumare il pasto nella sala cosiddetta mensa. Del resto noi stessi, come tutti, approfittiamo abbondantemente del cibo che ci è offerto sulla piazza. Intanto siamo in tempo per vedere il corteo di religiosi che portano sul trattore, protetto da un grande ombrello arancione, il Libro Sacro – anche esso di un colore simile –.

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Ripenso alle storie che Kimmi mi ha raccontato prima di venire al tempio (tra un saluto e l’altro dei vicini del Punjab pakistano): lei nata in Punjab e arrivata già a 9 anni in Italia. È stata attiva a lungo nella Casa delle donne di Reggio Emilia come mediatrice culturale finché, appena conseguito il diritto di voto (per lei un’emozione fortissima che ancora ricorda) viene eletta consigliera comunale di Novellara. Chiedo: “in rappresentanza della comunità Sikh?” e lei mi risponde con mia grande sorpresa di no, non solo. Kimmi come la maggioranza dei Sikh presenti nell’area interagiscono con tutte le comunità. Lei stessa è stata eletta a maggioranza con i voti degli italiani – terzo paradosso – sia perché non tutti hanno ancora la cittadinanza, sia anche perché per i Sikh il suo essere donna costituisce un problema. A una mia ulteriore domanda sul perché i Sikh hanno privilegiato, e lo fanno tuttora, le aree del reggiano nelle loro migrazioni la risposta non è scontata. Certo lo fanno per il lavoro in agricoltura e con gli animali cui molti sono avvezzi ma anche perché il paesaggio è simile: si tratta di una pianura alluvionale, quella della bassa padana affine – parola di Kimmi – al Punjab!

Ci spostiamo poi nel centro storico della città alla Rocca dei Gonzaga, un torrione magnifico dove nello spiazzo antistante si concluderà la processione Sikh con esibizioni di arti marziali e di spada: nel cortile interno alla Rocca colgo però, e li indico con entusiasmo ai miei compagni, i segni della presenza a Novellara di una concreta neocomunità: erano scolpiti sul retro di un’automobile della protezione civile – risalente ai tempi del recente terremoto – su cui si distingueva a grandi lettere la scritta inequivocabile : “Con il contributo della comunità Sikh”!

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