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«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e...

Fondazione Beyeler / Giacometti, Bacon: la cenere e la carne

Il 13 luglio 1965 Alberto Giacometti incontra a Londra Francis Bacon, che conosce e ammira il lavoro dello scultore svizzero. È grazie alla pittrice Isabel Rawsthorne, per un periodo amante di Giacometti e amica comune, che si incontrano: la donna, una figura carismatica che fa parte dell’avanguardia parigina, posa come modella per entrambi gli artisti; la sua presenza avvicina i due ed è testimoniata in alcune opere in mostra, tra cui Femme au chariot (1945) e Portrait of Isabel Rawsthorne Standing in a Street in Soho (1967). Al tempo, Bacon non è il solo grande artista a guardare con rispetto alla produzione di Giacometti: la cronaca racconta che Pablo Picasso, dopo la guerra, si sia recato in visita allo scultore e gli abbia comunicato “Sono venuto qui per dirti che ci sei solo tu” (...

Teatro cinema musica ambiente / Borgo in festa nel Salento

Salento di mare e di cieli indaco, Salento di pizzica, di terra rossa e di ulivi. Salento vicino, troppo vicino all’Ilva di Taranto, al petrolchimico di Brindisi e ai loro venti tossici. Salento scempiato dalla Xylella che brucia gli ulivi a macchia di leopardo, ora ad Alezio, sulla costa ionica, ora a un centinaio di chilometri nel brindisino, a Oria, e molti sono convinti che si tratti di untori che inoculano il batterio. Salento insidiato dall’inutile impianto Tap, il gasdotto che arriva dal confine tra Turchia e Grecia, attraversando l’Adriatico, per sbarcare a Melendugno e sradicare piante secolari, in uno dei luoghi di terra e di mare più belli, una costa rocciosa piena di resti archeologici che vanno dall’età del bronzo al medioevo, dai Messapi in contatto con la Creta di Minosse...

Cristian Marazzi, domani alle OGR a Torino / Breve storia della carta di credito

La prima era di cartone, come in un gioco per bambini. E con la firma, esibita da Frank X. McNamara in un ristorante di New York, il Majors Cabin Grill, dove non aveva potuto pagare il conto tempo prima, poiché s’era dimenticato il portafoglio a casa. Pagò la moglie, secondo la leggenda. Era il 1949 e la Seconda guerra mondiale era terminata da quattro anni, l’economia americana andava a gonfie vele e la Cortina di ferro si stendeva in Europa a separare l’Ovest filoamericano dall’Est a egemonia sovietica. La carta di credito, invenzione del capitalismo americano, suo coronamento nell’epoca dei consumi allargati, comincia così, con un debito e un’idea fulminante. McNamara è un imprenditore e subito ne discute a tavola con il suo avvocato e futuro socio: creare una carta che sostituisca il...

“Classe aspirazionale” / Il nuovo consumo vistoso

L’intensa crisi economica che si è sviluppata in Occidente a partire dal 2008 ha profondamente cambiato il mondo dei consumi. L’acquisto dei beni di consumo di massa ha ridotto la sua importanza e hanno assunto una sempre maggiore centralità le scelte di tipo etico e culturale. Ma il consumo nelle attuali società capitalistiche rimane fondamentale e soprattutto è ancora regolato da quei meccanismi che l’hanno sempre fatto funzionare. Uno dei più importanti di tali meccanismi è quello basato sulla funzione di status symbol dei beni ed è stato individuato dal sociologo ed economista Thorstein Veblen nel primo volume che ha pubblicato, La teoria della classe agiata, uscito negli Stati Uniti nel 1899 e tradotto in italiano nel 1949.   Veblen è nato nel 1857 in una fattoria del Wisconsin...

Concavo-Convesso / La lampada Falkland di Bruno Munari

Era reduce da uno dei suoi frequenti viaggi in Giappone, Bruno Munari (1907-1998), innamorato com’era del minimalismo zen espresso dalla cultura di quel paese, quando, nel 1964, ricevette da Bruno Danese la commissione del progetto di una lampada. Gli si chiedeva che fosse innovativa sia dal punto di vista della forma che da quello dei materiali, senza che tuttavia risultasse troppo costosa. Gli si chiedeva, insomma, che fosse un oggetto “alla Munari”, dotato di tutti i requisiti che l’artista milanese (o sarebbe meglio dire il designer? Oppure l'operatore visivo, come lui stesso preferiva definirsi? Sul tema si legga qui il saggio di Marco Belpoliti) riteneva indispensabili per un buon progetto. Doveva quindi essere semplice, efficiente, caratterizzata da un minimo ingombro per lo...

Speciale Appennini / Gli Appennini di Silvio D’Arzo

Non mi è mai piaciuto Silvio D’Arzo. Difetto mio, certamente, oltre ogni possibile giudizio estetico. Semplicemente non sono mai riuscito a farmelo piacere, nonostante lo abbia letto a diverse età, così come non ho mai sopportato la retorica che avesse scritto in Casa d’altri un racconto perfetto secondo la definizione originaria di Eugenio Montale. Ho poi tentato di ricredermi diverse volte – con scarsa fortuna peraltro – l’ultima in occasione di una lettura pubblica degli amici Giovanni Lindo Ferretti e Clementina Santi, estimatori, tra i tanti, del D’Arzo. Il punto è che parla degli Appennini e di Cerreto (Silvio D’Arzo, all’anagrafe Ezio Comparoni era cerretano da parte di madre) con una sensibilità che non ho mai ritrovato nelle cose, o meglio che non sono mai riuscito a immaginare...

Sconfitta e utopia. Identità e feticismo tra Marx e Nietzsche / «Ci hanno davvero preso tutto»

«Naufragium feci, bene navigavi, perché sono naufragato nelle speranze», scrive Romano Màdera all’inizio di un prologo inedito che, insieme ad un altro testo del 2011, correda la ripubblicazione del suo Identità e feticismo (1977) nel volume Sconfitta e utopia. Identità e feticismo tra Marx e Nietzsche (Mimesis, 2018). A quarant’anni di distanza, l’autore ripensa al testo «scritto di furia tra la fine del 1975 e il 1976» come una bottiglia-libro contenente un messaggio gettato in mare, esattamente come fanno i naufraghi. Ma a quale naufragio si riferisce?  Nelle nuove pagine introduttive, Màdera – filosofo, psicoanalista e militante sessantottino – non rinuncia, oggi come allora, alla scelta di «leggere Marx con il nucleo pulsante della sua teoria […] cioè con la teoria del feticismo...

Capelli, denaro, lacrime / Alan Pauls, Trilogia della perdita

Pianto, capelli e denaro hanno in comune la facoltà di essere persi. Oppure la perdita stessa è leitmotiv della vita: si perdono lacrime e soldi ma si perdono anche la speranza, la salute, la memoria, la vita stessa – la propria e quella degli altri. Non si fa altro che perdere qualcosa.    La prima metà degli anni settanta in Argentina, racconta lo scrittore argentino Alan Pauls in un'intervista a “ilmanifesto”, fu caratterizzata dalla guerriglia urbana e dal ritorno al governo di Peron dopo sette anni di giunta militare: periodo da lui definito come “utopico, convulso e radicalizzato”. La seconda fu invece quella di Videla, della violenza, dei desaperecidos, dell'inflazione. E però nella memoria di quel decennio si è perso, secondo Pauls, il ricordo della prima metà: così il...