incontroluce
Anna Stefi

Nata a Milano, dove vive. Laureata in filosofia e psicologia, un dottorato in letteratura, diretta alla psicoanalisi.

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anna.stefi@doppiozero.com

15.01.2019

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la...

06.12.2018

Teatro delle Albe / Fedeli d’amore

“Non lo vedete Amore? Ma come non lo vedete?”   Ermanna Montanari racconta in Miniature campianesi, libro autobiografico d’infanzia e di età matura, di un sogno ricorrente che l’ha accompagnata per anni: un sontuoso cancello, due ante enormi di ferro battuto disegnate con ornamenti in forma di fiori, pennacchi a fulmine e un grosso chiavistello. Nel sogno non vi è nebbia: un forte vento, un urlo che attraversa il suo corpo di bambina, il vestito bagnato, la voce che non esce. Un urlo inghiottito. Dall’altra parte dell’aia l’ombra di un animale pauroso. Il cancello, racconta, è inciampo: Campiano.   Enrico Fedrigoli, Fedeli d'amore, 2018. Qui, è invece la nebbia: Ravenna. È la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. La tomba, il Sommo Poeta esule, profugo, sul letto di morte...

29.11.2018

Lo scandalo della scuola / Topo Federico, gli insegnanti e il cuore

Una favola di Leo Lionni, Federico, racconta di un topo guardato con biasimo dagli altri topi perché manca di fare il proprio dovere mentre tutti si adoperano nel raccogliere frutta e legna per la stagione fredda alle porte. Federico guarda fiori e colori, contempla le nuvole; appare assorto, svagato, non porta nessun seme al rifugio. L’inverno arriva e le provviste finiscono. I topi, stretti l’uno all’altro, non immaginano come attraversare, senza più cibo né legna, i mesi rigidi ancora a venire. Federico si fa un poco più in alto di loro, e, da un immaginario pulpito di un immaginario rifugio di sassi, inizia a raccontare le storie e le immagini di cui ha fatto scorta, mentre non si avevano per lui che sguardi di rimprovero. Le parole di Federico scaldano, sfamano e portano luce. Ai...

13.07.2018

Da vicino nessuno è normale / Margini. Otello Circus a Olinda

I manicomi sorgono abitualmente alla periferia delle città, scriveva Franco Basaglia in un testo del 1965, in zone isolate, circondate da mura che diano il senso preciso della separazione. La figura del malato di mente, espressione di una rottura della norma, è un’immagine da tenere a distanza perché non abbia a turbare il ritmo di una società che non si sente responsabile dei suoi frutti negativi e crede di risolverli allontanandoli da sé.    Prove Otello, maggio 2018, ph Vasco Dell'Oro. Il malato di mente come figura che abita i margini: non è la sola, in questo tempo, e non è pensando solo a lei che queste parole appaiono di una faticosa attualità.  È in questa società che l’uomo, sottoposto alla tirannia della normalità, si ammala.    Olinda – progetto...

20.06.2018

Asociali / Rom, anatemi, tweet e paura

Non si sono oscurate d’improvviso le luci del cielo, né per le strade si sono levate barricate. La storia e lo sguardo retrospettivo consentono di vedere con chiarezza i fenomeni, stabiliscono gli inizi, il decorso, la durata. Rintracciano le radici. Forse dovremmo, con coraggio, provare a fare uno sforzo di immaginazione: proiettarci un poco più in là e guardare al nostro tempo.   Così, Aquarius che attracca a Valencia perché un uomo solo dice “chiudete i porti”, lo dice come un grido, lo dice al di fuori di ogni cornice istituzionale, lo dice con un hashtag, ci apparirebbe più chiaramente come un momento simbolico che segna un punto della nostra storia nel quale tutti siamo chiamati a una responsabilità civile più grande. Non ci è bastato? È lo stesso uomo che lancia un nuovo...

21.04.2018

Insegnanti, genitori, ragazzi / Violenza a scuola

“Si è attaccata a un cavillo, prof.  Ho fumato in classe ma intanto è una sigaretta elettronica, e poi non è la sua ora, questa. Lei è entrata, mi ha visto, ma veramente: ma perché si attacca in questo modo a ’sta cosa? Un cavillo. Davvero un cavillo. Ha sentito che ci sono degli studenti che buttano l’acido addosso agli insegnanti?”   Quando Luca me lo ha domandato gli ho risposto di no, che non avevo sentito che era accaduto. Però – ho aggiunto – ho sentito che alcuni studenti pensano di poterlo dire. Gli ho fatto notare che lo stava facendo anche lui, a modo suo. E che aveva detto la parola “cavillo” tre volte. E il mio non lo era, come non era istinto sadico. Aveva a che fare, il mio intervento, con il tema della responsabilità, con l’assunzione in prima persona dei propri...