AUTORI
Andrea Pomella
18.06.2016

Sulle tracce del Goofus Bird / Roma. L’ex manicomio di Santa Maria della Pietà

Nel Manuale di zoologia fantastica, Jorge Luis Borges descrive il Goofus Bird, definendolo “un uccello che costruisce il nido a rovescio e vola all’indietro, perché non gli importa del posto dove va, ma di quello dove stava”. A un nido rovesciato assomiglia la pianta del parco di Santa Maria della Pietà. O a un fiore. O, meglio ancora, alla superficie d’uno stagno in cui qualcuno ha gettato un sasso, e le cui onde concentriche si propagano fino alle rive più estreme. L’istituzione fu fondata nella metà del Cinquecento da un sacerdote e da due laici vicini a Ignazio di Loyola. Sorgeva allora nei pressi di Piazza Colonna, ed era preposta all’accoglienza dei pellegrini attesi per l’Anno Santo del 1550. Ma il progetto vero e proprio di una Città della e per la pazzia vide la luce solo agli...

26.04.2016

Roma. Facce da sindaco / I volti dei candidati

Nel pomeriggio di sabato sono passato sulla via Salaria, nel tratto che va dal Grande Raccordo Anulare di Roma allo svincolo per la Tangenziale Est. Un tempo la percorrevo ogni mattina; era una strada assolata, spesso congestionata dal traffico. Da quando invece ho cambiato zona e vita e tutto il resto, la Salaria è diventata soprattutto una delle principali vie della prostituzione. Tuttavia immagino che non ci sia un nesso fra me che cambio vita e il fatto che l’antica strada romana, costruita per trasportare il sale dal guado del Tevere alla Sabina, si sia nel frattempo popolata di puttane, puttanieri e papponi. Fatto sta che, quand’ero ragazzo, questa qui era una semplice consolare schiacciata tra la ferrovia Roma-Firenze e la valle del fiume, che collegava le borgate di Settebagni (...

20.03.2016

Sul deserto delle nostre strade (Pigneto)

La notte che ha preceduto il giorno del mio giro al Pigneto mi è venuto qualche pensiero, perché il giro al Pigneto avevo deciso di non volerlo fare, perché del Pigneto non si può più scrivere né se ne può parlare, il Pigneto è come uno che gli è venuto un esaurimento nervoso e non sai mai come ti si presenterà all’appuntamento. È un problema che a me pare complicatissimo ma che tuttavia mi tocca affrontare se ho questa pretesa di mappare i quartieri di Roma.    Io ci vado spesso al Pigneto, ci vado la sera, come più o meno tutti, ne ho perciò una visione non già astratta, bensì pragmatica, ma comunque vagamente allucinata. È di questa morfina che devo sgombrare la mente. Perciò ho chiesto a N. di accompagnarmi, le ho detto: “Scegli un giorno un po’ meno sfavorevole”, e lei ha...

13.02.2016

“Com’era nuovo nel sole Monteverde Vecchio”

Ho chiesto a T. di fare una passeggiata con me a Monteverde. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a Torino sette mesi fa. Siamo andati a cena in un ristorante vicino alla stazione di Porta Nuova. Il cameriere ci portava le cose e ci diceva: “Grazie”. Noi provavamo a dire “grazie” prima di lui, ma il suo “grazie” era prevaricatore, era un “grazie” che non lasciava scampo. T. è uno scrittore. “Ci torniamo anche quest’anno”. Intende dire nel ristorante vicino a Porta Nuova. Intende dire durante i giorni del Salone del Libro. Lo dice mentre mi indica la strada. Sono passato a prenderlo in macchina a casa sua perché fa freddo e lui abitualmente si muove in motorino. È domenica mattina, e c...

24.01.2016

Balduina, Roma. Che cosa sono venuto a cercare?

Due giorni fa mi ha scritto F.: “Ci vediamo a Belsito. C’è un’edicola, si chiama Lo Strillone, è in viale delle Medaglie d’Oro 429. Non ci sarà nessuno, sarà bellissimo”. F. è la mia guida, è cresciuta fra queste strade, ha insistito affinché ci vedessimo di domenica per fare il giro del quartiere: “A Balduina è una perenne domenica pomeriggio”. Belsito è la zona di piazzale delle Medaglie d’Oro che si affaccia sulle pendici del parco della Vittoria, rientra nella categoria dei toponimi confidenziali (Roma ne è piena: “piazza Quadrata”, “l’Esedra”, “la Rotonda”…), ossia è uno di quei nomi propri di luogo che fanno...

18.01.2016

Amelia Rosselli a via del Corallo

Sul Corriere della Sera del 12 febbraio 1996 c’è un articolo di Dino Martirano. Comincia così: “Alcuni vicini l’avevano vista aggirarsi sul ballatoio del vecchio palazzo di via del Corallo: qualcuno le aveva gridato di stare calma e di tornarsene nel suo appartamento. E lei, raccontano altri condomini, si era ritirata docilmente. Era rientrata e si era attaccata al telefono per parlare con Giacinta Del Gallo di Roccagiovine, l’amica che ha tentato invano di dissuaderla. Ma è mancato il tempo necessario perché quando la Del Gallo è salita al quinto piano non c’era più niente da fare. La porta di casa era spalancata e in cucina c’era una sedia appoggiata al davanzale della finestra. Il corpo della poetessa Amelia...

03.01.2016

Visita a Testaccio

Tempo fa, a Testaccio, mentre languivo in macchina alle pendici del monte dei Cocci, passò una carrozza trainata da un cavallo, e udii la voce del cocchiere che borbottava: “Daje che nella prossima vita io so’ er cavallo e tu er vetturino”. Il cavallo era schiantato dalla calura, e in quel momento il pungolo del padrone dev’essergli sembrato l’unico conforto. Per tratteggiare con una battuta una scena che si svolge in un’era futura di reincarnazione, dove cavallo e vetturino si scambiano i ruoli in una forma di compensazione delle fatiche terrene, ci vuole un dialogo delicato, una teatralità tutta romanesca, nutrita da scherno, affetto e sapienza popolare. La romanità in questo è molto simile alla napoletanità, con una...

30.08.2015

Prati. Roma. Ovunque crediamo nell’imperturbabilità del passato

Sono venuto nel quartiere Prati, fra le strade monotone e fastose della Roma umbertina, perché dovevo comprare una guida turistica. È agosto inoltrato, nei giorni passati ho battuto in lungo e in largo le librerie di Roma, e a quanto pare le ultime copie della Lonely Planet Provenza e Costa Azzurra si trovano sugli scaffali della Feltrinelli di viale Giulio Cesare. Mia moglie e mio figlio sono al mare, io sono rimasto in città a lavorare. Quando loro torneranno, faremo insieme il viaggio in Provenza. Ma questo succederà solo alla fine del mese.     Parcheggio in via Famagosta davanti a un bistrot. C’è una ragazza seduta a un tavolo all’aperto che fa colazione con un cornetto e un bicchiere di latte. La strada è spopolata...

09.05.2015

Questo mondo è sfuggente

Mentre sto uscendo di casa per la prima di queste passeggiate mi appunto una frase di Harold Brodkey. La frase è in un racconto intitolato Suo figlio, tra le braccia, in alto nella luce che si trova nella raccolta Storie in modo quasi classico (in Italia è pubblicata da Fandango nel 2013 con la traduzione di Delfina Vezzoli). La frase dice: “Questo mondo è sfuggente. Ma qualcuno che si lascia osservare non è sfuggente, non fa male”.   Sono le nove del mattino, il marciapiede davanti al portone è invaso di mobili e vecchie suppellettili scrostate dal tempo. Il mio primo pensiero è: “Cristo, un nuovo trasloco”. Sono ancora scioccato dal ricordo del nostro ultimo trasloco, cinque anni fa. Allora venivamo via da un...

20.04.2015

Non di soli soldi

Verso la fine degli anni Novanta lavorai come grafico editoriale in un giornale di annunci immobiliari. Risposi a un’inserzione su Porta Portese e mi fissarono un colloquio. Due giorni dopo mi presentai al terzo piano di un bel palazzo umbertino nel quartiere Prati. Era un bollente pomeriggio di luglio e c’erano due uomini, uno piemontese e l’altro romano. Lessero il curriculum e mi dissero che secondo loro ero la persona giusta per quel posto, aggiunsero che intendevano assegnarmi il ruolo di coordinatore dell’ufficio grafico. Erano gli anni in cui cominciavano a spuntare i primi free press, e il nostro era appunto un free press. Ci rivedemmo a fine agosto per la prima riunione di redazione. In quell’occasione ci annunciarono che il numero zero doveva essere...

13.10.2014

L'agente immobiliare

È una mattina di fine luglio e sono al lavoro. L’ufficio è bollente, i pessimi infissi e il cemento delle pareti sprigionano tutto il caldo immagazzinato durante la notte, quando lo stabile è chiuso e i condizionatori rimangono spenti. Da un mese, o giù di lì, io e la mia compagna ci siamo messi in cerca di una nuova casa. Non vogliamo solo cambiare casa (il bambino cresce e gli spazi sembra che si rimpiccioliscano ogni giorno di più), vogliamo cambiare quartiere, vita. Abbiamo pochi soldi e molte pretese, e le idee niente affatto chiare.   Un tempo, per trovare casa, si avevano tre possibilità: 1. Indossare un paio di scarpe comode e fare la ronda per ore, sbirciando i cartelli con scritto Vendesi appiccicati sui portoni...

08.09.2014

Cronoprogrammi

Conosco un tale che un tempo faceva un mestiere inutile. Era un bravo ragazzo, uno con la testa a posto, era sempre gentile e cordiale con tutti e in un certo modo sentivo di volergli bene. Lavorava in un dipartimento pubblico, uno di quei calderoni in cui la forza lavoro eccede di molto il reale fabbisogno di manodopera e in cui i dirigenti hanno necessità di inventare in continuazione nuovi lavori per tenere occupati dipendenti che altrimenti ammuffirebbero di tristezza in una bestiale inoperosità. Lui era uno di quei dipendenti, una delle mele migliori in una cassa di renette esposte al sole e destinate a marcire. Aveva due lauree: una laurea in Lettere e una in Sociologia del lavoro. Nel dipartimento lo avevano assegnato all’ufficio qualità. Ora, pensate...

21.07.2014

Il responsabile delle risorse umane

In Post Office, Bukowski scriveva: “Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare”. Bukowski si riferiva alla qualità del saper stare al mondo propria della razza di scioperati, beoni, ladri e imbroglioni che popola i suoi racconti. Non si riferiva al non-lavoro di chi per paradosso, invece, un lavoro ce l’ha, ma è uno di quei freddi lavori burocratici che non si capisce a che servono, un lavoro inutile.   Forse Bukowski ignorava che ci vuole cervello anche per cavarsela annaspando per anni dietro velleitarie linee guida che sembrano fatte apposta per non servire a niente, ma che tuttavia, in questa gloriosa contemporaneità di cui facciamo parte, intere masse di...