La morte di Laura Marx

«Suvvia, oziamo in qualsiasi cosa, eccetto che nell’amare e nel bere, eccetto che nell’oziare». G. E. Lessing, citato da Paul Lafargue.

 

In questi giorni si celebra il bicentenario della nascita di Karl Marx, ma io vorrei celebrare piuttosto la morte della figlia Laura. Non è un anniversario, perché questa morte avvenne nel 1911. Laura è morta suicida, assieme a suo marito, il celebre rivoluzionario Paul Lafargue. Laura morì a 66 anni, Lafargue a 69. Oggi ho l’età di Lafargue quando morì, e quindi per me la sua dipartita è una sorta di anniversario, perché, come si vedrà, le ragioni per cui lui si uccise potrebbero essere anche le mie.

La sera del 26 novembre 1911 Laura e Paul rientrano nella loro casa di Draveil, piccolo centro vicino a Parigi. Hanno visto nella Capitale uno spettacolo che all’epoca era considerato ancora cosa chic, un film. Prima di ritirarsi in camera, si intrattengono amichevolmente con il giardiniere di casa. La mattina dopo questo stesso giardiniere trova Laura e Paul entrambi seduti, vestiti, su due poltrone, morti per un’iniezione di acido cianidrico. Nel testamento lasciato da Lafargue, si legge:

 

"Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima che l'impietosa vecchiaia mi tolga uno a uno i piaceri e le gioie dell'esistenza e mi spogli delle forze fisiche e intellettuali. Affinché la vecchiaia non paralizzi la mia energia [corsivi miei], non spezzi la mia volontà e non mi renda un peso per me e per gli altri. 

Da molto tempo mi sono ripromesso di non superare i settant'anni; ho fissato la stagione dell'anno per il mio distacco dalla vita e ho preparato il sistema per mettere in pratica la mia decisione: un'iniezione ipodermica di acido cianidrico. 

Viva il comunismo, viva il socialismo internazionale".

 

Laura e Paul non erano malati né rimbambiti. Due anni prima Lafargue aveva anzi dato alle stampe un libro impegnativo, Il determinismo economico di Karl Marx. Si uccisero non per quello che erano diventati, ma per quello che temevano in futuro di diventare. Dopo essere andati tranquillamente al cinematografo. Il contesto dà a questo atto l’aura dell’antico suicidio stoico, alla Seneca: non atto appassionato di disperazione o di protesta, ma serena e libera accettazione delle leggi del mondo. Esso suscita in noi una certa imbarazzata ammirazione.

 

 

Laura era la seconda figlia di Karl Marx. Aveva conosciuto Paul a Londra – dove Marx abitava con la famiglia – nel 1866, a 21 anni. Da come parla Marx, sembra quasi che la figlia si sia concessa svogliatamente, per accondiscendenza. In realtà Laura e Paul furono una coppia ferrea, e la loro decisione finale imprime un sigillo iperbolico alla loro unione. Laura non produsse figli ma opere, fu attiva militante marxista, e tradusse in francese assieme al marito molte opere del padre. 

Paul Lafargue fu autore di un bestseller rivoluzionario pubblicato nel 1880, Le droit à la paresse, tradotto in modo inesatto in italiano Il diritto all’ozio: no, diritto alla pigrizia, cosa ben più grave. Questo libro divenne poi uno dei cult della biblioteca socialista e comunista. 

 

In Il diritto alla pigrizia Lafargue attaccava l’ideologia del lavoro, santificato da preti, economisti e moralisti. Svalutava la laboriosità come valore, e rivendicava un mondo in cui fosse concesso alle masse il diritto di poltrire. Da qui anche il suo rigetto dello slogan, comune tra i socialisti, “chi non lavora, non mangerà”. Per lui non bastava che a ciascun lavoratore venisse elargito un giusto salario: era importante che si potesse lavorare il meno possibile (un progetto che ne ricorda uno molto attuale in Italia...). Secondo lui, lo sviluppo delle macchine industriali poteva ridurre il lavoro operaio a tre ore giornaliere, così che ciascuno potesse dedicare il resto del tempo agli svaghi. 

 

Se la classe operaia – una volta sradicato dal proprio cuore il vizio che la domina e avvilisce la sua natura – si ergesse nella sua forza terribile non per reclamare i Diritti dell’uomo, i quali non sono altro che i diritti dello sfruttamento capitalistico, non per reclamare il Diritto al lavoro che di fatto è il diritto alla miseria, ma per forgiare questa legge bronzea: proibire a ciascun uomo di lavorare più di tre ore al giorno, allora la Terra, questa vecchia Terra, fremerebbe di gioia, sentirebbe sobbalzare su di sé un nuovo universo. In un’epoca che correva verso l’intensificazione dei ritmi industriali, nonostante (anzi grazie al) lo sviluppo della meccanizzazione, un libello del genere non mancò di fare impressione. Oggi, in un mondo in cui il lavoro umano è sempre più sostituito da robot e AI, sarebbe forse il caso di rileggere quel volumetto.

 

In verità Marx non riuscì mai a digerire molto quel genero irruente, geniale e mattacchione, che secondo lui fraintendeva il suo pensiero – come in genere, a suo parere, lo fraintendevano i rivoluzionari francesi. Per Marx il socialismo francese era soprattutto cosa di cuore, mentre la vera testa pensante era il socialismo tedesco (e la testa economica era inglese). Nel 1880 Lafargue e un altro dirigente socialista, Jules Guesde, chiesero a Marx di redigere il manifesto programmatico del loro partito ‘collettivista’ francese, cosa che Marx fece volentieri. Però gli instancabili Guesde e Lafargue rimaneggiarono ampiamente il manifesto, per cui quando Marx si trovò a leggere il suo testo ritoccato, si adirò. Lafargue e Guesde, in particolare, negavano il valore delle lotte riformiste, insomma erano troppo estremisti per lo stesso Marx... Il quale sbottò dicendo: “Se questo per voi è il marxismo, ebbene, io non sono marxista!”. Ancor oggi questa frase di Marx è citata senza posa ma a sproposito, dando a intendere che Marx non pensava di essere marxista. In realtà prendeva la distanza dal marxismo dei marxisti. Come lo capisco!

 

Lafargue fu esattamente il contrario di un uomo pigro. Era nato a Cuba da genitori creoli, ma suo padre, un possidente di piantagioni di caffè, gli fece studiare medicina a Parigi. Vissuto per lo più in Francia, Paul esibiva con orgoglio la sua faccia e la sua storia di meticcio. Riempì la propria vita con la militanza rivoluzionaria, il giornalismo e la produzione letteraria. Un vero vulcano umano. Prima seguace di Proudhon, poi di Blanqui, infine del suocero. Svolse vari mestieri – medico, poi imprenditore di fotolitografia, tecnologia d’avanguardia all’epoca. Direttore di vari giornali barricadieri, instancabile polemista. Traduttore di opere di Marx ed Engels in francese e in spagnolo. Visse con la moglie in Francia, in Spagna, in Inghilterra. Fondatore del Partito Operaio Francese, fu più volte arrestato e imprigionato per il suo attivismo politico. Nel 1891, mentre era in prigione per reati politici, fu il primo socialista a essere eletto al Parlamento francese. Engels, per permettere a lui e alla moglie di darsi completamente all’attivismo rivoluzionario, alla sua morte (1895) lasciò loro una discreta sinecura. Engels, come è noto, aveva ereditato dal padre una prospera industria tessile a Manchester. Lenin ai suoi funerali a Parigi celebrò l’importanza dell’opera di Lafargue anche per le masse russe. E fu proprio Lenin a dire alla moglie Nadezhda Krupskaya: "Se uno non può lavorare più per il Partito, dovrebbe guardare la verità in faccia e morire come i Lafargue". All’epoca il suicidio di un militante non era mal visto nel movimento rivoluzionario. 

 

In effetti, Lafargue si uccise con la moglie per l’orrore di una vecchiaia che lo avrebbe privato di energia e lucidità. Questo patto suicidario di Laura e Paul mette a nudo una faccia importante della forma di vita rivoluzionaria: un’urgenza di esasperato dinamismo, il culto di una vitalità che contrasta con la difesa dei deboli e dei pigri, insomma, una paradossale identificazione all’efficienza capitalista. I socialisti all’epoca deprecavano il fatto che il mercato capitalista buttasse da parte i vecchi e i fragili in quanto improduttivi, ma non esitavano a buttar via se stessi quando vecchi e improduttivi. Dietro il diritto alla pigrizia, covava un tremendo dovere di super-attivismo. Lafargue, famoso per aver rivendicato il diritto storico alla pigrizia, si è ucciso per non concedersi il diritto personalissimo di una oziosa vecchiaia, assicuratagli dai soldi di Engels. 

 

Ho conosciuto vari professionisti della Rivoluzione. Sono delle specie di santi, perché vivono per la Causa e la ricerca dei vantaggi personali è minima. La differenza è che sante e santi sognano l’incontro con Cristo o Dio, i rivoluzionari professionali sognano l’incontro con la Rivoluzione. Ma, per dedicarsi alla Causa della fine dello sfruttamento, finiscono con lo sfruttare intensamente se stessi.

Forse la vita vale la pena di essere vissuta solo se si è dominati da grandi passioni, da un bisogno disperato di verità, di giustizia, di creazione, di amore… Si può rigettare tutta la parte teorica del marxismo, resta il rispetto per la sua capacità di scatenare eccitazioni che tirano via dalla morta gora del quotidiano.

Laura e Paul sono sepolti al cimitero del Père Lachaise a Parigi, nella sezione del Muro dei Federati, dove sono sepolti gli eroi della Comune di Parigi del 1871.

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