Vendetta spiegazione consolazione / Il terremoto e la memoria degli Appennini

In questi giorni successivi al tragico terremoto del 24 agosto tutti siamo stati immersi in un eccesso di spiegazioni. Spiegazioni non sull'evento in sé – che resta imprevedibile – ma sui danni, sulle conseguenze, sui rimedi, sui costi, sui programmi, sui progetti... E questo è accaduto specie per i canali all news che hanno nella ripetitività delle tragedie il loro lato oscuro. Nati per il mondo globalizzato della finanza in cui il minuto e il secondo hanno valore, oggi riguardano ogni settore della vita umana, anche quelli in cui l'aggiornamento "in tempo reale" non sarebbe necessario. La notizia viene amplificata, sezionata, ripetuta, replicata. Dopo le prime ore in cui gli aggiornamenti sono anche servizio sociale, la notizia non è più tale e insieme alle ripetizioni subentrano i...

Jazzi. Secondo natura / Sabbia

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Tutti si sono sdraiati almeno una volta nella loro vita su un arenile a prendere il sole, e se ancora non l’hanno fatto –cosa improbabile – , lo dovrebbero...

La vita delle piante / Requiem per tre alberi

I giardinieri sono arrivati. Devono tagliare a pezzi due querce e un cedro lunghi trenta metri che, all’alba disgraziata del 31 luglio scorso, una bufera ha abbattuto al suolo come birilli.   _ Altri giorni di sofferenza al rumore rabbioso, snervante, delle motoseghe. Poi verrà la ruspa a ribaltare ceppi e radici per coprire le voragini. Si dovranno sezionare e sistemate i ciocchi, trinciare i rami più fini e le fronde. Nulla andrà buttato: ne verrà legna buona per il camino e pacciame di qualità per le aiuole. Ma il giardino non sarà più lo stesso.     So bene che i giardini non sono mai gli stessi, cambiano in continuazione, sempre mutevoli e diversi: il tasso barbasso, nuovo ospite, s’è allogato di sua iniziativa nei pressi della peonia rossa e ora la sovrasta con il...

Estati / Facebook e gli intellettuali in vacanza

Alberto Arbasino su Facebook non c’è. Ed è giusto così: anni luce, per carità, da lui e dal suo lavoro. Eppure, se avesse dato anche solo un’occhiata, vi si sarebbe trovato ironicamente a suo agio, dato che quest’ambiente (chiamiamolo così) proliferante e multiforme, noiosissimo e conturbante non è altro che il contenuto folklorizzato dei suoi romanzi più cool, Fratelli d’Italia in testa. Tutti i “signoramia” e gli “oddio” e i “perdindirindina” sono qui all’ordine del giorno. Amplificati. Per non parlare dei personaggi improbabili che, come questo scrittore arcirproustiano ci ha da tempo insegnato, s'incontrano a ogni angolo di strada cittadina o trazzera rurale, nonché delle ricche promenades di una villeggiatura comme il faut.   In tempo d’estate, fra l’altro, anche i doppi nodi...

Coraggio

Vorrei occuparmi del coraggio. Anche se alcuni pensano che io non abbia i titoli per parlare di questo sentimento, o passione, o virtù, o come lo si vuol definire, perché sono una donna e le donne non sono coraggiose, sono fifone. Il coraggio è una virtù virile, diceva il filosofo Immanuel Kant. Brecht non la pensava così, data la sua famosa opera Madre Coraggio e i suoi figli. Coraggiosa fu Cleonice Tomassetti, una dei 42 partigiani fucilati a Fondotoce il 20 giugno 1944, che così esortava i suoi compagni di sventura: «su coraggio ragazzi è giunto il plotone di esecuzione, niente paura, ricordatevi che è meglio morire da italiani che vivere da spie e da servitori dei tedeschi». Con questo non voglio togliere il coraggio ai maschi per attribuirlo alle donne, voglio soltanto restituire...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Il labirinto

“Il labirinto è la patria dell’esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l’istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l’umanità (la classe) che non vuol sapere dove andrà a finire.”  Da “Parco centrale” in Angelus Novus , Einaudi, Torino 1962, p. 131   Il labirinto. Ma che figura è un labirinto? Cosa rappresenta al di là della sua misteriosa geometria e al di là della sua negazione, almeno all’apparenza, di ogni geometria possibile?   La tradizione mitologica che alimenta le scritture letterarie greche e quelle che ad esse si sono ispirate ci dice di una gigantesca sfida in cui ne va della salvezza dell’eroe: trovare la via che conduce fuori dal labirinto equivale a salvarsi dalla...

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Classici in prima lettura / Le Illusioni perdute

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Ci sono grandi libri che non si leggono per snobismo, per puntiglio o anche per distrazione; quest'ultimo caso favorito dall'iperproduzione di un autore. Per esempio, letto con voracità nella tarda adolescenza e poi abbandonato perché inesauribile, Balzac, per sazietà, per passare oltre; dimenticato in seguito a favore d'altri autori ritenuti al momento più contemporanei. Oggi ne recupero Le Illusioni perdute.  Madame Louise de Bargeton è una donna in vista di Angoulême: nobile, ancor giovane e molto più colta dei suoi pari. Lucien Chardon de Rubempré è il suo protetto; ragazzo di umile condizione (ma con un titolo da parte di madre che insegue per tutta...

Amicizia / Luigi Ghirri e Gianni Celati

Nel 1981 Luigi Ghirri telefona a Gianni Celati. Ha letto i suoi libri e vuole incontrarlo. Ha anche sentito parlare di lui da amici comuni al Dams di Bologna. Intorno al fotografo modenese si raduna da qualche tempo una generazione di fotografi interessata al nuovo paesaggio italiano. Si propone di rappresentarlo facendo a meno degli stereotipi tradizionali: l’Italia delle cartoline Alinari, quelle “unte di colombi”, come dirà Arturo Carlo Quintavalle. Sono periferie urbane, campagne, luoghi del lavoro, strade, distributori di benzina, case abbandonate, giardini. Celati è contentissimo di questo invito; si entusiasma subito. Seguono lunghe discussioni nella casa di Ghirri, che si protraggono sino a notte fonda. Una sera, poi, il fotografo telefona allo scrittore per chiedere di...

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Progetto Jazzi / Dormire sotto le stelle. Compilation

  Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).  Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre...

Il Teatro Povero da 50 anni in scena / Notte di attesa a Monticchiello

L’ombra di un albero secco. L’ombra di un antico paiolo. Una scena in costruzione: un telo sul fondo nasconde le ombre di persone che appariranno per costruire un muro, per difendersi da minacce esterne che fanno paura. Monticchiello si trova tra i campi bruciati e dorati della senese Val d’Orcia, poco dopo la rinascimentale Pienza, la città ideale di Pio II Piccolomini, oggi odorosa soprattutto di pecorino e di stanze in affitto. In questo piccolo borgo di origine medievale, da cinquant’anni un paese intero fa teatro. Un paese fatto di un centinaio di anime, che in estate o durante le feste si triplicano grazie a tutti quelli che tornano dalle città e agli altri che hanno eletto questo luogo a loro buon ritiro.   Il primo spettacolo, L'eroina di Monticchiello (1967)  ...

Una riflessione psicologica / Il narcisismo estremo e il terrorista

L’irruzione improvvisa di una potenza ignota o la lenta e distillata penetrazione attraverso l’indottrinamento e l’addestramento: entrambe le vie mostrano di essere in grado di generare il desiderio di gloria che coinvolge e travolge le personalità dei terroristi suicidi.   I Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’attentatore di Nizza nel giorno anniversario della rivoluzione francese, il 14 luglio 2016, ha ricevuto una radicalizzazione rapida della sua scelta. Atta, il capo terrorista dell’attentato alle Torri gemelle aveva avuto una lunga preparazione. Percorsi diversi per esiti simili. La guerra cambia quando chi uccide non lo fa più per salvare se stesso. Tanto che se il terrorista suicida non muore si tende a considerare fallita l’operazione, come hanno già sostenuto Diego Gambetta e con...

Buon compleanno Natalia / La qualità della vita

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Posta di fronte alle urgenze della cronaca o ai casi giudiziari più complessi, Natalia Ginzburg ha tentato, sempre, di scioglierne le trame aggrovigliate, facendo chiarezza, provando a ricostruire dentro di sé la fisionomia dei fatti e degli attori coinvolti (Le vittime di Lucca, «La Stampa», 11 gennaio 1984). Una volta convinta dell’innocenza di qualcuno, non ha esitato a prendere posizione in sua difesa: ora urlando i suoi dubbi sulla sentenza di condanna di Panzieri (Dubbio su una sentenza, «Corriere della Sera», 10 marzo 1977),...

Ninfee

San Pietro in Lamosa, il piccolo monastero cluniacense alto sulle torbiere prossime al Sebino, era il mio posto, era il posto dove scappavo se la noia o le paturnie mi assalivano. È ancor oggi il mio luogo di elezione: se penso al mio paese, corro lì. Allora, era la trascurata chiesuola a ridosso delle dipendenze abitative dell’antica villa padronale; oggi, ben restaurato insieme agli affreschi e al chiostro, è recuperato agli interessi culturali della cittadinanza grazie al lavoro della fondazione omonima. Ma San Pietro deve il suo fascino anche all’affaccio sulle lame d’acqua tra i canneti che da aprile a settembre fioriscono di bianche ninfee (Nymphaea alba) e dei gialli bottoni dei nenufari (Nuphar lutea).     Queste piante natanti popolano le acque lente di stagni e canali, e allungano sul fondo fangoso un lungo rizoma, segnato dalle cicatrici triangolari dei piccioli caduti, e munito di sottili radicole. Le giovani foglie immerse risalgono alla superficie avvolte su loro stesse per poi dispiegare le ampie tondeggianti pagine lisce e cerose in superficie che garantiscono la tenuta waterproof. Il galleggiamento è assicurato dai numerosissimi tubi aeriferi che...

Lubitz, Breivik, Mohamed Lahouij Bouhlel / La strage di Nizza e l'età psicotica

Siamo in epoca psicotica, non è la prima e non sarà l'ultima, nessuna apocalisse. Cos'è un'epoca psicotica? Come insegna Paul-Claude Racamier (1924-1996), la psicosi – tra gli altri sintomi familiari - è la negazione di qualsiasi tipo di conflitto. Nei sistemi psicotici “conflitto”, per definizione, significa “distruzione”. Bisogna far sempre finta che tutto vada bene. Nei momenti in cui il conflitto “si mostra” - come direbbe Wittgenstein - si mostra in termini distruttivi, unica sua possibilità, giacché il resto deve essere “dialogo”. Sintassi dei sistemi psicotici.   Non è questo ciò che i politici chiamano totalitarismo? Sembra che i sistemi psicotici e il totalitarismo siano un unico soggetto visto da dentro e da fuori. Quando, di fronte a un conflitto, anziché aprire una discussione, ci si rivolge a un'istanza superiore, preposta, nella mente di chi lo fa, ad annientare la parte “altra” del conflitto, allora siamo ai capi scala della Germania Democratica, alla buca delle delazioni. Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l'umanità da ogni male. È narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica...

"La strategia della farfalla" / Zecche

Nessuno ama le zecche. Essere definiti «una zecca» è chiaramente un insulto. Le zecche, come si sa, succhiano il sangue, sono dei parassiti. La parola che le definisce nella nostra lingua viene dal longobardo zekka (in tedesco oggi è Zecke e in inglese tick). Le zecche sono Aracnidi come i ragni, ma non hanno tutti i lussi dei ragni propriamente detti, come spiega Karl von Frisch. Non posseggono infatti reti per la caccia, né letti sericei per le uova, non applicano filtri d’amore alle dimore delle femmine, né possono gettare vele per aria per spostarsi senza troppa fatica, non hanno neppure ghiandole sericipare. Il posto che gli spetta tra gli Aracnidi in verità è nel gruppo degli Acari, per altro assai ricco di specie.   Gli acari vivono su qualsiasi buona superficie: la pelle dell’uomo, il formaggio, la farina; ma ci sono anche acari che prediligono piccoli insetti come cavallette, farfalle e altri ancora. C’è persino un acaro che vive nei condotti respiratori delle api e finisce per infettare interi alveari sterminandoli. Si nutrono di fluidi, grazie a una faringe aspirante. Le zecche sono parassiti ematofagi, dei giganti nel popolo di nani degli Acari. Dato che non è...

Il colore più brutto del mondo / Marrone

«De maròn ghe xe solo 'e scarpe»: così il mio maestro di pittura, Paolo Quaresima, citando il suo professore veneziano all'Accademia. Il marrone non c'è nello spettro e non c'è in pittura, la cui grammatica usa piuttosto la tavolozza dei bruni e delle terre. Anche nel linguaggio comune il marrone gode di cattiva fama, che forse ha radice nell'etimo, nell'arroganza della castagna più grande «unica nel riccio per aborto delle altre» (Dizionario etimologico Pianigiani). Al di là dello scherzo, la parola non piace, indica qualcosa di negativo, di sbagliato: il Battaglia la fa derivare dal latino medievale ma[r]ro, -ōnis, che significa errore. Uno dei suoi significati infatti è «errore, sbaglio madornale; notizia, affermazione non corrispondente al vero o falsata in modo eccessivo; azione sconsiderata, inopportuna, dannosa  –  con valore attenuato: birbonata, marachella, scappatella». (Grande dizionario della lingua italiana, Utet). Il dizionario suggerisce come esempio, tra gli altri, una frase di Don Abbondio in Fermo e Lucia: «No, Fermo, per amor del cielo, non mi fate un marrone: non mettete in imbroglio me e te». Nei Promessi sposi il marrone scompare e Don Abbondio...

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Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole contro immagini, immagini contro immagini. Che ci entrano nel cervello (o nell'anima o nell'inconscio, per chi ci crede). Che determinano le nostre emozioni, i nostri pensieri. Che ispirano le nostre azioni (o reazioni). Questa guerra dell'anima - dell'immaginario - sta plasmando le nostre visioni del mondo. È insieme profondamente radicata nella nostra attualità, nella sfera della comunicazione 2.0. Ma ha anche radici antichissime, che a volte riemergono con forza sorprendente. È una guerra che spesso usa come giustificazioni...

Autoritratto canaglia

Come hanno modo di constatare gli spettatori di Rambo 3 – che ancora, qualche volta, passa su Italia 1 –, il susseguirsi degli interventi politici e militari statunitensi nell’area mediorientale e la produzione di immagini a essi correlata hanno contribuito alla nascita di nemici dell’Occidente sempre peggiori. Era il 1988 quando John Rambo e il colonnello Trautman, reduci del Vietnam, potevano intraprendere azioni di guerra in Afghanistan insieme a un gruppo di “mujaheddin” talebani in chiave antisovietica. Dopo decenni di iconografie congelate sulla Guerra fredda, gli anni Novanta avrebbero inaugurato nuovi scenari e nuove figure del terrore, capaci di bruciarsi e rendersi sostituibili con ritmi del tutto inediti fino a quel momento. Era iniziato da pochi mesi il nuovo millennio, quando il ritratto del Diavolo stesso apparve inaspettatamente su una delle facciate delle Twin Towers, colpita dall’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. I principali quotidiani, la CNN, invitarono a riconoscere il volto del Maligno in una colonna di fumo che si levava dall’edificio.     «Is this the face of evil?». Una domanda, di certo, rimasta senza risposta, capace tuttavia di...

Le fiamme della guerra si misurano in gradi fahrenheit

Nello stillicidio di video postati dallo Stato Islamico negli ultimi mesi, ce n’è uno sostanzialmente ignorato, ma che è il più interessante per ragionare sui cortocircuiti provocati dall’attività mediatica dei fondamentalisti. Credo sia stato trascurato prima di tutto perché troppo lungo (dura 55 minuti) e quindi poco consumabile dai ritmi “istantanei” della comunicazione contemporanea; e perché non offre truculente immagini di atrocità. Cioè, non che non ci siano: ma non riguardano occidentali, e quindi, nella graduatoria dell’interesse mediatico, finiscono agli ultimi posti, come le vittime delle alluvioni in Bangladesh.   Già per la lunghezza il video, che si chiama Flames of War, propone la possibilità di un’analisi più profonda e strutturata dell’immaginario di IS (uso la dizione di “Islamic State” che loro stessi utilizzano nel filmato). Qui si vede che c’è un lavoro lungo e complesso; e sicuramente la mano di un autore, ancorché anonimo. E che si tratta di un “film” pensato per essere consumato come tale (e non come altri “messaggi nella bottiglia” lanciati in rete): lo dimostra il fatto che era stato preceduto, qualche giorno prima, da un trailer di un minuto, di...