Arte contemporanea in Nigeria

Tracciando una mappatura della scena emergente

Proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il terzo articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice, dedicato questa volta alla scena artistica della Nigeria.  Buona lettura.

 

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English Version

 

 

 

 

Houghton Kinsman

 

 

Le connessioni tra la produzione artistica locale e l’arte della diaspora

 

Nota come il “gigante africano”, la Nigeria ha un’alta densità di popolazione e un’economia in crescita, grazie ai giacimenti di petrolio. Il paese vanta anche una lunga e ricca storia culturale, con una tradizione artistica moderna rappresentata, tra gli altri, dall’opera pionieristica di Aina Onabolu, e una scena contemporanea che risale ai primi anni Cinquanta. Circondata da paesi con una tradizione artistica altrettanto interessante, come Senegal, Ghana e Burkina Faso, la Nigeria appartiene a una regione dell’Africa occidentale che oggi trabocca di possibilità.

 

In un’intervista del 2015 pubblicata sulla rivista Art South AfricaBisi Silva, direttrice del Centre for Contemporary Art di Lagos, in Nigeria, afferma che in Africa occidentale “vi è una vitalità e un dinamismo che sconfina quasi in un senso di urgenza”.

 

Per un paese dalla lunga e consolidata tradizione artistica quale la Nigeria, questo nuovo senso di urgenza è particolarmente evidente. Soprattutto a seguito dell’espansione del discorso artistico nigeriano sulla scena internazionale. Come afferma Marc-André Schmachtel, direttore del Goethe-Institut di Lagos, nell’intervista pubblicata su Another Africa, “negli ultimi dieci anni il discorso artistico ha assunto una portata sempre più internazionale, con la partecipazione di un crescente numero di artisti a un network globale di scambi, programmi di residenza e workshop internazionali”. Un trend che si riflette nell’opera e nel vissuto di artiste come Nkechi Ebubedike, Wura-Natasha Ogunji e Amarachi Okafor.

 

Ma l’aspetto probabilmente più significativo di questa situazione è che questa espansione, con il dinamismo e il senso di urgenza che ne consegue, è avvenuta indipendentemente e apparentemente senza alcun supporto da parte di istituzioni governative. Come afferma Silva, “tutto questo compensa le difficoltà infrastrutturali che affrontiamo ogni giorno e la mancanza di supporto da parte del Governo, che sembra avere una concezione utopistica dell’arte e della cultura, lontana dalla realtà del XXI secolo”. Un’osservazione condivisa anche da Schmachtel: “C’è ancora molto da fare sul fronte pubblico, soprattutto nel campo delle arti visive, dove non vi è alcuna forma di finanziamento o sponsorizzazione per programmi di residenza o per la realizzazione di spazi creativi, mostre, festival, archivi, musei, etc.”.

 

Per un paese che, nel rapporto 2015 del Fondo Monetario Internazionale, figura in cima alla classifica dei paesi africani più ricchi in termini di PIL, questa apparente mancanza di coesione tra finanziamento pubblico e privato non ha motivo di esistere. Ma con una popolazione di 180 milioni di abitanti (che fa della Nigeria il settimo paese più popoloso al mondo), e che continua a crescere in maniera esponenziale, l’attenzione del governo federale è diretta altrove. Pertanto, per il momento, la Nigeria dovrà contare sull’impegno di organizzazioni come il Centre for Contemporary Art, il Goethe Institut, l’Omenka Gallery e festival come LagosPhoto e la Biennale Afriperforma. Ben presto, però, queste organizzazioni avranno inevitabilmente bisogno di ulteriore supporto, dal momento che – come afferma Silva – la vera sfida, per l’arte in Nigeria, resta quella di “offrire opportunità all’interno del Paese, affrancandosi dalla soffocante dipendenza dai paesi del Nord”.

 

Tuttavia, nonostante le difficoltà, come ci ricorda Schmachtel, “vi è una fitta schiera di giovani talenti ancora da scoprire”. A partire da questa consapevolezza, dunque, tracceremo il profilo di tre artiste emergenti in Nigeria – attive nel contesto locale o nei paesi della diaspora – il cui percorso umano e artistico riflette il senso di urgenza evidenziato da Silva e il respiro sempre più internazionale della scena artistica nigeriana.

 

 

Il contributo degli artisti emergenti a un discorso in continua evoluzione

 

Ciò che colpisce maggiormente nell’opera di Temitayo Ogunbiyi, Nkiru Oparah e Nengi Omuku è la combinazione ibrida di distanza, dislocazione e diaspora. È proprio questo aspetto a rendere così interessante la loro pratica artistica. A partire da una formazione cosmopolita e dall’acuta appropriazione del patrimonio culturale nigeriano, ciascuna di queste artiste esplora temi fortemente radicati nel mondo digitale del XXI secolo. Se Ogunbiyi si concentra sui canali di comunicazione, Oparah introduce nell’arte digitale elementi di storia sociale/culturale, mentre Omuku traduce la complessità del proprio vissuto personale in auto-ritratti astratti e colorati. Ciascuna di loro riflette la maturità di una visione nella quale lo scambio culturale non è visto come esilio, ma come paradigma critico necessario alla comprensione della pratica artistica emergente in Nigeria.

 

 

Temitayo Ogunbiyi: esplorare i canali di comunicazione in diverse forme di spazio

 

Temitayo Ogunbiyi, Lovely Love Text Message Books, 2013. ph. Sam Fenstress

 

Ogunbiyi ricorre a una pratica multidimensionale che si manifesta spesso attraverso l’uso simultaneo di diversi mezzi espressivi nello spazio espositivo. Utilizzando disegno, opere tessili e collage, l’artista esplora “i canali di comunicazione contemporanei e le modalità di interazione all’interno di spazi pubblici o virtuali”. Le “interazioni con particolari comunità” le consentono di rintracciare “abitudini umane, mutamenti e gesti ripetuti”, e la sua partecipazione attiva nelle installazioni è tipica delle sue performance.

 

Temitayo Ogunbiyi, Elevator (Abeokuta to Dakar), 2014

 

Temitayo Ogunbiyi, Elevator (Abeokuta to Dakar), dettaglio, 2014

 

Temitayo Ogunbiyi, Lovely Love Text Message Books, 2013.

 

Nella mostra intitolata Am I a Thief? (“Sono una ladra?”), curata da Anastasia Stein nel 2012 presso il Freies Museum di Berlino, Ogunbiyi esplora la nostra capacità di accedere alle informazioni e alle idee tramite Internet. In un’intervista sulla mostra, l’artista si interroga a tal proposito sulle nostre modalità di interazione: “Stiamo rubando o collaborando?”. La responsabilità che ne consegue, e il modo in cui questo processo investe le nostre forme di interazione ed evoluzione come esseri umani, ci riconduce al suo interesse verso lo studio delle abitudini umane e dei mutamenti sociali. Due temi fortemente connessi al suo stesso vissuto personale. Nata a Rochester, nello stato di New York, da genitori di origine nigeriana e giamaicana, l’artista utilizza infatti oggetti come i vestiti dei genitori, i mobili della nonna e le tavole del pavimento dello zio per esplorare i nostri concetti di relazione e riflettere sulla sua stessa identità.

 

Temitayo Ogunbiyi, Untitled, 2013

 

Laureatasi negli Stati Uniti presso le università di Columbia e Princeton, Ogunbiyi vive e lavora tra Lagos, in Nigeria, e Yallahs, in Giamaica. Tra le sue mostre più importanti, “Six Draughtsmen”, Museum of Contemporary Diasporan Art, Lagos (2013); “The Progress of Love”, Pulitzer Art Foundation, St. Louis; Centre for Contemporary Art, Lagos; Künstlerhaus Bethanien, Berlino (2012); “All We Ever Wanted”, Centre for Contemporary Art, Lagos (2011); e “New Paintings”, sala riunioni S&S Hotels and Suites, Lagos (2011).

 

 

Nkiru Oparah: l’evoluzione dell’identità africana e l’incompletezza di Internet

 

Nkiru Oparah, Study n° 091814 on recognizing numbness of the chest

 

In un’intervista pubblicata sulla rivista di moda e fotografia Tabularasa, Oparah descrive il suo percorso artistico come “un riflesso dei successi e dei fallimenti dell’obiettivo primario della mia vita: l’unione con Dio”. Nigeriana di prima generazione, nata in California e cresciuta ad Atlanta, l’artista ha un bagaglio culturale e un’esperienza della diaspora simile a quella di Nkechi Ebubedike. Insieme ad Ebubedike e ad altri giovani talenti, Oparah fa parte di una generazione sempre più rilevante di artisti che operano al di fuori dei confini nigeriani ma sono legati al loro paese d’origine da relazioni familiari.

 

Nkiru Oparah, Artwork + experimentation, opera pubblicata sul primo numero della rivista IGNITE

 

Combinando fotografia, media digitali e graphic design, Oparah utilizza il collage, e la conseguente trasformazione dell’immagine, come punto di partenza per “introdurre un elemento di verità e di storia sociale/culturale troppo spesso assente nell’arte digitale”. Come per Ogunbiyi, anche nella pratica artistica di Oparah, Internet è un’importante fonte di ispirazione. Come afferma l’artista su African Digital Art, oltre ad essere una piattaforma che consente l’accesso a una molteplicità di media e di immagini, “il flusso di Internet, con la sua incompletezza, associato a un’identità africana in continua evoluzione, mi ha introdotto all’elaborazione grafica dell’immagine”.

 

Nkiru Oparah, study n°082914/090114

 

Oltre che su African Digital Art, i lavori di Oparah sono apparsi su Contemporary And, Okayafrica, Rookie Magazine e sul Guardian Africa Network. Oparah si è laureata in psicologia presso l’università della Georgia, specializzandosi successivamente in Fashion Marketing alla Parsons School of Design.

 

 

Nengi Omuku: l’auto-ritratto astratto come viaggio metafisico

 

Nengi Omuku, Blue Corkscrew, 2012

 

Nata nel 1987, Nengi Omuku vive e lavora in Nigeria. Si è laureata e specializzata presso la Slade School of Art di Londra e i suoi lavori sono esposti alla Omenka Gallery. Al centro della sua pratica artistica, dominata in prima istanza dalla pittura, vi è un’ampia gamma di temi, tra cui l’identità razziale, la comprensione e l’appartenenza reciproca.

 

Come riporta l’Omenka Gallery, “l’artista indaga le possibili trasformazioni della figura umana, partendo dall’assunto che le cose non solo possono sembrare, ma anche essere diverse da come appaiono”. Con il preciso intento di esplorare la figura umana in tutte le sue forme, l’artista torna più volte all’idea dell’auto-ritratto astratto per documentare “il suo viaggio o la sua fuga personale attraverso molteplici livelli di energia ed espressione”. Tali astrazioni vivono di vita propria. Esplodendo sulla tela, si modulano in forme antropomorfe dai colori vibranti, evocando un viaggio metafisico o spirituale. L’abbandono della forma fisica “la conduce in un nuovo territorio, espressione momentanea di identità trasfigurate rispetto alla realtà del presente e rianimate attraverso il segno e il colore”.

 

Nengi Omuku, Oh Gingy, 2012

 

Nengi Omuku, Botticelli, 2012

 

Nel 2011 Omuku ha ricevuto dalla UCL di Londra la borsa di studio Nancy Balfour Art, che si aggiunge a quella della Rivers State Sustainable Development Agency (RSSDA), conferita dal governo nigeriano. Tra le sue mostre più importanti, “A State Of Mind”, Omenka Gallery, Nigeria (2015); la personale “To Figure an Encounter”, Open the Gate, Londra; e “Deep Cuts, Last Measures”, Stephen Lawrence Gallery, Londra (2011).

 

 

 

 

Traduzione a cura di Laura Giacalone

 

Con il sostegno di  

 

 

 

Qui l'articolo su Another Africa

Nkiru Oparah, Poetics of reverie, 2014

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