incontroluce
Anna Stefi

Nata a Milano, dove vive. Laureata in filosofia e psicologia, un dottorato in letteratura, diretta alla psicoanalisi.

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anna.stefi@doppiozero.com

09.09.2019

"Io non voglio guastare. È creare che voglio" / Possiamo salvare il mondo prima di cena

Ho lavorato come barista dal 1996 al 2016 e ho smesso di dovermi lavare ogni sera i capelli, intrisi di fumo, nel 2003. Me la ricordo la legge del divieto: mai avrei creduto alla sua efficacia. Accadde davvero; quello che non riesco bene a ricordare è come si arrivò lì. Prima il veto aveva riguardato i cinema; ero piccola, ne ho memorie indirette: mio padre tra smettere di fumare e smettere di andare al cinema – non concepiva, fumatore, un cinema senza fumo – smise la sigaretta. Cancro, fumo passivo, riduzione dell’attesa di vita: sono parole che sono diventate spettri, non so bene in che ordine e con che scansione temporale. La legge ha reso possibile qualcosa che non sarebbe avvenuto, certo, ma le leggi non provengono da un’entità astratta e illuminata. Qualcosa, nell’arco di anni, ha...

17.03.2019

Domani, al Circolo dei lettori di Torino / Gratitudine. Un'antologia

Domani sera alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino il terzo dei nostri incontri dedicati ai Sentimenti positivi: Anna Stefi parlerà di gratitudine.   “nulla di bello e amabile viene agli uomini senza le Cariti”, dice Teocrito. Ma come erano venute le Cariti agli uomini? Come tre pietre grezze cadute dal cielo, a Orcomeno. Solo in epoca tarda furono poste statue in figura di donne accanto a quelle pietre. Ciò che cade dal cielo è l’innominabile, per sempre. Eppure l’uomo deve sempre conquistarsi quelle pietre, o fanciulle dalle belle trecce, se vuole che i suoi canti siano “colmi del respiro delle Cariti”. Come fare? Dalle Chàrites si passa alla chàris, dalle Grazie alla grazia. E quale sia il rapporto con essa ci indica Plutarco: “Gli antichi, Protogene, chiamarono chàris lo...

15.01.2019

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la...

06.12.2018

Teatro delle Albe / Fedeli d’amore

“Non lo vedete Amore? Ma come non lo vedete?”   Ermanna Montanari racconta in Miniature campianesi, libro autobiografico d’infanzia e di età matura, di un sogno ricorrente che l’ha accompagnata per anni: un sontuoso cancello, due ante enormi di ferro battuto disegnate con ornamenti in forma di fiori, pennacchi a fulmine e un grosso chiavistello. Nel sogno non vi è nebbia: un forte vento, un urlo che attraversa il suo corpo di bambina, il vestito bagnato, la voce che non esce. Un urlo inghiottito. Dall’altra parte dell’aia l’ombra di un animale pauroso. Il cancello, racconta, è inciampo: Campiano.   Enrico Fedrigoli, Fedeli d'amore, 2018. Qui, è invece la nebbia: Ravenna. È la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. La tomba, il Sommo Poeta esule, profugo, sul letto di morte...

29.11.2018

Lo scandalo della scuola / Topo Federico, gli insegnanti e il cuore

Una favola di Leo Lionni, Federico, racconta di un topo guardato con biasimo dagli altri topi perché manca di fare il proprio dovere mentre tutti si adoperano nel raccogliere frutta e legna per la stagione fredda alle porte. Federico guarda fiori e colori, contempla le nuvole; appare assorto, svagato, non porta nessun seme al rifugio. L’inverno arriva e le provviste finiscono. I topi, stretti l’uno all’altro, non immaginano come attraversare, senza più cibo né legna, i mesi rigidi ancora a venire. Federico si fa un poco più in alto di loro, e, da un immaginario pulpito di un immaginario rifugio di sassi, inizia a raccontare le storie e le immagini di cui ha fatto scorta, mentre non si avevano per lui che sguardi di rimprovero. Le parole di Federico scaldano, sfamano e portano luce. Ai...

13.07.2018

Da vicino nessuno è normale / Margini. Otello Circus a Olinda

I manicomi sorgono abitualmente alla periferia delle città, scriveva Franco Basaglia in un testo del 1965, in zone isolate, circondate da mura che diano il senso preciso della separazione. La figura del malato di mente, espressione di una rottura della norma, è un’immagine da tenere a distanza perché non abbia a turbare il ritmo di una società che non si sente responsabile dei suoi frutti negativi e crede di risolverli allontanandoli da sé.    Prove Otello, maggio 2018, ph Vasco Dell'Oro. Il malato di mente come figura che abita i margini: non è la sola, in questo tempo, e non è pensando solo a lei che queste parole appaiono di una faticosa attualità.  È in questa società che l’uomo, sottoposto alla tirannia della normalità, si ammala.    Olinda – progetto...

20.06.2018

Asociali / Rom, anatemi, tweet e paura

Non si sono oscurate d’improvviso le luci del cielo, né per le strade si sono levate barricate. La storia e lo sguardo retrospettivo consentono di vedere con chiarezza i fenomeni, stabiliscono gli inizi, il decorso, la durata. Rintracciano le radici. Forse dovremmo, con coraggio, provare a fare uno sforzo di immaginazione: proiettarci un poco più in là e guardare al nostro tempo.   Così, Aquarius che attracca a Valencia perché un uomo solo dice “chiudete i porti”, lo dice come un grido, lo dice al di fuori di ogni cornice istituzionale, lo dice con un hashtag, ci apparirebbe più chiaramente come un momento simbolico che segna un punto della nostra storia nel quale tutti siamo chiamati a una responsabilità civile più grande. Non ci è bastato? È lo stesso uomo che lancia un nuovo...

21.04.2018

Insegnanti, genitori, ragazzi / Violenza a scuola

“Si è attaccata a un cavillo, prof.  Ho fumato in classe ma intanto è una sigaretta elettronica, e poi non è la sua ora, questa. Lei è entrata, mi ha visto, ma veramente: ma perché si attacca in questo modo a ’sta cosa? Un cavillo. Davvero un cavillo. Ha sentito che ci sono degli studenti che buttano l’acido addosso agli insegnanti?”   Quando Luca me lo ha domandato gli ho risposto di no, che non avevo sentito che era accaduto. Però – ho aggiunto – ho sentito che alcuni studenti pensano di poterlo dire. Gli ho fatto notare che lo stava facendo anche lui, a modo suo. E che aveva detto la parola “cavillo” tre volte. E il mio non lo era, come non era istinto sadico. Aveva a che fare, il mio intervento, con il tema della responsabilità, con l’assunzione in prima persona dei propri...

09.10.2017

Un'antologia / Gelosia

  Mercoledì 11 ottobre alle ore 18 al Circolo dei Lettori di Torino, Anna Stefi parlerà della gelosia. Qui una breve antologia con alcuni dei testi che verranno presentati durante l'incontro.   Giasone: io non li ho uccisi con le mie mani Medea: ma con la colpa e le tue nuove nozze Giasone: e ti è sembrato giusto ucciderli per il tuo letto? Medea: credi che questa sia una piccola pena per una donna?   Euripide, Medea     «Se lei non avesse fatto quel che aveva voglia di fare, ma io avessi saputo che ne aveva voglia, ebbene sarebbe stato ancora peggio! Sarebbe stato meglio allora che l’avessero fatto, purché io finalmente lo sapessi e potessi uscire dall’incertezza. Insomma, io non ero in grado di dire quel che volevo: volevo, in sostanza, che lei non desiderasse...

08.11.2016

Conversazione con Marco Martinelli / Aristofane a Scampia

Marco Martinelli ha portato i classici a Scampia, Diol Kadd e Chicago, Mazara del Vallo, Lamezia Terme, tra i portoricani del Bronx e a Rio de Janeiro. Ha portato i classici e il caos, o, detto altrimenti, l’amore: “Platone prima e i Vangeli poi hanno segnato questa strada che il mondo continua a maltrattare, tradendo l’eros che pulsa dalle pagine”, mi dice.   Aristofane a Scampia, pubblicato da Ponte alle Grazie, racconta della non-scuola, una storia che è molte altre storie: quella dell’incontro tra lui ed Ermanna Montanari, quella del Teatro delle Albe – la compagnia teatrale da loro fondata –, quella di Eresia della felicità. Sono storie intrecciate insieme, iniziate tutte nelle aule del liceo classico Dante Alighieri di Ravenna, da quella fervida asinina ignoranza che avrebbe...

18.10.2016

Anniversari. Tentativo di esaurimento di un luogo parigino / Georges Perec, 18 ottobre 1974

È il 18 ottobre 1974, venerdì. Il cielo sopra Parigi è grigio.   Per tre giorni Georges Perec siede a un caffè di Place Saint-Sulpice. Elenca ogni dettaglio, annota quello che vi accade in maniera meticolosa. “Ci sono molte cose a Place Saint-Sulpice”. Tentativo di esaurire un luogo parigino è una lunghissima lista: due taxi vuoti alla stazione dei taxi; una betoniera arancione; orme indistinte; un 87 vuoto, un 70 pieno, un altro 87 vuoto; il vento che fa cadere la pioggia accumulata sulla tenda del caffé; un’ambulanza che fa ‘pim pom’; i piccioni che si lavano nella fontana ed anche una bambina che piange tra i suoi genitori (o i suoi rapitori); un carro funebre davanti alla chiesa e una porzione non troppo grande di cielo. Osservare la strada, annotare il luogo, l’ora, la data, le...

11.10.2016

12 ottobre, Milano, Libreria del Mondo Offeso / Andrea Bajani. Un bene al mondo

C’è un mondo là fuori ed è più grande di noi. Noi bambini con il nostro dolore a forma di cane, noi bambine sottili, noi uomini alti uno novanta e con la barba a coprire le guance. È grande il mondo e sono grandi le promesse che facciamo “senza conoscerne il significato”.   E allora come si fa?   Come si fa a scrivere, a camminare per una città, come si fa a perdersi, a guardare un film e a fare l’amore?   Andrea Bajani nel suo ultimo libro racconta una storia, una storia che sembra una favola ma non lo è, perché se lo fosse, scrive, alla fine ci sarebbe un nuovo inizio, perché le favole fanno così, e in qualche modo un nuovo inizio avrebbe la forma di una soluzione.   Il mondo grande là fuori, nelle pagine di Un bene al mondo, diventa un paese piccolo, ma non fa...

03.10.2016

Conversazione con Antonio Prete / Divento Io dicendo Tu

Al Festival della Letteratura di Mantova Antonio Prete ha raccontato come il suo ultimo libro – Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità – nasca da un azzardo: raccontare l’interiorità significa dare voce a una pluralità di figure e di linguaggi, abitare uno spazio e iscriversi in un movimento necessario e senza termine, dal momento che, come è detto nelle prime pagine, interiorità è parola che designa e non definisce, parola senza confini che invita a un’esplorazione.   La disposizione alla scrittura è, in queste pagine, una disposizione all’ascolto. C’è umiltà davanti al sapere, e un’idea di saggezza come movimento: il soggetto è un enigma, e i diversi momenti del libro non sono che uno dei sentieri che si potrebbero tracciare, un percorso in cui veniamo accompagnati...

30.03.2016

Conversazione con Andrea Bajani / Chi vuole ancora imparare?

Una prima domanda che ci stiamo ponendo tutti. Chi è l'insegnante oggi e quale è la sua funzione? Nel tuo libro La scuola non serve a niente, tra le metafore centrali c'è quella del rapporto docenti-studenti come un rapporto tra separati in casa...Degli insegnanti io ho un’esperienza mediata, visto che non insegno, pur portando avanti progetti in cui sono coinvolti gli studenti. Quando lavoro con i loro studenti, gli insegnanti si tengono giustamente in disparte. E quelli che conosco li incontro fuori da scuola, senza ragazzi. Per questo è difficile dire che cosa sia un insegnante senza vederli insieme agli studenti. Perché l’insegnante è prima di tutto una figura relazionale. Senza relazione, mi verrebbe da dire, cade il verbo. Senza qualcuno a cui insegnare, l’insegnante si dissolve....

27.01.2016

W o il ricordo di infanzia di Georges Perec / Testimoniare l’assenza

Georges Perec è testimone che non ha visto nulla: scrivere W o il ricordo di infanzia è per lui il tentativo di ricostruire un’esperienza mancata, di dare nome a un’assenza: un padre morto in guerra, una madre scomparsa, deportata ad Auschwitz nel 1943.   “Come posso schiarire questa bruma insensata in cui si agitano ombre?” è la frase di Raymond Queneau posta in esergo. La letteratura sembra essere la risposta, l’unica possibilità per un testimone cieco: soltanto le righe che le parole disegnano. Il vero è sottoterra; scrivere è cercare di trattenere qualcosa, lasciare tracce e segni: “scrivo perché abbiamo vissuto insieme, perché mi hanno lasciato dentro il loro marchio indelebile, con la scrittura come unica traccia: il loro ricordo è morto alla scrittura; la scrittura è il...

25.01.2016

Abbiamo lasciato Auschwitz cantando / Etty Hillesum. Lo scandalo della bontà

Deportata ad Auschwitz Etty Hillesum ha con sé, nello zaino, la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina postale, indirizzata all’amica Christine van Nooten, è datata 7 settembre 1943: la giovane donna la lascia cadere dal treno diretto al campo. “Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro”. Muore ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre 1943. Muore che non ha ancora trent’anni.   Etty Hillesum trascorre l’adolescenza a Deventer, studiando nel liceo dove il padre insegna Lingue classiche. Prima di ottenere il lavoro nella Sezione di Assistenza sociale ai deportati nel campo di smistamento di Westerbork, svolge controvoglia un impiego amministrativo presso il...

25.11.2015

Sulla violenza contro le donne / Corpi arresi

Cara Nicla, ho letto il tuo articolo scritto in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Qualcosa mi è rimasto addosso nei giorni successivi continuando a interrogarmi: donne e uomini per cui è essenziale praticare la criticità, scrivi, non cadrebbero in alcune trappole; donne e uomini meravigliosi, pensando, sottrarrebbero alla violenza, fisica o psicologica che sia, terreno fertile. “Rimasta addosso”: non utilizzo questa possibilità che è del linguaggio di dare corpo alle parole per rendere il mio dire più efficace, ma perché mi pare che veicoli un modo del linguaggio, una possibilità di ferire al di là del significato, che credo sia al centro di quello che voglio dire. Gli stereotipi, delle volte, li si incarna. Li si veste nei gesti. Il nostro immaginario ne è...

05.09.2015

Doppiozero al Festival della mente

Sembriamo ormai capaci soltanto di quella pigrizia che Roland Barthes definisce «imbronciata», carica cioè di tutto il senso di colpa di cui è permeato il nostro vivere. Vogliamo essere competitivi e al passo con il correre del mondo. Ma dove stiamo andando? Siamo ancora capaci di sostare senza percepire la sosta come una resa? Cosa abbiamo perso dopo aver abbandonato il piacere della dissipazione, del tempo e forse non soltanto di quello? Partendo da Roland Barthes, che ci descrive la delizia della pigrizia, e attraverso le parole di Peter Handke e le riflessioni che il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han dedica al tema della stanchezza, proviamo a ragionare su questi temi nella società contemporanea: il tempo e la pigrizia, l’indugio e la stanchezza...

01.09.2015

Contagio Iran

Gholamreza si alza dal divano e viene verso di me. Mi sollevo anche io, le porgo il velo o quello che ho portato qui con l’idea che potesse assolvere questa funzione: una stola di un cotone un po’ spesso, azzurro e lungo, di forma rettangolare. Mostro, nell’intimità della loro casa, io, donna, i miei capelli. Gholamreza prende il mio azzurro tra le mani – mi è vicinissima e la osservo: con gli occhiali, senza hijab che ha tolto poco prima sorseggiando il suo tè – lo apre per bene mentre io piego le ginocchia un po’, così che possa appoggiarmelo sulla testa; poi, con le due estremità, mi circonda il collo con rapidi gesti, riportando entrambi i lembi davanti, dopo averli sapientemente intrecciati alle mie spalle. Muovo la testa e sembra proprio che se ne stia su, incollato: le spalle, e i...

26.03.2015

Pigrizia, stanchezza e il nostro continuo correre

Domenica abbiamo pubblicato su Doppiozero un’intervista di Roland Barthes sul tema della pigrizia. I dati di lettura di questo pezzo sono stati, sin dai primi minuti on line, superiori a ogni attesa. Certo: è Roland Barthes; certo: Radiotre in quel giorno annunciava lo speciale Barthes per i cent’anni dalla sua nascita; certo: è un’intervista e dunque più facile, ammiccante e leggera. Tutte variabili in qualche misura preventivate e che tuttavia non sono sufficienti per dare ragione di un numero così alto di lettori, ragione che forse – quando si tratta di scarto imprevisto, di effetto inatteso – deve essere ricercata più dal lato di quel je ne sais quoi che risiede, banalmente, in quel che si dice: i contenuti, il tema, le parole, il messaggio che in quelle righe la voce di Roland...

03.03.2015

Carmen Pellegrino. Cade la terra

'Mi ha ingannata l’amore'. Immagino Estella ripetere queste parole e mi stupisce che il passo dell’esile protagonista del primo romanzo di Carmen Pellegrino, Cade la terra, non si faccia incerto, mi sorprende che non si guardi i piedi, che non lasci ai lunghi capelli biondi il compito di coprirle il volto. Si muove lineare, invece, senza incertezze: 'Dovevo pensarci prima. Va bene, va bene, dovevo farlo'. Anche la prosa si muove come Estella, non ha le pause né gli inciampi e gli ingorghi di una punteggiatura complessa, quasi assenti i punti e virgola; i periodi, brevi, sembrano voler dire e basta, suggeriscono una continua contemporaneità, come un incalzare degli eventi che si sovrappongono in un narrare asincrono.   Che ne è del...

06.11.2014

Leopardi e la compassione. Intervista con Antonio Prete

Ho appuntamento con Antonio Prete alle 16.30, in città studi. Mi muovo con largo anticipo, con quel misto di desiderio e ansia che mi impegna, mi distrae, mi porta sempre a nuove questioni, e so che per la quantità di dubbi che mi sono appuntata non basterebbero giorni di conversazione.   Antonio Prete ha insegnato a Parigi e a Yale, al Collège de France e ad Harvard, e ancora a Montpellier, Salamanca e soprattutto, per molti anni, a Siena. Sono innumerevoli i suoi contributi a riviste letterarie e filosofiche: «aut aut», «Il piccolo Hans», «Il semplice», «l'immaginazione»; nel 1989 ha anche fondato e diretto una bellissima rivista semestrale di letteratura e poesia, «Il gallo silvestre», durata fino al 2004.   Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (Feltrinelli, Milano 1980)...

08.10.2014

Un po' di compassione

“Difficile non essere preda di compassione davanti al mare di dolore nel quale affonda il tempo che viviamo” scrive Ferdinando Scianna. L'attualità, le tragedie di Gaza, gli orrori in Siria e Iraq, le quotidiane stragi dei migranti nel Mediterraneo, ci sollecitano ogni giorno. Eppure è proprio in questo tempo che tale sentimento, o affetto, è vissuto in modo ambivalente, e suscita diffidenza. Abbiamo pensato di invitare studiosi, artisti, fotografi, scrittori, ad approfondire il tema, provando a restituirne la complessità e a raccontarne le implicazioni.         Susan Sontag scrive che la compassione è un’emozione insufficiente, un sentimento facile e mistificatorio che ha bisogno di essere tradotto in...

17.09.2014

Neologismo: abbandonologo

Serjilla è un posto lontano. È l’ultimo dei luoghi d’incontro, anche se da quindici secoli non ci vive più nessuno. Eppure a Serjilla ogni giorno la vita si ricrea, ogni giorno si disfa e ricomincia, dalle anse in cui si è nascosta. Qui, in questo scampolo di mondo che è fuori da ogni possibile rispondenza, le cose restano come sono, capovolte o rotte non importa. Un modo per arrivare a Serjilla è restare indietro, in un lento procedere a soste per posare lo sguardo sulle cose lasciate a perdersi, nella corsa continua del quotidiano. Serjilla resta ad attendere, viva com’è, esultante a un tratto di esserlo, al modo di una dimora, per chi cercasse un ritorno. D’altronde, così situata fuori dal tempo, che mai...