raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

AUTORI
Lucia Calamaro
20.03.2020

Doni / Il presente

Sono pochi quelli bravi Che sanno subito reagire al presente Avendo cose da dire su questa pandemia pochi BASICAMENTE UNO PIU DI TUTTI Zerocalcare Solo lui         Per lui rispetto e gioia Quasi felicità nel marasma di sensazioni sconosciute che mi galleggiano addosso e dentro in questo momento La chiara abbondanza di acutezza stratificata causa un piacere specifico, che è stato poco indagato   Gli altri, ahimè anche i più buoni, per me se evitavano di avere subito qualcosa da dire e non dicevano Era così tanto meglio   Io sul presente, niente In generale L’ho sempre detestato il presente Figuriamoci poi questo qui che ci tocca Ma anche qualsiasi altro qui lo stare qui In un qualunque qui un qualunque ora, adesso, attimo, momento, istante Stare Qui e non...

28.12.2017

Anticipazioni / Voci da “Si nota all’imbrunire” per Silvio Orlando

Lucia Calamaro scrive per la scena con una passione, una carnalità, una profonda levità che la fa considerare da molti la migliore autrice teatrale italiana. Sicuramente è la più imprevedibile, quotidiana, intensa, umorale, figurale, intellettuale, emozionale, destrutturante, costituente, destituente, ricostituente... Scava nei traumi che ci avvolgono tutti i giorni con umorismo acre con allegro dolore con spietata dolcezza, aiutandoci a scrutarci e a riconoscerci meglio. Lucia, che ha collaborato in alcune occasioni con Doppiozero, regala per le feste ai lettori della rivista l’anteprima di una bella parte del nuovo testo che sta scrivendo per Silvio Orlando. Ma questo lo spiega lei, alla fine della nota che segue questa breve premessa.   Ma. Ma.   Si nota all’imbrunire (...

20.11.2014

Gianrico Tedeschi. Un omaggio

Non volendo, sorprende. Alla stretta di mano ferma, alla voce di timbro profondo. Una voce in fondo solida, seria, come si poteva esser seri prima: senza obbligarsi all’autoironia. Dentro quel corpo cosi magro, in parte trasparente, quel tono grave, ampio, è un fatto. Tra i camerini di un teatro Franco Parenti di andazzo domenicale e spopolato, accasciato silenziosamente su una panca dietro la Sala Grande, Gianrico Tedeschi aspetta. Aspetta che la moglie, Marinella Laszlo, che legge un romanzo in greco moderno – per mantenere il vocabolario, che le lingue se non le pratichi – si prenda un caffè. Sono le tre. In scena alle quattro meno un quarto. E voi? Chiede la moglie. Noi alle tre e mezza. Ah. È un peccato non vedersi mai… Già.     Ma io, lui, l’ho visto. Cioè, ho vista una...