Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

19.12.2014

La signora dell’inverno

A mitigare la struggente spigolatura autunnale delle ultime rose ci soccorre la Camellia sasanqua. Più simpatica e amabile della japonica (dai fiori primaverili troppo lourds ai miei occhi), la sasanqua possiede due qualità impagabili: fiorisce per tutto l’inverno con un’abbondanza di boccioli che si schiudono uno via l’altro e – a dispetto dell’opinio communis che pare conosca solo le japonica – sprigiona da corolle e foglie un sottile profumo di tè verde.     Anch’essa, infatti, appartiene al medesimo genere della Camellia sinensis, la pianta del tè per l’appunto; benché dalle sue lucide, seghettate foglie non si ottenga l’eccitante bevanda, gli orientali sono usi aggiungere in tazza...

31.10.2014

Sambuco

«L’è ’n sambüc» diceva mia madre di un sempliciotto o di uno con poco senno, privo insomma di midollo (o di anima) come l’arbusto (Sambucus nigra) che s’incontra sul limitare di boschi. Ma di sambuco era il flauto di Mozart, magico contro malefici e sortilegi, e un costume contadino vuole che, davanti ad esso, ci si inchini sette volte, tante quanti i doni che elargisce. In Tirolo infatti lo si chiama “farmacia degli dèi” e in Sicilia lo si crede ammazza serpenti.     Rustico e pollonifero, prolifera nelle radure umide e lungo i corsi d’acqua dove allarga una chioma aperta e irregolare, sorretta da una ramificazione sinuosa e pendula. Le foglie, decidue imparipennate composte da cinque o sette segmenti...

27.09.2014

Ortensie

Le conosciamo con il nome femminile di Ortensia che le designa da quando il naturalista francese Philibert Commerson, secondo la vulgata maior, volle dedicarle a M.lle Hortense de Nassau, figlia del principe Karl Heinrich, libertino e appassionato botanico, con lui al seguito di Louis Antoine de Boungainville nella famosa spedizione giramondo del 1766-1769. Solitamente le associamo ai grandi globi bianchi oppure sfumati di rosa o azzurro (secondo la qualità del terreno che le ospita: alcalino per il rosa-rosso, acido per l’azzurro-blu) che, nel peggiore dei casi, proseguono la loro esistenza in essiccati, polverosi bouquets dal gusto rétro.   Ma la catalogazione scientifica del genere è Hydrangea e le specie diverse — pur anco rampicanti (H....

13.08.2014

Gelsomini e non

Impossibile dissentire da Ippolito Pizzetti quando, alla voce Jasminum della sua guida Fiori e giardino (Garzanti), così esordisce: «Chi ha un giardino e non coltiva J. non è meno da compatire di chi ha un giardino e non coltiva Rose». Ma non tutti i gelsomini sono gelsomini, non tutti i gelsomini sono bianchi, non tutti profumano né tutti hanno lo stesso profumo.   Il genere Jasminum appartiene alla famiglia delle Oleaceae: noto in Italia fin dal Quattrocento, comprende circa duecento specie, per lo più d’origine asiatica. Tra le più note il sambac, dal grande fiore bianco finemente profumato d’arancio (Cosimo I de’ Medici, primo anche nel possederlo in Italia, si dice ne fosse gelosissimo); l’officinalis, pieno di grazia e tuttavia resistente al freddo; il mesnyi (alias primulinum...

21.06.2014

Aquilegia o Amor nascosto

Eleganti e leggere (eleganti perché leggere), le aquilegie sono le farfalle boschive dei giardini, specie se oscillanti tra alti fili d’erba. Le doppie corolle – una di sepali l’altra di petali – monocrome o bicolori, con o senza speroni (arcuati o diritti, le orientano verso l’alto o verso il basso), fanno capolino su steli rigidi ma contornati da frastagliate foglie glauche, ariose e leggiadre quanto il fiore.   Facili e rustiche, quest’erbacee montane e perenni prediligono gli angoli umidi ma si propagano e ibridano spontaneamente, spuntando là dove meno te le aspetti con le tonalità più disparate e insolite rispetto ai capostipiti: azzurre o blu, lilla o viola, bianche o rosa, giallo oro o limone, arancio, porpora...

24.05.2014

Giardini di carta e Ornitorinchi

Nel benemerito archivio storico on line del quotidiano «La Stampa» che ci illude di vivere in un paese organizzato e propizio al lavoro di ricerca, mi sono imbattuta in un articolo di Ippolito Pizzetti. L’inserto culturale «Tuttolibri» del 18 febbraio 1984 dava spazio a un’inchiesta sul rapporto degli scrittori con la natura, e Pizzetti vi interveniva con una tesi amena (almeno per me): «non c’è scrittore italiano dove le cose della natura assurgano a protagoniste, abbiano non la forza mitologica di un’idea, ma partecipino quali soggetti di una vicenda, o parti o riferimenti costanti del discorso».   Era, per lui, una questione di sguardo, principalmente, e di cultura. Una cultura generata da un Cristianesimo che,...

20.04.2014

Addii all’ombra delle magnolie

Dobbiamo alle magnolie orientali, caducifoglie e arbustive, le prime sontuose fioriture primaverili. Tra marzo e aprile i rami ancora nudi si ricoprono, a seconda delle varietà, di nuvolose, sfarfallanti corolle bianche, crema, rosa o viola-porpora. Solo a petali caduti compaiono le foglie poi, in autunno, sul finire del ciclo vegetativo, i frutti attraenti quando scoprono i semi scarlatti.   Il genere, antichissimo (abbiamo fossili risalenti a cinque milioni di anni fa), venne così battezzato in onore di Pierre Magnol (1638-1715) che introdusse in botanica il concetto di famiglia. Alla fine del Seicento gli inglesi scoprirono le specie arboree, sempreverdi e fragranti, d’origine americana: la virginiana prima (1688), poi la più diffusa grandiflora....

12.04.2014

La linea della palma

Se le sta mangiando una dopo l’altra il famigerato coleottero noto come il punteruolo rosso della palma (Rhynchophorus ferrugineus). Sembrano in salute, il ciuffo esotico alto sul fusto dritto e vigoroso, ma internamente minate collassano di botto. Da tempo siamo in piena emergenza: il flagello asiatico (il curculionide è originario dell’Asia sudorientale) ha invaso il territorio nazionale nel 2004, per l’incauto acquisto di un vivaista che lo importò dall’Egitto. In pochi anni, dalle regioni meridionali è risalito fino in Liguria dove persino i topi lamentano gli approdi panoramici («e il volo da trapezio/ dei topi familiari da una palma»; Montale, Proda di Versilia). La mutazione del paesaggio è dolorosissima: alla peste...

28.02.2014

Bambù

Alle scuole elementari avevo una maestra brava ma terribile. Terribile con i bambini meno protetti, ai quali non lesinava bacchettate sulle dita con il righello, o sulla testa con una lunga canna di bambù con cui riusciva a raggiungere gli ultimi banchi dell’aula. Ebbene, quella canna di bambù alla maestra la procurai io. Io la chiesi al nonno.     Un folto boschetto di Phyllostachys ricopriva e rinsaldava una ripa scoscesa del suo campo davanti casa e lo riforniva di tutori per l’orto. Ricordo il giorno in cui portai orgogliosa quella liscia e lunga canna giù dall’erta del quartiere alto, dove tutt’ora s’affaccia sul paese la casa dei nonni materni, fino al piano e alla scuola come un soldatino porta il vessillo, uno...

11.01.2014

Asini, cardi e Carducci

Non li so coltivare né cucinare (quelli di mia suocera, cotti nel latte, erano buonissimi!). Così, in un angolo dell’orto, tutte le estati lascio fiorire il mio cardo gigante: una grande Menorah verde dai ceri violetti che s’innalza oltre i due metri a recitare il suo ringraziamento. Le grandi foglie grigio-argentee costolute, incise e pungenti, avvolgono un fusto legnoso che dirama in bracci con al vertice capolini squamati che allogano piccoli fiori tubolari, spiumii rossoblu.     Onopordum (pare infatti che ai golosi onagri provochino turbolenze intestinali) è il nome scientifico e sonoro di alcune varietà. Ma meglio non infilarsi nel ginepraio dei nomi di queste erbe aculeate, cugine del carciofo e pur esse commestibili:...

16.11.2013

Datura. Il fiore del diavolo

La mia, in vaso, regala l’ultima lussuosa fioritura a novembre. Di sera, in portico al riparo dei primi freddi, le campanule rostrate della Datura profumano intensamente di vaniglia. È carica di lunghi boccioli pieghettati: si svolgeranno a ventaglio, aprendosi come girandole, e regaleranno altre notti d’incanto. In verità dovrei chiamarla Brugmansia, perché si tratta del genere arboreo e non erbaceo di una pianta delle solanacee, la famiglia delle patate per intenderci. I botanici le hanno ascritte a due generi diversi, ma da Linneo fino all’altro ieri erano entrambe classificate come Datura, di qui la possibile confusione nominale.     L’erbacea Datura Stramonium, annuale (ma molte le varietà perenni o dai doppi...

31.10.2013

Halloween: morti e zucche

Ho un debole per tombe e cimiteri tramandata da un’ossessione familiare per il culto dei morti. Mi piacciono i pipistrelli, topi dalle ali di velluto. E mi piacciono le zucche. Non necessariamente tutto insieme; tant’è che Halloween è festa che non mi entusiasma. Ma basta andare in Inghilterra tra ottobre e novembre e la prospettiva cambia. Sarà per la suggestione dei piccoli cimiteri con le croci celtiche delle pievi campestri, tra i grandi alberi colorati d’autunno e l’erba verdissima per le pioggerelle costanti.   Sarà per l’atmosfera gotica di certe sere alla luce fioca dei vetusti vicoli oxoniensi, o della deserta dickensiana Londra di Temple, quando tra la bruma non ti stupiresti di veder brillare il bagliore di...

26.10.2013

L'albero sacro dei Maya

Napoli è città che ti marchia a fuoco, nelle carni e nello spirito. Può succederti, nella piazza pedonale dedicata a Dante, di essere investita da uno scooter e, a bordo del medesimo, trasportata al vicino ospedale dei Pellegrini. Ma poi, esser ripagata della disavventura da un’inattesa fioritura esotica, così spettacolare che ti par d’essere in Messico o in Argentina.       Anna Maria Ortese, una che di Napoli s’intendeva e ben conosceva le sue «infinite risorse», la «sua grazia naturale», quel suo «vivere pieno di radici», scrive: Qui, non so per quale bizzarria della natura, rovesciamento delle sue leggi, che del resto nessuno sospettava, tutte le cose, il bene e il male,...

12.10.2013

Il clandestino del Paradiso

Era antipatico anche a me l’ailanto (Ailanthus altissima o glandulosa), introdotto in Europa dalla Cina qualche secolo fa. Rustico, vigoroso, rapido nella crescita e nel riprodursi per seme o per ricaccio di polloni, competitivo a tal punto da colonizzare vaste zone marginali e aree dismesse, sfruttare aiuole poco curate, fessure di muri e cortili.     Si impadronisce di radure e vallate spodestando la vegetazione originaria – come nel caso dell’isola di Montecristo – anche per allelopatia: radici, corteccia e foglie rilasciano molecole inibitorie della germinazione e dello sviluppo delle piante vicine. Insomma, un vero demonio! In barba al nome popolare di albero del Paradiso coniato in omaggio alla verticalità considerevole. Come se...

29.08.2013

L'erba delle talpe

In giardino ricevo i gatti vagabondi in visita per la merenda; allo stesso modo accolgo, con maggiore disponibilità di un tempo, le erbe randage. A mitigare la mia ossessione per le invasioni indesiderate  sono stati i testi di Gilles Clément e, soprattutto, l’incontro con un delizioso libretto di Maurice Maeterlinck.     Nell’Intelligenza dei fiori il drammaturgo e saggista belga sollecita attenzione non solo per i colori e i profumi di fiori e piante, ma anche per l’ingegnosità delle loro strategie di sopravvivenza.    Pensiamo ai vegetali come creature ferme, le radici li nutrono ma li legano indissolubilmente al suolo. Maeterlinck racconta con garbo quali raffinatissime, molteplici, diversificate armi d...

06.08.2013

Il cocomero degli asini

«The exciting fruits are always an amusement to catch the uninitiated observer», è l’ironica clausola alla voce Ecballium elaterium del manuale inglese sulla flora selvatica mediterranea (M. Blamey-C. Grey-Wilson, Wild flowers of the Mediterranean, A&C Black, London).       Lo consultai per identificare la strana pianta che mi fece sobbalzare di sorpresa mista a spavento lungo un sentiero della Basilicata. Si trattava certo di una parente del cetriolo per il fusto prostrato, peloso e scabro, per i fiori femminili isolati, gialli, a cinque petali, portati all’ascella di foglie triangolari, alterne, spesse e ispide, dal grosso picciolo e margine dentellato. Infatti vi trovai la pianta classificata tra le cucurbitacee, me stessa...

01.07.2013

Eucalipto. L'albero dei Felici Pochi

Ebbi in dono, da ragazza, una collana d’argento, povera e bellissima, di capsule d’eucalipto. Apprezzai la forma esotica degli involucri legnosi infilati in coppie a formare sfaccettati prismi, profumati e cilestri. Ma non sono tipo da monili, benché arborei e, presto, me ne stancai. Allora, analogie simboliche o letterarie non interferirono a rendere evocativo, e caro, l’oggetto. Non avevo, allora, letto Il mondo salvato dai ragazzini.      Nel manifesto sessantottino di Elsa Morante, gli eucalipti sono gli alberi dell’origine, le «prime creature» dell’«isola misteriosa» dove si torna adolescenti e tutto ricomincia, e l’ambiguità metamorfica è regina. Alberi edenici che presiedono...

16.05.2013

Albicocco

«Stelle e alberi da frutta in fiore. La permanenza completa e l’estrema fragilità danno ugualmente il sentimento dell’eternità» (Simone Weil, Quaderno I, a c. di Giancarlo Gaeta, Adelphi). È esattamente questo il senso di ossimorica vertigine che ci può cogliere, all’arrivo di ogni buona stagione, di fronte alla fioritura di un fruttifero. Più travolgente se si tratta di un prunus armeniaca, l’albicocco, conosciuto dai cinesi ben prima dell’era cristiana e diffuso in Europa dai romani con la conquista dell’Armenia.     Nel mettersi il vestito della festa, l’albicocco è precoce come vuole il suo allegro nome, esito di una curiosa vicenda etimologica. La primaticcia...

19.03.2013

Le trame del carrubo

Ignara di usare un toscanismo di derivazione colta, mia madre nel suo vernacolo bresciano le chiamava cornacchie. Niente a che fare con i corvidi dominatori dell’urbe e del contado. La voce greca keràtion, e il calco tardo latino cornulum, vale sia piccolo corno che carruba,  il bruno pendulo baccello (siliqua in latino) frutto dell’albero del carrubo (Ceratonia siliqua). Da qui anche la voce carato, l’unità di misura dei diamanti, derivata dal peso pressoché costante dei piccoli duri semi delle carrube.   Le ho assaggiate da piccola, quando erano già in disuso e avevamo ben altri dessert, ma per la generazione di mia madre sono state spesso i soli dolcetti disponibili. Tant’è che, ridotte in farina e con l’...

26.02.2013

I fiori del gelo

Ha i suoi fiori anche l’inverno: ellebori, camelie sasanqua, gialli gelsomini (jasminum nudiflorum). Ma il fiore del gelo è il Chimonanthus praecox o calicanto invernale. Arbusto cinese, rustico, dal portamento rigido, un po’ sgraziato: i giardinieri accorti lo accompagnano a cespugli più composti dalla fioritura diversificata, lo addossano a muri a secco o a fianco di sempreverdi esaltanti il giallo paglierino dei fiori.        Quando le lunghe foglie lanceolate cadono, sui rami spogli i boccioli ascellari sono già pronti. Da dicembre a febbraio, i fiorellini di cera si aprono e mostrano un cuore rosso cupo e profumatissimo. Non hanno corolla né petali e, come suggerisce l’etimo (calicanto: fiore a calice),...

24.01.2013

Alberi d’inverno

Nudi sono più esigenti. Richiedono curiosità concentrata, sguardo contemplativo. D’inverno, gli alberi spogli riservano i piaceri segreti di una natura mai in letargo, che sa sempre stupire.   Vischio su pioppo e edera   I rami, esili e folti, degli olmi ricadono nuvolosi dall’alto; i cercis si tengono stretti alle brocche i bruni baccelli. Le pendule samare cartacee impreziosiscono ancora aceri e ailanti, e le liquidambar si fanno notare per le nere sfere aculeate.  I codini rosatenero dei noccioli dondolano infreddoliti, e gli ingannevoli coni dei liriodendri paiono boccioli prossimi alla fioritura: celano invece semi alati.   Infruttiscenze di liquidambra e samare di ailanthus altissima   Ma è con la nebbia e...

03.01.2013

I diospiri di Clizia

“I migliori sono quelli del ragno”, diceva mia madre dei kaki. E il ragno non era l’artropode, ma il disegno delle linee nere nell’arancio al colmo del frutto, che da lontano sembra un aracnide intento a suggerne il dolce.   Per noi al nord, i kaki (per favore, chiamatelo kaki anche al singolare) sono i nostri agrumi. Non v’è brolo o pomario rispettabile senza un albero di diospiri (Diospyros kaki) ben potato, per frutti a portata di mano. Come l’arancio, è cinese d’origine e assai ornamentale: chioma tondeggiante compatta, larghe foglie ovali dall’apice pronunciato, lucide nella pagina superiore, d’un bel verde scuro in piena vegetazione, viranti in autunnali sinfonie di rossi. Poi, a novembre, sui rami spogli...

13.12.2012

Topinambùr

Dove sono finiti i topinambùr? In questa declinante stagione le gialle corolle di Helianthus tuberosus ci confortano con minor assiduità dai margini delle strade. Che la crisi aggressiva abbia indotto gli italiani a procurarsi i tuberi eduli, anziché nelle botteghe (costose) degli erbaioli, lungo i fossi dove facili si propagano e aprono i solari capolini sugli alti, dritti steli?   Difficile crederlo. Li avrà sfatti l’altalenante estate di torrenziali acque e caldi tropicali.   Il loro poeta, Andrea Zanzotto, che più di un inno ha intonato a questi “favi di luce soavi” avrebbe lamentato il diradarsi dell’“irreggibile/trapungere d’autunno” (Riletture di topinambùr, Sovrimpressioni):...

18.11.2012

L’olea dell’Ingegnere

I parchi delle nobiliari dimore che occhieggiano dalle rive dei grandi laghi lombardi ne esibiscono vetusti esemplari: notevoli per dimensioni – s’alzano oltre i cinque metri – quelli a mancina della scalinata di Villa Erba a Cernobbio, residenza che fu di Luchino Visconti. Più a est, nel triangolo lariano, presso la mite bacinella del Segrino, l’odiata magione dell’ingegner Gadda è ancora lì, benché rimaneggiata e riconvertita in condominio. All’ingresso, in un angolo del giardino, vegeta tuttora l’olea descritta mirabilmente nella Cognizione del dolore, a testimoniare la presunzione snobistica di villa Pirobutirro e delle villule brianzole:   L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il...