AUTORI
Eliana Petrizzi
21.08.2014

Nel cratere

Vivo al centro di una valle vicina a città, stazioni e autostrade, famosa per i carciofi e per la cipolla ramata. L’aria è buona, come la carne, il vino, la frutta, il pane. Il tempo è lento, i passaggi a livello si chiudono con largo anticipo e si riaprono con comodo, e nell’attesa non ci sono motori accesi, ma lucertole che riposano, cicale che brillano. I maschi si sposano giovani. Le femmine vanno in palestra un mese prima di sposarsi. Dopo il matrimonio ingrassano, sfornano figli, e a trent’anni ne dimostrano cinquanta.   A mezzogiorno, sulle panchine davanti al Comune, i corpi dei vecchi assumono la posizione di quelli che si vedono al telegiornale dopo una strage. Incontro per caso la bambina con la quale giocavo da piccola nel giardino...

27.03.2014

La maledizione dell'insonnia

Il pieno giorno ha la maledizione dell’insonnia. Il bar chiuso, l’asfalto bagnato da una bava d’acqua e cloro, tre ciclisti senza fretta. Accanto alla macelleria chiusa, il negozio “Tutto a 10 Euro”, chiuso pure quello. Sulle panchine in piazza, quattro anziani seduti dall’alba, come le lattine del tiro a segno. Oltre la via, lo scorcio di una casa con una finestra vuota, la montagna, un fumo snello che sale. Muro di ex fabbrica con graffito “Mio figlio non è solo tuo”.   Ore 11,00: vado in ospedale a donare il sangue. Nel reparto ci sono soprattutto giovani: jeans a vita bassa e t-shirt con disegni violenti, le teste rasate, le sopracciglia sfoltite, la pelle scura per la vita all’aria aperta, molti tatuaggi su ex...

25.04.2013

Parole frontali e senza trucco

Lo ammetto e me ne scuso: ho conosciuto Celati da poco. Avevo letto qualche frammento, non ricordo dove. Il giorno dopo, sono andata in libreria e ho comprato tutto quello che ho trovato: “Verso la foce”, “Passar la vita a Diol Kadd” e “Cinema all’aperto”. Quando sono arrivati i libri e i dvd sono andata a casa, ho spento le luci per incontrare un uomo di cui, se fossi nata prima, mi sarei innamorata: un viso da esploratore nordico, una scompostezza stranamente aggraziata in certe pose, una voce che mi ha fatto pensare a qualcosa di morbido e buono che rotola lungo un pendio d’erba.   Di Celati ho amato subito la scrittura pacata e precisa, il suo raccontare usando le parole come passi lenti lungo una via; un andare a suole basse, in accordo con quello che c’è e con i fatti che non...

28.11.2012

Nowhere fast

Stamattina, dopo giorni di secca, si esce col gruppo. Il gruppo, poi: ma quale gruppo? Sembriamo superstiti dopo l’impatto con un meteorite. Fino all’anno scorso avevamo uno sponsor che usciva in bici con noi. Non lo sopportava nessuno, e alla fine se n’è andato. Nei mesi successivi, ho capito che niente come l’odio tiene uniti. Quando era tra noi, esisteva una squadra che faceva scudo contro l’estraneo sbruffone, il cafone arricchito. Lui organizzava un giro coi suoi Bravi, noi altri boicottavamo la direzione; e se 60 eravamo, in 60 partivamo. Ma adesso che il nemico è scomparso, il frutto ha perso il nocciolo, il camino la brace, e tutto si è sgranato nelle approssimative spianate del bene. Chi deve fare una cosa, chi deve tornare...

27.06.2012

Roscigno e Corleto / Paesi e città

Roscigno è uno di quei paesi che raggiungi in due ore e visiti in venti minuti. Ma anche uno di quelli in cui il tragitto è parte integrante della méta. Oggi, per esempio, ho osservato per la prima volta le ghiandaie, uccelli visti finora solo impagliati sulla libreria di mio padre.   La Salerno-Reggio Calabria è deserta. Così, in breve tempo raggiungo un paesaggio che si fa presto Lucania: silenzi, poiane, prati e grano, cieli alti davanti e, di lato, la maestà selvatica delle montagne. Ogni tanto vedi tesori non meno importanti di un museo o di un parco archeologico: casolari abbandonati, antichi rifugi di contadini e pastori, vuoti e come riassorbiti dalla vegetazione. Alla mia sinistra un pendio roccioso coperto d’ulivi. Qui le olive non si raccolgono perché non conviene. Se ti...

24.06.2012

Cesenatico, Gran Fondo Nove Colli

Sulla griglia di partenza, tra centinaia di uomini che somigliano a cavalli pronti allo sparo. E’ presto, fa fresco. Sono l’unica donna nei paraggi. Ho quarant’anni e sono ridicola. Mia madre mi ha detto: “ Tu inizi quando le altre finiscono”.   Le divise dei ciclisti hanno scritte come i manifesti delle sagre, che raccontano di piccole imprese artigianali, di negozietti di periferia. Fermento tra i gruppi: ci si parla in dialetto, ci si chiama coi soprannomi e con battute da circolo. Si tendono i muscoli senza ragione affinché tu che guardi capisca subito con chi hai a che fare. Anche se partiamo da una griglia di cicloamatori, vedi corridori tirati come campioni, con le sopracciglia rifatte, altezzosi e distanti, pronti solo allo scatto...