AUTORI
Gabriele Gimmelli
01.02.2016

A 50 anni dalla scomparsa / Buster Keaton. Una storia naturale

Ho visto i film di Buster Keaton così tante volte da non riuscire più a contarle. Li ho visti su schermi piccoli e grandi, da solo o in compagnia – l'estate scorsa, a Bologna, in occasione del Cinema Ritrovato, eravamo in centinaia. Ogni volta ho provato la stessa emozione, qualcosa a metà fra il divertimento, il piacere e lo stupore. Un'emozione che negli anni, visione dopo visione, non è mai venuta meno, tanto che io stesso non riesco a capirne il perché.   Probabilmente l'eccezionalità è parte integrante di Keaton, a cominciare da quel nome, “Buster”, che significa tante cose: “fenomeno”, “distruttore”, “sensazionale” e altre dello stesso tenore. Leggenda vuole che il piccolo Joseph Frank Keaton abbia ricevuto questo soprannome all'età di sei mesi, nientemeno che da Harry Houdini...

20.01.2016

Ettore Scola, o della commedia come autopsia

Nel momento in cui scrivo queste poche righe in morte di Ettore Scola, la mia homepage di Facebook è ancora affollata di messaggi di cordoglio. E non posso non confessare un certo imbarazzo, poiché, personalmente, non sono mai stato un suo grande ammiratore.   Nei film di Scola, anche in quelli che mi sono piaciuti in maniera più o meno incondizionata, ho sempre trovato qualcosa di programmatico, di troppo costruito, addirittura di artificioso – dagli snodi della trama calibrati al millimetro alle trovate linguistiche (l'alternanza di bianconero e colore, i freeze frames, gli zoom), che paiono messe lì per dare la giusta patina di “modernità” e mandare a casa soddisfatto lo spettatore colto (e magari anche il critico)....

01.12.2015

Quasi una commemorazione / Buon 80 Woody

Qualche settimana fa, una conoscente degna della massima fiducia mi ha raccontato un aneddoto. Una famiglia italiana – madre, padre e figlia piccola – si trova in vacanza a New York. Nell'uomo occhialuto che passeggia dall'altra parte della strada, la bimba riconosce un profilo inconfondibile. «Mister! Mister!», chiama. Lo raggiunge al piccolo trotto. «Are you Woody Allen?», gli domanda, un po' trafelata. Lui, serafico, risponde: «I was...».   Battuta folgorante, quella del vecchio Woody, che mi è tornata in mente mentre mi accingevo a buttare giù queste righe, dedicate ai suoi ottant'anni (è nato il primo dicembre del 1935). Celebrazione insolita, è vero (quando mai capita di festeggiare il compleanno, sia pure a cifra tonda, di un cineasta?); se poi si tratta di un vegliardo con...

11.09.2015

I non-morti e la bellezza

«Bobbio è il mondo», afferma il conte Basta (Roberto Herlitzka), Dracula nostrano che regge i destini della sonnacchiosa cittadina di provincia in cui il tempo sembra non trascorrere mai.   È una battuta con la quale Marco Bellocchio sembra voler ironizzare amaramente sulla propria incapacità di abbandonare una volta per tutte il “natio borgo selvaggio” della Val Trebbia. Non solo perché da una ventina d'anni, ogni estate vi organizza il laboratorio “Fare Cinema” (all'interno del quale questo film ha preso forma), ma soprattutto perché è qui che i suoi umori velenosi e sarcastici sembrano riuscire a coagularsi, a dare nuova linfa al suo cinema. Insomma, se qualcuno pensava che i conti del regista...

18.05.2015

Buzzi e Steinberg. Mirabilia tascabili

Sondrio, Museo Valtellinese di Storia e d'Arte. Uno striscione: Aldo Buzzi e Saul Steinberg. Un'amicizia tra letteratura, arte e cibo. «Il percorso della mostra inizia da quella parte?», domando all'impiegata del museo indicando l'ingresso. Mi risponde a metà fra lo stupito e il perplesso: «Veramente... Di solito noi iniziamo di là, dall'altra parte, al Credito Valtellinese...». Vorrei replicare qualcosa in merito a quel “di solito” e alla mancanza di indicazioni. Lascio perdere. Meglio farsi spiegare la strada. Provo a ripeterla, ma mi confondo subito. S., che fino a quel momento è rimasta al mio fianco, attrezzatura in spalla, senza dire una parola, mi interrompe: «Non preoccuparti, ho capito dov'è. Vieni». La seguo. Mentre percorriamo i cento metri che separano le due sezioni della...

12.05.2015

Una conversazione con Tatti Sanguineti / Io, Sonego e gli altri

Non avevo mai parlato con Tatti Sanguineti prima di questo pomeriggio. Al telefono, dove subito ci siamo dati del tu, abbiamo fissato l'intervista per la sera, intorno alle nove, perché, mi ha spiegato lui, «preferisco lavorare di notte, nella penombra, quando nessuno ti scoccia con le telefonate e ti puoi dedicare con tranquillità alle cose da fare». L'oggetto dell'intervista è Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema (Adelphi 2015), versione riveduta e parecchio accresciuta de Il cinema secondo Sonego, edito nel 2000 dalla Cineteca di Bologna.   Durante la nostra chiacchierata, mi accorgo che Tatti non utilizza mai il termine “riscrivere”, ma sempre parole come “ricostruire” o “rifare”. Evidentemente, per lui questo libro è qualcosa di più e di diverso da un...

06.05.2015

Orson Welles 1915-2015 / When I start out to make a fool of myself...

Il peso, innanzitutto. «È triste che quando morì Welles, nell'autunno del 1985, le reazioni negli Stati Uniti siano state così nettamente diverse da quelle del resto del mondo», si rammaricava Jonathan Rosenbaum: «Nella sua patria suonava solo un ritornello: il peso e lo spettro del fallimento, come se questi due cliché si “spiegassero” e si giustificassero reciprocamente». La mole di Welles ritorna anche nel ricordo dell'amico Gore Vidal: «Pesava quasi centottanta chili all'epoca del nostro ultimo pranzo insieme, nel 1982. I suoi abiti erano una sorta di tendoni biforcuti sui quali erano cuciti baveri, lembi di tasche e bottoni nel futile tentativo di suggerire l'idea di vestiti convenzionali». Era come se l'enorme ventre di Welles avesse finito per “digerire” tutto il resto (il regista...

27.04.2015

Confessioni cine-politiche di due post-adolescenti / Nanni a vent'anni

Questo non è un pezzo su Nanni Moretti. Questo è un tentativo pubblico di autobiografia (forse persino di autoanalisi) da parte di due “spettatori di mestiere” cresciuti, cinematograficamente parlando, a cavallo fra i due secoli. È  un pezzo su quello che Moretti ha rappresentato per noi, e forse per tutti quelli che sono nati alla fine degli anni Ottanta. Non ce ne vogliano quindi i lettori se dentro vi troveranno più del nostro che del suo.   Diciamo subito che per noi, almeno sulle prime, Nanni Moretti non era tanto il regista del sopravvalutato La stanza del figlio, quanto quello dei girotondi contro le “leggi ad personam” e del discorso “contestatario” di Piazza Navona (girotondi, “leggi ad personam”... quante espressioni desuete). In quell'ultimo film, che gli era valso l'...

08.04.2015

Una conversazione con l'autore de "Il regno" / Emmanuel Carrère: "Una questione di responsabilità"

«Perché scrivo? Esiste un testo di George Orwell che consiglio di leggere, intitolato appunto così, Why I write. È semplice, diretto e profondamente vero. Secondo Orwell esistono almeno quattro motivazioni per cui si decide di scrivere. Prima fra tutte è l'egoismo: il desiderio di sembrare intelligenti, di lasciare una traccia, una testimonianza del proprio passaggio. Poi c'è il piacere estetico, quello che si ricava dalla fabbricazione di un oggetto letterario. Si può anche scrivere per saperne di più sul mondo, per esplorare la realtà. E infine (e queste erano le ragioni di Orwell, del suo costante impegno a favore della verità e della libertà degli individui) si scrive con un obiettivo “politico”, per spingere il mondo in una direzione precisa».   Emmanuel Carrère non ha rivelato...

16.03.2015

Aldo Buzzi: un autoritratto epistolare

«Il cane come sta? Scrive?». «Sì, mi è appena arrivata una cartolina: 'Caro padrone' scrive 'io sto bene e così spero di te'». «Non scrive altro? ». «Mi sembra già una gran cosa che un cane scriva. Non sono molti i cani che scrivono ai padroni» [...] «Ma allora, col tempo, si potrà raccogliere un epistolario... Che dice?... Forse da pubblicare... Sempre meglio delle lettere di...»   Questo surreale dialoghetto dal vago sapore gogoliano (tratto da Un debole per quasi tutto), nel quale Aldo Buzzi (1910-2009) ironizza sugli eccessi di certe raccolte epistolari, extrema ratio di famelici “curatori” dal rigore filologico più o meno dubbio, mi è...

23.02.2015

Un inossidabile duo comico / Stanlio è Ollio

Negli ultimi anni della sua vita, quando Hollywood era ormai lontana e la salute si era fatta malferma, uno dei passatempi preferiti di Stan Laurel era frequentare cartolerie. Diceva che se non avesse fatto l'attore, probabilmente gli sarebbe piaciuto gestirne una. Non doveva essere difficile incontrarlo mentre passava i pomeriggi fra gli scaffali colmi di quaderni a righe, matite e penne di qualche negozio di Santa Monica, dove si era trasferito con l'ultima moglie nel 1958, in un appartamento affacciato sul Pacifico.   Stan con l'Oscar alla carriera, ca. 1964   Nel 1957, alla morte del suo storico compagno di lavoro, il vecchio Stan aveva dichiarato: «Questa è la fine della storia di Laurel e Hardy», e aveva mantenuto la parola, rifiutando nel 1962 un cameo fra le “vecchie...

24.10.2014

Martone. Il giovane favoloso

Scrive Pietro Citati che Leopardi “possedeva un'immensa vitalità”. Egli non sopportava “la noiosa esistenza quotidiana, nella quale i minuti si susseguono ai minuti”; desiderava invece “un tempo più rapido, più intenso, vertiginoso, in cui ogni istante fosse vivo e infinito”. “La vita, per Leopardi, non era altro che questo”, conclude Citati: “L'insaziabile movimento, la metamorfosi infinita di esseri minimi, appena visibili, che durano un attimo con un'intensità quasi intollerabile”.     Chissà se Mario Martone ha mai letto queste righe. Forse sì. Certo è che la sua (ri)lettura di Leopardi è proprio così: intensamente vitalistica, concreta, “fisica”. Giacomo che corre a perdifiato per le strade di Recanati. Giacomo che si rannicchia sfinito all'ombra degli alberi. Giacomo che...

29.04.2014

Conversazione con Edgar Reitz / Un mondo al di fuori del mondo

Una serie di morbidi movimenti della macchina da presa ci introduce in un villaggio nello Hunsrück (Germania occidentale) del 1842. Le immagini in bianco e nero, accompagnate dal fluire sommesso della voce di un ragazzo sprofondato nella lettura, rivelano una realtà di ordinaria miseria: un cavallo viene mollemente condotto dal proprio padrone dal maniscalco, un bimbo porta a pascolare le oche tra il fango e le pozzanghere. Improvvisamente, una voce maschile interrompe la lettura del ragazzo: è suo padre, che, dopo averlo sorpreso per l'ennesima volta con un libro in mano, scaglia violentemente entrambi, libro e ragazzo, fuori della porta di casa.   È l'inizio di Die Andere Heimat – Kronik einer Sensucht, quinta parte, ambientata nel XIX secolo, della imponente saga ideata e...

18.04.2014

Conversazione con Mario Martone / Leopardi, drammaturgo segreto

«La prima volta che ho annunciato che avrei messo in scena le Operette morali allo Stabile di Torino, nel 2011, tutti sono rimasti comprensibilmente interdetti. E quando l'abbiamo proposto ai teatri in giro per l'Italia non l'ha preso nessuno. Solo il teatro Argentina di Roma ci ha lasciato due settimane a fine maggio, facendosi, diciamo così, il segno della croce... Ebbene, alla fine lo spettacolo ha fatto il record d'incassi della stagione all'Argentina. Da quel momento in poi, con nostra grande gioia, le Operette hanno iniziato la propria vita sul palcoscenico». Così Mario Martone racconta l'esordio del suo adattamento teatrale di quello che lui stesso ha definito «un libro straordinario, un testo capitale nella cultura italiana dell'Ottocento». Un esordio che è stato anche una...

10.04.2014

The Grand Budapest Hotel

Se nel giudicare un regista avesse ancora senso appellarsi alla “coerenza autoriale” (tematica e stilistica), Wes Anderson avrebbe tutte le carte in regola per essere considerato uno dei maggiori cineasti viventi. Allo stesso modo, nel panorama del cinema mainstream contemporaneo, il regista texano è fra coloro che meno possono sottrarsi all'accusa di “fare sempre lo stesso film”. Le due constatazioni potrebbero riproporsi per l'ennesima volta di fronte a quest'ultimo The Grand Budapest Hotel (Gran Premio della giuria alla Berlinale 2014): capolavoro di coerenza espressiva per gli uni, esausta riproposizione di clichés per gli altri. Era impensabile tuttavia che dopo un film come Moonrise Kingdom – il quale da un lato radicalizzava lo “stile-Anderson” e insieme apriva improvvisi...

25.03.2014

La grande illusione

In quanti modi si può iniziare un discorso su La grande illusione? Non ne ho idea. In ogni caso, per me può iniziare solo nel modo che segue.     Il capitano de Boëldieu (Pierre Fresnay) giace in un letto, agonizzante: si è preso una pallottola nel ventre per consentire la fuga ai commilitoni Maréchal (Jean Gabin) e Rosenthal (Marcel Dalio). L'ufficiale che l'ha colpito, il capitano von Rauffenstein (Erich von Stroheim), congedato il cappellano militare, si accosta al moribondo con aria affranta: “Vi domando perdono”. “Avrei fatto lo stesso”, risponde l'altro, “Francesi o tedeschi, il dovere è il dovere”. “Avevo mirato alla gamba...”, dice il tedesco, quasi per scusarsi. “Eravate distante, e c'era scarsa visibilità... E poi, io correvo”, replica il francese. Ma von Rauffenstein...

13.02.2014

Una conversazione con Francesco Ballo / Keaton: l'occhio che interroga

«Perché essere difficili quando con un minimo sforzo si può essere impossibili?», recitava un cartello appeso nello studio di Buster Keaton all'inizio degli anni Trenta. Si direbbe che lo stesso principio abbia guidato l'ultima impresa di Francesco Ballo: invece di limitarsi a confezionare una semplice, ennesima monografia sul grande autore-attore comico, ha realizzato un volume monstre (oltre settecento pagine, duecento delle quali di sola biblio-filmografia) in cui, muovendo dal film Sherlock Jr. (noto in Italia come La palla n.13), vengono passate al microscopio, con l'acribia del cinefilo e la precisione dello studioso, la carriera e l'opera del più moderno fra i cineasti statunitensi degli anni Venti. Ne abbiamo parlato con lui nella sua casa-studio di Milano, città dove vive e...

07.02.2014

Portrait of the tramp as a young man / Charlie Chaplin 1914-2014

Quella di sfruttare un evento di richiamo (una parata militare, per esempio, o una manifestazione sportiva) come sfondo di qualche scena comica più o meno improvvisata, magari utilizzando gli spettatori come interpreti inconsapevoli, sembra fosse una pratica frequente nelle produzioni di Mack Sennett fin dagli esordi. D'altro canto, quando bisogna sfornare due comiche da un rullo ogni settimana, un simile espediente – sorta di ibrido fra le vues dei Lumière e le attuali candid camera – permette di ritrovarsi in mezza giornata con un film bell'e pronto per la distribuzione.   Fra il dieci e l'undici gennaio 1914, un gran numero di spettatori si reca a Venice, nei sobborghi di Los Angeles, per assistere alla Junior Vanderbilt Cup , versione in miniatura della celebre gara...

31.01.2014

Ernst Lubitsch. Ninotchka

Una “bella sorpresa” è fortunatamente diventata, nel giro di poco tempo, “una fantastica abitudine”. Come si auspicava qui su Doppiozero pochi mesi fa, ecco che dopo Vogliamo vivere!, un altro film di Lubitsch approda nuovamente sul grande schermo. Merito, questa volta, della Cineteca di Bologna, che ha deciso di proporre, per la stagione 2013/14, dieci titoli restaurati nei laboratori de “Il Cinema Ritrovato”, al ritmo di uno al mese: Delitto perfetto, Il Gattopardo, Amanti perduti, Risate di Gioia ed ora, appunto, Ninotchka.         La sceneggiatura dei leggendari Billy Wilder e Charles Brackett (in collaborazione con Walter Reisch) fa perno, com'è noto, attorno ad una partita di gioielli confiscati...

06.12.2013

D'Anolfi, Parenti. Materia Oscura

Oltre un anno fa, proprio su Doppiozero ci si rammaricava del fatto che uno dei migliori film italiani della stagione, Il castello, diretto da Martina Parenti e Massimo D'Anolfi, non avesse trovato la via per la sala, nonostante il sostegno produttivo di Rai Cinema e del successo raccolto nel circuito festivaliero (premio della Giuria al 29° Torino Film Festival, miglior fotografia agli International Documentary Awards di Los Angeles, per citarne solo un paio).   Dispiace oggi constatare come Materia oscura abbia seguito lo stesso sfortunato destino del suo predecessore: un ottimo riscontro nei festival internazionali (a cominciare dalla Berlinale 2013), nessuna distribuzione nel nostro Paese. Per i felici pochi che vorranno assistere a quello che è uno dei pi...

14.06.2013

Indagine su un cittadino

Più che una recensione, quelle che seguono sono alcune osservazioni suscitate dalla visione su grande schermo di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che dopo un breve passaggio nei cinema italiani lo scorso aprile, viene riproposto lungo tutto il mese di giugno presso lo Spazio Oberdan della Cineteca Italiana di Milano.     Cosa rimane di un film così profondamente ancorato all'attualità dell'epoca in cui fu girato?Innanzitutto, è singolare il destino critico di un regista come Elio Petri, detestato in vita tanto dalla critica filo-maoista (celebri le stroncature di Goffredo Fofi), quanto da quella più strettamente cinefilo-autorialista. Un'ostilità della critica che non pregiudicò...

10.05.2013

Speciale Docucity | La fabbrica è piena

Torino, autunno 2010. Alcune figure umane si aggirano senza meta in un dedalo di edifici che attendono la demolizione. Il complesso edile è quello che resta della Fiat Grandi Motori, lo stabilimento che la casa automobilistica piemontese ha per quasi mezzo secolo (1923-1971) destinato alla produzione di motori diesel per locomotive e navi. Un altro simbolo decaduto dell'antica prosperità industriale torinese? Anche, ma non solo, dato che proprio in queste officine, durante la Seconda Guerra Mondiale, i lavoratori prepararono il terreno alla Resistenza cittadina.     Di questa lunga vicenda storica fatta di uomini e macchine, ormai, non rimangono che vecchi filmati in bianco e nero: i trionfi marittimi e ferroviari come la fervida attività...

09.05.2013

Speciale Docucity | Milano tra Giambellino e Martesana

Dopo Budapest e Parigi, è Milano l'oggetto dell'esplorazione dei filmmakers di Docucity, che dedicano alla città due documentari: il collettivo “Entroterra Giambellino” e il conciso “Martesana, le stagioni in città. Inverno”. Due zone fortemente caratterizzate nell'immaginario della metropoli lombarda, che ciascuno dei film sceglie di rappresentare con un taglio differente.     Quella dei quaranta ragazzi del collettivo Immaginariesplorazioni è una sorta di discesa nel cuore della “tana del Drago” (titolo del volume che il gruppo ha realizzato sul quartiere parallelamente al film), un viaggio anche temporale fra il quartiere della “mala” cantato da Gaber e quello odierno, sottoposto a un rinnovamento “estetico” che rischia di farne una mera succursale del “Polo della moda”. “Io...

08.05.2013

Speciale Docucity | Décryptage banlieue

Una serie di condomini tutti uguali, macchie di colore biancastro che spiccano nella grigia uniformità delle immagini televisive del 1960. Uno speaker descrive questi grandi complessi (ma subito si corregge: "città-dormitorio"), progettati per accogliere famiglie con bambini in fuga dalla caotica vita cittadina. "Ce ne sono in tutto il mondo", continua la voce over, sottolineando come sociologi e urbanisti dedichino al fenomeno saggi e congressi. Infine conclude: “Questi complessi sono un male necessario o un nuovo aspetto del piacere di vivere? Spetterà a questi bambini rispondere, fra qualche anno”.     2007. Altro servizio televisivo, questa volta a colori: il blu dei lampeggianti e delle divise della polizia, il...