La morte di Olof Palme e le folli verità di Stieg Larsson

Il 28 febbraio 1986, il Primo Ministro svedese Olof Palme viene assassinato nel pieno centro di Stoccolma. Mentre la polizia accumula errori e false piste, il giornalista Stieg Larsson riunisce una colossale mole di documenti per cercare di determinare i moventi del crimine e l’identità degli assassini. Nel 2013, Jan Stocklassa scopre questo archivio dimenticato e riprende in mano l’inchiesta.

 

Quella sera, nel quartiere di Norrmalm il termometro segna -7˚. Il Primo Ministro e sua moglie Lisbeth rincasano a piedi, incrociando solo qualche raro passante. Sono stati al cinema con il figlio e la sua fidanzata, a vedere l’ultimo film di Suzanne Osten, di cui hanno discusso fino a qualche minuto prima. L’idea di un’uscita in famiglia è nata nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno, quando Olof Palme ha già congedato le sue guardie del corpo.

 

Un uomo che non lasciava indifferenti

 

Questo comportamento può sembrare imprudente, ma non ha niente di insolito in Svezia, dove il modello sociale aperto presuppone che anche i suoi dirigenti conducano una vita il più ordinaria e trasparente possibile. Bisogna ricordare inoltre, che qui l’ultimo assassinio politico risale al 1792, quando il re Gustavo III fu ferito a morte da un colpo di pistola per aver scontentato la nobiltà locale.

Negli anni Ottanta, Olof Palme è uno dei politici più ammirati e detestati al mondo. Segretario generale del potentissimo Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia fin dal 1968, era succeduto al lunghissimo regno di Tage Erlander, primo ministro ininterrottamente dal 1948 al 1970 e tornato al potere, dopo una breve parentesi centrista e liberale, tra il 1976 e il 1982.

Nato in una famiglia della grande borghesia conservatrice, Olof Palme diventa un militante di sinistra negli anni Cinquanta, dopo un periodo di studi in Ohio che gli ha lasciato un sentimento di rivolta contro il segregazionismo e le disuguaglianze. Molti di coloro che condividono le sue origini sociali lo considerano un traditore della sua classe.

Sostenitore di una « terza via », in un periodo in cui la guerra fredda sembrava non dover finire mai, nel corso della sua carriera politica ha criticato con uguale intensità l’intervento statunitense in Vietnam e quello sovietico in Afghanistan, ed è uno strenuo oppositore all’apartheid in Sudafrica. Tanto basta per essere considerato un sostenitore del liberalismo da alcuni, e un agente del KGB da altri.

 

Un crimine perfetto commesso da un dilettante

 

Sono le 23:21 quando i coniugi Palme si apprestano ad attraversare la via Tunnelgatan lungo la via Sveavägen. In quell’istante, un uomo li avvicina improvvisamente e spara due volte con un revolver  calibro 357 magnum. La prima pallottola colpisce a morte il Primo Ministro, la seconda ferisce di striscio sua moglie. L’assassino fugge immediatamente lungo la via Tunnelgatan, scomparendo in cima a una scalinata.

 

 

Contrariamente a quanto dichiarato dalla polizia, niente fa pensare a un killer professionista: né l’arma, un potente revolver per il quale è impossibile utilizzare un silenziatore e tirare in modo preciso numerosi proiettili per non lasciare scampo alla vittima, né la munizione blindata, considerata poco letale, né la fuga a piedi dell’assassino che, nel risalire una scalinata di 86 gradini avrebbe potuto facilmente essere intercettato da un passante o da una pattuglia di polizia.

Per il resto, le forze dell’ordine tardano ad intervenire, il perimetro di sicurezza è cosi limitato che i proiettili vengono ritrovati da alcuni passanti, le autorità sotto choc non sanno a chi affidare l’inchiesta, che segue rapidamente una pista stravagante: l’assassinio sarebbe stato commissionato dal PKK, la cui sede si trova vicino al luogo in cui si sono perse le tracce del killer.

 

L’inchiesta di Stieg Larsson

 

A quell’epoca, il giornalista Stieg Larsson si interessa già all’estrema destra. Nel 1991 dedica un libro all’argomento, mentre quattro anni più tardi ne pubblica un altro sui Democratici di Svezia, un piccolo partito infestato di neonazisti, di cui presagisce l’ascesa folgorante (otterrà quasi il 20% dei voti alle elezioni del 2018, in seguito ad una normalizzazione di facciata).

In una lettera ad alcuni amici, scritta meno di tre settimane dopo i fatti, Larsson avanza l’ipotesi che l’omicidio sia stato commesso da un militante dell’estrema destra su commissione di una rete legata ai servizi segreti sudafricani. Il movente non sarebbe tanto la difesa dell’apartheid, quanto il traffico d’armi, minacciato dalla commissione Palme.

«È la prima volta nella storia credo, scrive il giornalista in questa lettera, che un capo di Stato viene ucciso senza che nessuno abbia la minima idea di chi sia il suo assassino.» Trentatré anni dopo questa frase è ancora attuale, almeno per quel che riguarda la versione ufficiale.

Né « Expo », il trimestrale dedicato all’antifascismo da lui fondato nel 1995, né la trilogia Millenium, che lo renderà celebre in tutto il mondo qualche mese dopo la sua morte nel 2004, lo distoglieranno dal suo interesse per il caso Olof Palme.

 

Jan Stocklassa, dalla diplomazia al gonzo journalism

 

Tutto si sarebbe fermato qui, se la curiosità di un ex diplomatico e uomo d’affari svedese, Jan Stocklassa, non lo avesse spinto a interessarsi alla morte di Olof Palme, inizialmente con l’intenzione di scrivere un libro sull’influenza dei luoghi sulle persone che commettono crimini. Nel corso delle sue ricerche, lo scrittore scopre l’archivio di Stieg Larsson, conservato nella sede di Expo, dove si trova anche la lettera citata più sopra. 

Ai suoi occhi questo documento costituisce un eccellente punto di partenza, ed egli ottiene l’autorizzazione di consultare tutta la documentazione dell’archivio. Si rende conto allora che il lavoro del suo predecessore ha già scartato un certo numero di false piste, e può accelerare la soluzione dell’enigma.

Dopo aver consultato queste fonti, Stocklassa si è lanciato a sua volta in un’inchiesta durata otto anni, di cui il libro pubblicato nel giugno scorso da Rizzoli con il titolo L’uomo che giocava con il fuoco. L’ultima inchiesta di Stieg Larsson, è il primo risultato. Tradotto in varie lingue, ha avuto in patria un’eco relativamente limitata, nonostante l’immane lavoro di indagine svolto dall’autore.

Giornalista dilettante, Jan Stocklassa si mette in scena nella sua ricerca di testimonianze. Sua alleata inestimabile è una giovane ceca, che utilizza la sua rete di contatti e il suo potere di seduzione per piratare scambi di e-mail e di messaggi sui social media e ottenere confessioni registrate su microspie con alcuni dei possibili protagonisti di questo assassinio, conferendo a questa inchiesta l’atmosfera di un autentico romanzo di spionaggio. L’autore ne è convinto: la risoluzione del caso è ormai molto vicina.

 

Traduzione di Vega Partesotti.

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