AUTORI
Maria Luisa Ghianda
16.01.2017

Il design di Ico Parisi / Parisi, o caro

Ico Parisi (1916-1996): o lo si adora o lo si ignora. Non ci sono mezze misure. Il secondo atteggiamento è stato purtroppo quello che ha prevalso, dopo la sua morte e fino ad oggi, nella cultura ufficiale; il primo connota invece da decenni il mondo del collezionismo, sostenuto dalle aste internazionali di design, dove le sue opere sono battute spesso a quotazioni record.   Sopra: tavolo da pranzo, 1950, MIM; carrello in noce e vetro, 1950; carrello bar, 1950. Sotto: consolle con piano in rame smaltato con disegni di Pietro Zuffi eseguito da Paolo De Poli, 1954, Altamira (USA); servomuto Gentleman, Fratelli Reguitti, 1950 circa; due vedute della consolle in palissandro, 1949, Spartaco Brugnoli.   A destare l’interesse dei suoi estimatori è soprattutto la goniomorfica leggerezza...

18.12.2016

Poster movement / Seneca e la cartellonistica pubblicitaria

Che il Poster movement – secondo la felice definizione data da Rober Koch nel novembre del 1957 sulla Gazette des Beaux-Arts – sia figlio della pittura è un dato ormai acclarato. Nato in Francia nel penultimo decennio del XIX secolo, conobbe da subito un rapito sviluppo in tutta Europa. In Italia, però, la sua diffusione fu più tardiva e raggiunse l’acme nel primo scorcio del Novecento, grazie all’opera di straordinari artisti, quali Achille Beltrame, Umberto Boccioni, Leonetto Cappiello, Plinio Codognato, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Alberto Martini, Leopoldo Metlicovitz, Guido Marussig, Marcello Nizzoli, Plinio Nomellini, Severo Pozzati (Sepo), Federico Seneca, Aleardo Terzi e molti altri ancora.   Se il suo primo debito culturale il Poster movement lo pagò all’Art Nouveau...

15.10.2016

Alexander Girard: un designer dell’altro mondo

Il ristorante La Fonda del Sol di Manhattan è uno dei ‘luoghi altri’, diversi da quelli dell’ufficialità, dove si è scritta una pagina insolita ma importante della storia del design.   La Fonda del Sol   Ubicato nella hall del Time & Life Building, fu concepito nel 1960 dalla prorompente fantasia di Alexander Girard (1907-1993) che ne curò l’identity system fin nel più minuto dettaglio, dal menu, al logo, dalle piastrelle in ceramica, alla carta da parati, dalle livree dei camerieri ai posacenere e persino ai fiammiferi con quell’inconfondibile eclettismo cosmopolita, nutrito di suggestioni colte e al contempo folk, che ha fatto di lui un unicum nel panorama dell’Arte del Novecento.  Spirito eclettico e poliedrico, anche se poco conosciuto dal grande pubblico, Girard,...

14.09.2016

Utopie realizzate / Eileen Gray e La Maison en bord de mer

C’è un film del 2015 che ha come protagonista una casa. Si intitola: “The Price of Desire”, opera della regista irlandese Mary McGuckian. Racconta la storia della E-1027 (leggasi: E dieci due sette), la Maison en bord de mer, sita a Roquebrune-Cap-Martin in Costa Azzurra, insieme a quella della sua progettista, Eileen Gray (1878-1976), lei pure irlandese, che l’ha realizzata tra il 1926 e il 1930.   E-1027  è  un acronimo alfanumerico corrispondente al nome della Gray, associato a quello di Jean Badovici (1893- 1956), suo compagno lavoro e di vita in quel periodo, un architetto di origine rumena, che dirigeva “L’Architecture  vivante”, una delle riviste di architettura più importanti del tempo. E, infatti, sta per Eileen; mentre 10 indica la decima lettera dell’...

25.08.2016

Sapere, fare e saper fareVerso la modernità / Sapere, fare e saper fare: Guido Marangoni

Tra gli antesignani del nostro design nazionale va annoverato anche il critico d'arte e giornalista Guido Marangoni (1872-1941), conservatore del Castello Sforzesco, socio onorario delle Accademie di Brera e di Venezia, sovrintendente dei musei Civici di Milano, deputato socialista alla Camera in tre legislature, dal 1909 al 1921, che nel 1928 fondò e diresse le riviste “Pagine d’Arte” e “La Casa bella”, la cui testata nel 1933 muterà in “Casabella”, per volontà di Giuseppe Pagano Pogatschnig, suo nuovo direttore. Il Marangoni, infatti, dopo aver dato vita, nel 1919, a Milano, nella sede dell’Umanitaria, alla I Esposizione Regionale Lombarda di Arte Decorativa (allora il design si chiamava ancora così, dal termine francese décorer, traducibile con: concernente l'arredo), nel 1923...

01.06.2016

Architettura, grafic e product design / Silvio Coppola e la corporate identity

Non sempre la storia del design è stata scritta negli spazi ad esso deputati, quali gli studi dei designers (sia della bi che della tri dimensione), i laboratori e gli opifici o i prestigiosi siti espositivi di richiamo internazionale; a volte essa ha preferito vergare qualche sua pagina in luoghi altri da quelli dell’ufficialità conclamata. È il caso del ristorante milanese el Prosper, dove, tra una risata e un risottino e un buon bicchier di vino, sono avvenuti incontri, sono nati progetti, sono stati abbozzati contratti per l’esecuzione e la produzione di alcuni tra i più bei pezzi del nostro design nazionale.   Diego Prospero (1922-2000), ticinese d’origine ma naturalizzato milanese, apre i battenti del suo ristorante in Via Chiossetto 20 nel 1966 e da subito esso diventa il...

21.04.2016

La dame aux damiers / Andrée Putman. L’eleganza del design

Ho conosciuto Andrée Putman alla fine degli Anni Ottanta, a Parigi, dove mi trovo anche mentre scrivo queste righe. Ed è proprio questa città ad avermela richiamata alla mente. Parigi le somiglia, ancien régime in alcune zone, nouvelle vague in altre; opulenta e sfarzosa in certe, austera e minimal altrove, un’equilibrata mescolanza di modernità e di memoria, esattamente come lei. Andrée Putman era brusca e autoritaria ma raffinatissima, non bella ma piena di charme e con una personalità travolgente, dominata dai contrasti tra le linee dure del suo volto (quasi incarnazione di una scultura di Picasso o, come si è autoironicamente proposta lei stessa in una foto, rivisitazione del ritratto della giornalista Sylvia von Harden di Otto Dix) e la sublime ricercatezza delle forme che sapeva...

06.04.2016

Salone del mobile 2016 / Osvaldo Borsani un industriale designer

Tra i miei ricordi d'infanzia c'è anche quello di Osvaldo Borsani, l'industriale-designer e architetto, indiscusso protagonista della scena artistica italiana di Metà Novecento.   Sono nata nell'operoso triangolo d'oro del design, la Brianza, terra dominata dalla cultura del fare e, soprattutto, del fare bene. Mio padre e suo fratello Giuseppe avevano allora una bottega artigiana – divenuta in seguito molto famosa – collaboratrice della Formanova, un’azienda che rivaleggiava unilateralmente con la Tecno, fondata, com’è  noto, dai gemelli Borsani. Eh, sì, perché la storia del design è fatta anche di antagonismi (a volte reali, altre volte supposti o millantati) non menzionati dai manuali, di competizioni e di emulazioni, certamente generate dal contagio delle idee. La...

15.03.2016

Lampade e lampadari / A proposito di modernità. Angelo Lelii

Il mio primo incontro con il design avvenne a metà degli Anni Sessanta. Avevo allora solo una decina d'anni ma ero già molto curiosa. Un giorno, il fratello di mio padre – che amavo seguire nelle sue peregrinazioni urbane e montane – mi portò a Monza, in una fabbrica di lampade molto in voga fra gli addetti ai lavori, l'Arredoluce. Fu lì che conobbi Angelo Lelii, un uomo estroso e razionale, così come razionale e beherensiana era la sua fabbrica: luce zenitale e ampi spazi funzionali.A lui si debbono alcuni tra i più  begli apparecchi per illuminazione del design italiano, sebbene siano poco conosciuti, come Triennale (1947), una lampada da terra a tre braccia orientabili, in alluminio laccato nei tre colori primari (quasi un omaggio a Mondrian se non fosse per le diagonali) e Stella...

25.01.2016

La finestra di fronte

Tutte le mattine, quand’era in città per lavorare al Teatro alla Scala, Giuseppe Verdi, prima di uscire dalla stanza che occupava all'albergo Milano in Corsia del Giardino (oggi via Manzoni), la salutava, deferente, dalla finestra situata proprio dirimpetto a quella della casa di lei. Erano buoni amici da tanto tempo, al punto che Clara lo aveva voluto come proprio testimone all’atto di separazione da suo marito, Andrea Maffei. Era da quel giorno che lei aveva deciso di andare a vivere da sola, al secondo piano di palazzo Olivazzi, in Contrada dei Bigli, ad angolo con Corsia del Giardino, trasferendo lì anche il suo salotto letterario, già famoso in tutta Europa. Tra i suoi ospiti si annoveravano musicisti come Verdi, appunto, e Listz; letterati,...

23.01.2016

Teodolinda a Monza

Santa Pasqua 1446   Una carrozza percorreva, veloce, la pianura lombarda ‘pervasa dall’irriguo’. Era quella ducale ma a bordo la figlia del duca non c’era. Bianca Maria preferiva cavalcarle a fianco. Non montava all’amazzone, come avrebbe prescritto il protocollo, per questo, sotto l’ampia gonna indossava le calzebrache. Alla stregua di suo padre, il duca Filippo Maria Visconti – che al Castello di Porta Giovia possedeva una straordinaria scuderia – anche lei amava i cavalli e le piaceva cavalcare. Era una cavallerizza provetta e non si dava la pena di prestare orecchio ai rimbrotti delle sue dame di compagnia, primi fra tutti quelli della sua antica balia, Caterina Meravigli, che le ripetevano di continuo quanto fosse disdicevole per...

26.12.2015

Testori al Sacro Monte di Varallo

Non è certo far romanzo […] immaginar Gaudenzio […], girar per il borgo; forse verso sera, deposti gli attrezzi nella Cappella, […] scendere, poco prima del crepuscolo, lungo il Sesia, quando le ombre cadono giù dalle cime dei monti sul fiume e sulla piana, e guardare il super parietem e immaginarsi, immaginare; sentirsi crescere in cuore l’idea di un teatro, là dove, fin lì, non erano che cappellette, e proprio con la forza con cui glielo chiedeva la voce del suo popolo, mentre qua e là, nei boschi del super parietem si accendevano le lanterne, e le donne, tenendosi stretti i figli, attraversavano per l’ultima volta, in quel giorno, le strade, già vinte dalla paura degli spiriti che la notte, di lì a poco...

12.12.2015

Lungo la Via Traiana

Anno 109 d.C., Calende di giugno       Il cavallo si impennò. Se Quinto Pompeo Falco[1] non fosse stato un cavallerizzo provetto, lo avrebbe di sicuro disarcionato. «Buono, buono» gli mormorò accarezzandogli la folta criniera nera lucente. Il magistrato era uscito in ricognizione lungo la strada, fortemente voluta dall’imperatore Traiano, che si stava costruendo per collegare Benevento a Brindisi con un tracciato perfettamente rettilineo in grado di dimezzare i tempi di percorrenza richiesti dalla Via Appia, più lunga e più tortuosa. Per ora ne erano state messe in cantiere due sole tratte, quella che da Benevento arrivava ai Monti della Daunia e quella che da lì si dipartiva per raggiungere Aecae[2]. Ma i lavori...

12.09.2015

Margherita di Brabante. Elevatio animae

Tutto era cominciato a Pisa. Di ritorno da Roma, dove era stato incoronato imperatore, Arrigo VII di Lussemburgo stava facendo il proprio ingresso trionfale nel duomo di quella città, quando l’occhio gli era caduto sul ritratto celebrativo che uno scultore gli stava eseguendo proprio sopra la porta di S. Ranieri. Ne rimase estasiato. Mai aveva veduta scolpita nella pietra un simile vividezza d’espressione e un così vivace dinamismo nei panneggi. Quella sua statua gli pareva viva, sebbene vi fosse stato ritratto in ginocchio. Perciò, senza por tempo in mezzo diede ordine che l’autore fosse condotto immediatamente al suo cospetto. Voleva commissionargli il monumento funerario a Margherita di Brabante, sua stimata consorte e “carissima al suo...

01.08.2015

Dell'arte di cacciare con gli uccelli rapaci

Roma, aeroporto di Fiumicino, 15 maggio 2015   Abdul Abulafia salì sul taxi che lo avrebbe portato a Città del Vaticano. Tra poco l’antico manoscritto sarebbe stato tra le sue mani. Ottenere i permessi necessari per permettergli di sottoporlo ad un esame strumentale minuzioso non era stato facile, neppure per lo sceicco per il quale lavorava, ma alla fine la diplomazia aveva trionfato ed ora lui stava attraversando il cortile del Belvedere che dava accesso alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Sua meta il Salone Sistino, a lato del quale si apriva la saletta di consultazione che gli era stata riservata, dotata di tutta la strumentazione tecnica necessaria al compimento della sua missione, microscopi, alambicchi, computer et similia.   Ms. Pal. Lat. 1071,...

19.04.2015

Il Sacro Monte di Varese

Era una bella giornata d’aprile. Partimmo da Monza la mattina molto presto, diretti al Sacro Monte di Varese: uno sparuto gruppo di insegnanti alla testa di un manipolo di studenti, le terze dell’Istituto Statale d’Arte sperimentale. Anno 1985. Insegnare ci piaceva. Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Abbiamo sempre amato il corpo a corpo con la conoscenza, sorretto dalla volontà di trasmetterla. Ne facevamo tante di gite a quel tempo. Le chiamavamo escursioni didattiche perché si trattava di vere e proprie ricognizioni interdisciplinari sul campo di quanto affrontato in classe. E così il pullman che ci portava alla meta si trasformava in aula viaggiante, come ci aveva insegnato Silvestrini, il nostro nume tutelare, il leader morale e culturale, l...

28.03.2015

Di profilo: le dame del Pollaiolo

Una frase orgogliosamente mormorata rompeva, a tratti ma con frequenza, il silenzio generato dalla contemplazione dei quattro magnifici ritratti: “La nostra l’è la püsè bela.” Al Museo Poldi Pezzoli erano esposti, riuniti per la prima volta, perché normalmente conservati in diversi musei del mondo, i quattro misteriosi volti femminili che la tradizione vasariana attribuiva al maggiore dei due fratelli del Pollaiolo.   Le dame del Pollaiolo, in mostra al Museo Poldi Pezzoli, Milano 2015   Firenze, 12 agosto 1470. Piazza della Signoria Un battito cadenzato di martello risuonava, ritmico, per via Vacchereccia, nel quartiere degli Orafi, giungendo a turbare perfino la limitrofa e tranquilla Piazza della Signoria. Mastro Antonio...

25.12.2014

Gli angeli musicanti di Gaudenzio Ferrari

“Beata chèla man, ch'a la fa inscì anca duman” esclamò il mendicante con riconoscenza quando si rese conto della generosità dell’obolo ricevuto. Era seduto sui gradini del santuario di Saronno e intirizziva negli abiti leggeri. Aveva le punte delle dita delle mani congelate. Le avvicinò alla bocca e soffiò. Invano. Il freddo pungente di quella vigilia di Natale (la più rigida a memoria d’uomo) gli era penetrato fin dentro le ossa. Avrebbe fatto meglio ad entrare subito in chiesa alla ricerca di un poco di tepore. Anche quello delle candele accese davanti all’altare della Madonna gli sarebbe bastato. E poi, chi sa? Magari la Vergine lo avrebbe beneficiato di uno dei miracoli per cui la sua...

29.11.2014

Le monachine del monastero di Torba

Magistra Aliberga poteva avere all’incirca una quarantina d’anni. Era robusta, ma non grassa. Nulla la distingueva dalla consorella che aveva accompagnato l’emissario dell’arcivescovo in parlatorio, se non la croce pettorale, più grande e più preziosa. Per il resto, indossava il medesimo saio di stamigna nera consunto dall’uso e un analogo soggolo. Se non fosse stato per la croce e per i tratti aristocratici del suo volto – un naso dal taglio dritto e volitivo e una bocca ferma e sottile – avrebbe potuto essere scambiata per una monaca qualsiasi. Portava le maniche arrotolate fino al gomito, che le lasciavano scoperti due avambracci muscolosi e appariva accaldata. Per nulla turbata dallo sguardo indagatore di chi le stava di fronte,...

08.11.2014

La Maddalena di Piero della Francesca

“Tu sei sposato, per la barba di Belzebù! Te lo rammenti sì o no di essere sposato?” insorse Piero strattonando il fratello per le spalle. “E tua moglie ti ha dato due figli” insistette al colmo dell’indignazione.   “Ma io …” balbettò Marco contrito, ciondolando la testa, quindi se la afferrò tra le mani e prese a singhiozzare. “Io non riesco a togliermela dalla mente. Quando la vedo passare, con quel suo incedere lieve e sinuoso, le tempie mi pulsano, tant’è forte il desiderio di stringerla tra le braccia. Il fatto che tu l’abbia presa come modella, poi, non migliora le cose. Ce l’ho sempre davanti agli occhi. È diventata un’ossessione, un’ossessione...

21.09.2014

Alla corte di Roberto d’Angiò

Napoli, 15 dicembre, Anno Domini 1316   La delegazione inglese aveva appena lasciato la sala delle udienze e stava per essere segretamente accompagnata fuori da Castelnuovo – dagli Angioini tenacemente denominato mastio – che già un’altra si presentava al cospetto di re Roberto. La situazione politica si stava complicando, se non si fossero subito messe a tacere le malelingue sarebbe di sicuro scoppiato un incidente internazionale e – perché no? – magari anche una guerra. Gli Aragonesi non aspettavano altro.     Sebbene Roberto d’Angiò, terzogenito di Carlo II, regnasse su Napoli da ormai sette anni, erano ancora in molti ad accusarlo di aver fatto avvelenare il proprio fratello maggiore, Carlo Martello,...

15.06.2014

Nella Benevento romana

Un’agile liburna era appena approdata al porto fluviale di Cellarulo. Alcuni membri dell’equipaggio balzarono, lesti, a terra per dar manforte ai marinai beneventani impegnati ad assicurare le gomene alle bitte. Frattanto, alla battagliola si era affacciato un uomo anziano ma ancor vigoroso. Una lieve brezza ne faceva fluttuare la lunga capigliatura candida e la barba d’identico colore che gli incorniciavano il volto alla moda greca. Apollodoro di Damasco, il più illustre architetto dell’impero, era giunto a Benevento in qualità di inviato senatorio, con l’incarico di sovrintendere alla costruzione dell’arco che il Senato Romano aveva deliberato di innalzarvi per celebrare l’inaugurazione della Via Traiana.   L’insigne...

15.03.2014

Arnolfo di Cambio e il monumento Annibaldi

“Al Laterano” rispose il contadino, chino sopra il coltivo, senza neppure rialzare la testa. “E come ci si arriva, buonuomo?” continuò a domandare il cavaliere. Stavolta il colono tentò di riassumere la postura eretta ma una fitta alle reni lo costrinse a rivolgere al suo interlocutore solo il volto brunito dal sole e contratto in una smorfia che lo faceva apparire ancora più grinzoso. “Superate la porta, girate a destra, al primo quadrivio voltate a sinistra, poi andate sempre dritto e incontrerete la basilica di san Giovanni.” Con uno sventolio di cappello a mo’ di ringraziamento, il cavaliere spronò il cavallo in direzione delle mura.   Proveniva da Napoli, era in marcia da tre giorni e non vedeva l’ora...

15.08.2013

Paolo Diacono a Benevento

Non poteva esimersi dal concedersi ogni giorno il piacere di parlare in greco. Paolo Diacono, al secolo Paolo di Warnefrit, era infatti convinto, senza sapersene spiegare il motivo, che, prima o poi, la dimestichezza con quella lingua gli sarebbe tornata utile. Al termine delle sue consuete orazioni mattutine si tratteneva, perciò, a conversare un poco con Dmitri, uno degli artisti siriaci impegnati ad affrescare la chiesa di santa Sofia.   Viveva a Benevento ormai da più di un lustro, da quando vi era giunto per scortarvi la giovane Adelperga, figlia di Desiderio, re dei Longobardi e sua diletta allieva, andata in sposa al duca Arechi II che governava su quella città e su tutto il territorio del Sannio.   Le sue giornate trascorrevano frenetiche,...