AUTORI
Gabriele Gimmelli
05.01.2018

Woody Allen, “La ruota delle meraviglie” / I sogni nel cassonetto

Fra i registi contemporanei, forse nessuno riesce a mettere in difficoltà il recensore quanto Woody Allen. Da una parte per via della sua inarrestabile prolificità (un film all'anno da quasi cinquant'anni: una regolarità impressionante); dall'altro,per l'assoluta trasparenza di ciascun lavoro e la sostanziale “prevedibilità” delle scelte tematiche e stilistiche (e quante volte abbiamo letto o sentito dire che “Allen fa sempre lo stesso film”?). Un unicum di cui spesso è difficile rendere conto senza rifugiarsi nello schematismo “sì/no/ni”.       Prendiamo questo La ruota delle meraviglie. Uscendo dal cinema con alcuni amici, ci scambiamo pareri a caldo, ma il copione è già scritto: uno dice che il film è bolso, un altro replica che non ha senso definirlo così, un altro...

16.12.2017

“Playtime”, 50 anni dopo / Tativille rivisitata

Può accadere che un film riesca a cambiare il nostro modo di vedere le cose? Qualche volta sì. Secondo Wim Wenders, per esempio, il verde dei prati non è più stato lo stesso dopo Antonioni. Allo stesso modo, un corridoio di uffici o un ingorgo automobilistico non sembrano più gli stessi dopo Jacques Tati. Fateci caso. Dopo aver visto Playtime, lo sbuffare di una poltroncina in pelle – di quelle che potete trovare nell'anticamera di una banca o di uno studio medico – non avrà più lo stesso suono.      Di Tati è stato detto (talvolta un po' a sproposito) che ha insegnato agli spettatori a “vedere” meglio, ad “ascoltare” meglio. Per questo ha girato Playtime su pellicola 70 mm; per questo ha registrato rumori e dialoghi su più piste sonore. Per godere davvero questa bal(l)...

13.12.2017

L'argentino che volle farsi italiano / Wilcock, iconoclasta solitario

“Sarà esistito davvero?”: è questa la domanda che mi faccio sempre ogni volta che chiudo un suo libro. Sarà esistito veramente Juan Rodolfo Wilcock, o è soltanto un personaggio partorito dalla fantasia di qualcun altro? Prima ancora che uno scrittore (Adelphi, suo editore storico, sta pian piano ristampando in edizione economica tutte le sue opere), Wilcock è in effetti un gran personaggio letterario. Anche per questo non mi ha sorpreso più di tanto ritrovarlo fra le pagine del non-fiction novel di Sandra Petrignani Addio a Roma (Neri Pozza, 2012), indispensabile regesto di aneddoti sulla Roma delle Arti e delle Belle Lettere a cavallo del mezzo secolo.   Il “personaggio-Wilcock” possiede innegabilmente un suo pittoresco fascino, a cominciare dalla scelta di vivere nell'estrema...

09.09.2017

74ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia / Taccuino dal Lido

AVVERTENZA. La stesura di questi appunti si è svolta interamente durante la 74ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, quasi sempre “a caldo”, a ridosso delle proiezioni. La trascrizione si è limitata a correggere gli errori ortografici e a eliminare le numerose ripetizioni, per dare agli appunti una maggiore leggibilità. Non è stata toccata invece la sostanza, incluse eventuali omissioni (le note si interrompono al 7 settembre, due giorni prima della chiusura della kermesse). Ci auguriamo che quello che è stato perso in termini di completezza venga recuperato dal punto di vista della freschezza e dell’immediatezza. [NdR]   Mercoledì 30 agosto   Ora di pranzo – arrivo L’approdo al Lido mi crea sempre un senso di spaesamento. Da un anno all’altro, non sono mai riuscito a dare...

29.08.2017

Cosa occorre per ridere? / Per un'etica della buccia di banana

    "Per ridere di qualcosa occorre: 1) sapere di che cosa stai ridendo; 2) sapere perché stai ridendo; 3) domandare a qualcuno perché pensano tu stia ridendo; 4) buttare giù qualche appunto; 5) ridere". (Robert Benchley, Why we laugh – Or do we?, “New Yorker”, 2 gennaio 1937)   Chiunque abbia dedicato del tempo allo studio dei meccanismi del comico, sa bene quanto sia un compito difficile, faticoso e – diciamolo pure – di una noia mortale. La comicità sembra refrattaria all'analisi: per quanto uno la sottoponga al più minuzioso degli esami, per quanto si riempiano pagine e pagine di appunti (altro che le “few notes” si cui parla Robert Benchley), non esiste microscopio tanto potente da rivelarne il mistero. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa d'...

04.07.2017

Morto l'attore genovese / Paolo Villaggio, o della Cattiveria

Era la cattiveria l'autentica cifra comica di Paolo Villaggio. Secondo alcuni, anzi, lo era persino troppo. Mi spingerei oltre: la comicità di Villaggio era indisponente, livida, nichilista, violenta contro tutto e tutti. A cominciare da lui stesso: «Io adoro il successo e soprattutto il denaro», scriveva, evidentemente compiaciuto, nel risvolto di copertina del rizzoliano Il secondo tragico libro di Fantozzi; e ancora, nella nota biografica di un altro titolo della serie, redatta come le altre in terza persona, e come le altre  disseminata di informazioni apocrife: «Ha le braccia corte ed è fisicamente quasi ripugnante […] È cattivo, molto invidioso, timido e arrogante, simula bontà solo per vigliaccheria, molto furbo, calcolatore e di animo volgare».   Una volta abbandonata de...

02.06.2017

Una mostra e un libro per il centenario della nascita / Steno: futilità e segreti

Ho raggiunto S. a Roma per visitare insieme a lei la mostra Steno, l'arte di far ridere, aperta al pubblico (ancora per poco) presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Vi si accede tramite un'entrata laterale, non lontano dal bar della Galleria. All'ingresso, si è accolti da un grande cartello giallo: sopra, nera e in corsivo, la firma elegante e al tempo stesso essenziale di Steno.     A pensarci bene, la collocazione quasi defilata della mostra sembra rispecchiare la posizione di Steno nel cinema italiano: “laterale” appunto, sempre un po' in disparte. Eppure Stefano Vanzina (il nom de plume era un omaggio all'autrice di feuilletons Flavia Steno) era tutt'altro che un uomo di seconda fila. Nato ad Arona un secolo fa, il 19 gennaio 1917, da una unione a dir poco romanzesca...

25.03.2017

“Totò a colori”, 1952 / Le metamorfosi di un burattino

La genesi di Totò a colori (1952), come il titolo suggerisce, è legata alla volontà dei produttori Ponti e De Laurentiis di sfruttare il nome del comico italiano numero uno per lanciare il nostrano Ferraniacolor nel lungometraggio di finzione. Detto fatto, la sceneggiatura viene messa insieme alla sans façon, collazionando alcuni dei migliori sketch dell'attore napoletano: gli esistenzialisti a Capri («Come nasci?» «Beh, nascio come nasciono gli altri»), il vagone letto («Eh, chi non lo conosce, quel trombone di suo padre!»), la marcia dei bersaglieri. La regia è inizialmente affidata a Steno e Mario Monicelli, che hanno già diretto Totò in altri quattro film, inclusi i campioni d'incassi Totò cerca casa e Guardie e ladri. Strada facendo, Monicelli abbandona il progetto e Steno rimane da...

19.02.2017

Reiner Stach, “Questo è Kafka?” / Il gabinetto delle meraviglie del dottor K.

In fondo, l'avevamo sempre saputo. Il 2 luglio 1913, Kafka annota sul proprio diario «la passione e l'entusiasmo con cui ho recitato una scena di film comico alle mie sorelle nella stanza da bagno». Possibile? Kafka spettatore di film comici? Di più: Kafka – l'austero Kafka, il minaccioso, enigmatico Kafka – che mima una gag da slapstick comedy per la gioia delle sorelle... nel bagno di casa? Riesco quasi a immaginarlo piroettare da una parte all'altra della stanza, mulinando l'aria con le braccia, mentre con le smorfie del volto dà vita a tutti i personaggi; e alla fine, terminata la pantomima, capitombola giù per terra, esausto, fra le risate e gli applausi delle sorelle entusiaste.    «Perché non sono mai capace di far questo davanti agli estranei?», si rammarica qualche riga...

11.02.2017

Conversazione con Alberto Anile / Totò. Un comico per tutte le stagioni

  Nelle prime ore del 15 aprile 1967, moriva improvvisamente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da quella notte sono passati cinquant'anni, ma la sua figura è più viva che mai nell'immaginario collettivo. Affrontarla significa  raccontare una porzione consistente della cultura nazionale, sia “bassa” che “alta”, dal ventennio fascista ai prodromi del '68; ma significa anche, dietro le risate, domandarsi quanto sia ancora in grado di parlare a noi (ma soprattutto di noi), spettatori italiani d'oggi. In occasione di questo anniversario, Doppiozero ha deciso di dedicare a Totò uno speciale in più parti, nel quale le testimonianze d'epoca verranno affiancate alle parole dei nostri collaboratori, ciascuno alle prese con una...

10.02.2017

Damien Chazelle, “La La Land” / Un Minnelli azzoppato?

In questo momento le acque sembrano essersi calmate un poco, ma per almeno un paio di settimane La La Land ha imperversato sulla mia homepage di Facebook e su quella di molti altri amici. Addirittura, in certi giorni la percezione – errata, ovviamente – era che non si parlasse d'altro. Sulle prime, i miei contatti – o i contatti dei miei contatti – si limitavano a normali manifestazioni di apprezzamento: qualche immagine tratta dal film, qualche video, brani della colonna sonora. Poi, nei giorni immediatamente successivi al debutto italiano (26 gennaio) e al concomitante annuncio delle candidature agli Oscar, hanno cominciato a fioccare non solo le prevedibili parodie, ma anche video-tributi in cui si comparano le sequenze di La La Land a quelle di Minnelli e Donen. Niente di strano, ma...

30.12.2016

“I migliori nani”, dieci anni dopo / L'epopea cinica di Ciprì & Maresco

Per gentile concessione degli autori e della Cineteca di Bologna, pubblichiamo il seguente testo, incluso nel booklet del cofanetto Cinico TV – Volume terzo 1998-2007, che raccoglie la produzione “breve” che Daniele Ciprì e Franco Maresco hanno realizzato nel corso dell'ultimo decennio di attività comune, in particolare per la trasmissione televisiva I migliori nani della nostra vita (2006).   Rivedendo le venti puntate de I migliori nani della nostra vita a due lustri dalla prima messa in onda, colpisce in prima battuta l'evidenza con cui si manifesta l'inclinazione “documentaria” di Ciprì & Maresco. Va detto tuttavia che gli spunti documentaristici non sono mai mancati nell'opera dei due registi, fin dai tempi di Cinico TV, magari sotto forma di parodia dei codici televisivi...

02.12.2016

Milano Filmmaker 2016 / L'Affaire Étaix

Pierre Étaix è morto a Parigi lo scorso 14 ottobre, poco più di un mese prima del suo ottantottesimo compleanno (era nato a Roanne il 23 novembre 1928). È uscito di scena con discrezione, senza troppi clamori, com'era nel suo stile. Pochi giorni fa, la 36ma edizione del Festival Filmmaker di Milano gli ha reso un fulmineo (ma sentito) omaggio. Grazie alla caparbietà del curatore Giulio Sangiorgio, autentico rabdomante del cinema del passato, abbiamo potuto vedere su grande schermo Pays de Cocagne, l'ultimo lavoro cinematografico di Étaix, uscito nel 1971 e – a quanto pare – mai distribuito in Italia. È singolare che un festival dedicato prevalentemente al cinema di non-fiction abbia inserito in programma un tributo a un comico – per quanto alle prese, per la prima e unica volta nella sua...

28.10.2016

“One of us! One of us!” / “Freaks” di Tod Browning

Da tempo, ormai, storici come Tom Gunning o Vanessa Schwartz hanno rintracciato le origini dello spettacolo cinematografico in quel peculiare intreccio fra il positivismo dei gabinetti scientifici e le trovate spettacolari dei circhi, dei vaudeville, delle Esposizioni Universali. È un'epoca in cui, come ricorda Gian Carlo Roscioni, trionfa «quel gusto per il laboratorio come spettacolo», dove «dietro la facciata della divulgazione – ostentata in ossequio alla nuova fede nella tecnica e nel progresso – si nasconde la rinascita di una “curiosità” che poco o nulla ha di scientifico». Come nell'American Museum (1841-65) di P.T. Barnum, nel quale ci si sforza di “re-incantare” una Natura ormai quasi del tutto “disincantata” dalle scoperte scientifiche. È un luogo in cui vengono esibite...

16.10.2016

Gettare Dante nel mondo / Dante: l'icona e il volto

Una sorta di leggenda famigliare vuole che mio nonno – classe 1908, tappezziere e socialista – fosse entrato in possesso di una riproduzione a colori di un noto dipinto di Henry Holiday, Dante e Beatrice (1883). Non è chiaro come l'avesse ottenuta: qualcuno dice l'avesse ritagliata da un giornale illustrato, altri che l'avesse ricevuta come gratifica per un lavoro particolarmente ben fatto. In ogni caso, l'aveva fatta incorniciare (o, come sostengono alcuni, aveva fabbricato di persona la cornice) e l'aveva appesa nel salotto di casa, dove sarebbe rimasta per più di trent'anni. Poi il nonno morì, e, come spesso accade, fra una ristrutturazione e l'altra dell'appartamento, della stampa si persero le tracce. Personalmente non ho idea se mio nonno nutrisse una particolare venerazione per l'...

22.09.2016

Festival sull'Umorismo - Livorno, 23/25 settembre / Laurel & Hardy. Accoppiamenti giudiziosi

  La coppia comica più famosa della storia del cinema “spiegata” in otto coppie di parole. Qui le prime quattro.   Azione/antiazione   L'ebbrezza della velocità attraversa come una febbre la produzione comica americana degli anni Dieci e Venti. Dalle farse di Sennett alle più complesse architetture narrative di Keaton, Chaplin e Lloyd, l'azione regna sovrana, restituendo, come in uno specchio deformante, l'immagine di una società che cambia a ritmo vertiginoso. D'altra parte, negli Stati Uniti del primo dopoguerra non sembra esserci alcun limite alla conquista dello spazio: i nuovi mezzi di trasporto (automobili, treni, navi, aeroplani) hanno accorciato le distanze in modo incredibile e, grazie ai grattacieli, persino le nuvole sembrano a portata di mano. «Negli anni...

19.09.2016

Festival sull'Umorismo - Livorno, 23/25 settembre / Laurel & Hardy. Accoppiamenti giudiziosi

  La coppia comica più famosa della storia del cinema “spiegata” in otto coppie di parole. Qui le altre quattro.   Grasso/magro «Basta vederli, anche se non fanno niente», ha detto di loro Pierre Etaix. Ora, non so se capiti anche ad altri, ma guardando Laurel e Hardy finisco sempre per provare una sorta di godimento infantile, un puro piacere estetico che va al di là del semplice divertimento. Perché tutto ciò? Secondo Jean-Pierre Coursodon la radice del fenomeno, che è anche la ragione del perdurante successo della coppia, risiederebbe in «un fatto morfologico indiscutibile: erano piacevoli da guardare […] Il loro contrasto era così totale che si sarebbero potuti credere due personaggi dei fumetti cui fosse stata magicamente donata la vita». Il critico francese non manca di...

11.09.2016

Lav Diaz Leone d'Oro a Venezia / Diario veneziano (parte terza)

Il festival è ormai agli sgoccioli, e si vede. L'aria è quella della smobilitazione generale, con sempre più accreditati che crollano addormentati nel buio della sala, stanchezza diffusa e qualche scatto d'irritazione al momento di occupare i posti al momento della proiezione. I più contenti sembrano i camerieri dei bar del Movie Village. Una di loro mi ha porto con insolito slancio la solita brioche al cioccolato: «È quasi finita!», dice sorridendo. Il concorso prosegue senza scossoni, ma soprattutto continua a dimostrare una sconfortante mancanza d'identità: oltre all'ultimo italiano in competizione, Questi giorni di Giuseppe Piccioni, è stato davvero impossibile non rimanere imbarazzati davanti all'ultimo Kusturica, On the Milky Road, che ripropone il suo immaginario ormai frusto,...

08.09.2016

Festival del Cinema di Venezia / Diario veneziano (parte seconda)

Superato il primo fine settimana, si può dire che la Mostra sia ormai entrata nel vivo. All'uscita dalle sale si cominciano a stilare classifiche e pronostici, mentre i giudizi sui singoli film, passata la timidezza (o forse era il torpore?) dei primi giorni, si fanno sempre più apodittici e risoluti. Ogni incertezza va progressivamente sfumando: trionfa la logica binaria dell'approvazione o del rifiuto, impossibile schierarsi diversamente. Anche la retromania che aveva caratterizzato il concorso nei primi giorni sembra essere sbollita. Gli ultimi sussulti, credo, sono arrivati da Brimstone, firmato dall’olandese Martin Koolhoven, ma americano fino al midollo nel suo ibridare il western con il melodramma gotico, con tanto di clin d’oeil a La morte corre sul fiume (il pastore psicopatico e...

04.09.2016

Festival del Cinema 2016 / Diario veneziano

Ogni anno, sbarcando al Lido per la Mostra del Cinema, la sensazione è sempre quella d’immergersi lentamente in una sorta di “bolla”, un guscio protettivo che separa il festival dal resto del mondo. Qui, per almeno una decina di giorni, l’unica realtà possibile è la Mostra stessa: cinema, tappeti rossi, conferenze stampa (ma anche pranzi al sacco, bagni chimici, notti in tenda…). “Il nostro mondo è meno doloroso del mondo reale”, dice giustamente un personaggio di Nocturnal Animals, il non memorabile opus n.2 di Tom Ford presentato in concorso l’altroieri. Al Lido, infatti, la realtà trapela solo di quando in quando, e quasi sempre in forma ovattata. Per il resto, a rafforzare l’impressione di rassicurante immutabilità sono gli stessi luoghi, gli stessi orari, gli stessi amici. Quest’anno...

26.08.2016

Conversazione con Franco Piavoli / 'Festa' a Locarno

Quello di Franco Piavoli, scriveva tempo fa Tommaso Isabella su Doppiozero, è un cinema «orgogliosamente marginale». Definizione azzeccatissima, per un regista che opera al di fuori dei grandi circuiti produttivi, che costruisce i propri lavori a partire da spunti occasionali, elaborandoli man mano, un giorno dopo l'altro, una stagione dopo l'altra, con una cura e una pazienza più simili a quelle di un botanico o di un agricoltore che a quelle di un regista cinematografico. Anche quest'ultimo Festa è nato così, «quasi spontaneamente» dice lo stesso Piavoli, che per alcune estati ha seguito e filmato sagre e feste di paese. Il risultato è un poemetto visivo (meno di un'ora la durata) che è anche una sorta di originale “viaggio intorno all'uomo” in cui si mescolano senza problemi il sacro e...

24.08.2016

Progetto Jazzi / Sotto le stelle. Film Compilation

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).  Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella...

06.07.2016

Ritratto di un uomo schivo / Michael Cimino, un grande narratore americano

Il “mio” Michael Cimino è quello che ho visto quattro anni fa, nel 2012, a Venezia, prima della proiezione della versione ricostruita del famoso (famigerato?) I cancelli del cielo, targata Criterion Collection. Ricordo un uomo minuto, schivo, nascosto dietro grandi occhiali dalle lenti affumicate, quasi intimidito dai flash dei fotografi, dal pubblico che gremiva la sala, dall'ufficialità della cerimonia – oltre a presentare il film, avrebbe dovuto ritirare un premio collaterale, uno di quegli omaggi “postumi in vita” utili a condire via il cineasta di turno, soprattutto se non lavora da quasi vent'anni (escludendo l'episodio di Chacun son cinéma, girato nel 2007 per celebrare i sessant'anni del festival di Cannes, il suo ultimo film, Verso il sole, risaliva al 1996).    Cimino...

01.03.2016

La targa del “Pasticciaccio”

A Milano una ne ricorda la nascita, «nei pressi della casa del Manzoni»; a Firenze un'altra ne ricorda il decennale soggiorno, fra «anni bui» e «scelte amicizie»; ma a quanto mi dicono, nessuna targa è stata posta sull'ultimo domicilio di Gadda in via Blumenstihl 19, nella zona di Monte Mario a Roma: «luogo ameno e salubre», scriveva l'Ingegnere, «presso il manicomio di Nostra Signora della Pietà, che confido abbia pietà anche di me».   Esclusa la tomba al cimitero degli inglesi, per trovare una testimonianza di Gadda nella Capitale non rimane quindi che visitare il luogo dove volle ambientare il suo romanzo più celebre.   Poche settimane fa, durante una visita-lampo a Roma in...