AUTORI
Gaia Locatelli
19.10.2015

Come fa l'orlo col buco

In questi giorni in cui il mondo letterario italiano ripensa l'opera di Calvino alla luce dei trent'anni che ci separano dalla sua scomparsa, mi viene in mente soprattutto il racconto di un sogno di Gianni Celati in cui Italo è seduto su «una specie di trattore che buttava la ghiaia ai lati, prima di stendere l'asfalto sulla carreggiata». Questa strada che si sta realizzando unisce due città lontane e «Italo aveva a che fare con la sua costruzione come se fosse un sorvegliante dei lavori».   «Ho pensato molto – scrive ancora Celati – a questo sogno, al senso di questa strada che congiunge luoghi lontani»: non ci vengono proposte possibili interpretazioni su cosa siano le città separate che la strada in...

16.12.2014

Il mondo torbidamente esistenzialista de I diabolici

Adelphi, che con il mastodontico lavoro di recupero integrale di Simenon ha fatto del rilancio di certa letteratura di genere quasi una missione, ha ora inaugurato la pubblicazione di alcune delle opere di una pressoché dimenticata coppia di autori che ha scritto la storia del noir, registrata all'anagrafe letteraria sotto il nom de plume Boileau-Narcejac, con una nuova traduzione di Celle qui n'était plus (Éditions Denoël, 1952). Federica Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco, così come avevano già fatto i traduttori che li hanno preceduti (Sarah Cantoni per A. Mondadori nel 1981 e Francesca Rimondi per Fazi nel 2003), scelgono di adeguarsi alla versione cinematografica di Clouzot che di quel libro aveva fatto la fortuna e di intitolare...

19.06.2014

Michele Mari. Roderick Duddle

Ce lo ripete ormai da anni che l'ossessione è il nucleo dell'ispirazione dello scrittore e che la letteratura non può essere considerata un tentativo di addomesticare i demoni, essendo al contrario una resa incondizionata, il lasciarsi assediare e possedere fino a diventare lo stesso corpo inerme dei mostri che ci seguono fin dall'infanzia come i più fedeli animali da compagnia.   Ci eravamo abituati a pensare che in Michele Mari il veleno scorresse come linfa vitale nella scrittura e che le sue ossessioni dovessero necessariamente incarnarsi nelle affettazioni di una maniera intrisa di aurei arcaismi e rabbiosi anatemi, di altissimi lemmi inusitati e infime espressioni gergali, di gelidi spasmi e furenti sintassi – insomma di quella lingua e...