Alfabeto Pasolini

AUTORI
Maria Luisa Ghianda
25.12.2014

Gli angeli musicanti di Gaudenzio Ferrari

“Beata chèla man, ch'a la fa inscì anca duman” esclamò il mendicante con riconoscenza quando si rese conto della generosità dell’obolo ricevuto. Era seduto sui gradini del santuario di Saronno e intirizziva negli abiti leggeri. Aveva le punte delle dita delle mani congelate. Le avvicinò alla bocca e soffiò. Invano. Il freddo pungente di quella vigilia di Natale (la più rigida a memoria d’uomo) gli era penetrato fin dentro le ossa. Avrebbe fatto meglio ad entrare subito in chiesa alla ricerca di un poco di tepore. Anche quello delle candele accese davanti all’altare della Madonna gli sarebbe bastato. E poi, chi sa? Magari la Vergine lo avrebbe beneficiato di uno dei miracoli per cui la sua...

29.11.2014

Le monachine del monastero di Torba

Magistra Aliberga poteva avere all’incirca una quarantina d’anni. Era robusta, ma non grassa. Nulla la distingueva dalla consorella che aveva accompagnato l’emissario dell’arcivescovo in parlatorio, se non la croce pettorale, più grande e più preziosa. Per il resto, indossava il medesimo saio di stamigna nera consunto dall’uso e un analogo soggolo. Se non fosse stato per la croce e per i tratti aristocratici del suo volto – un naso dal taglio dritto e volitivo e una bocca ferma e sottile – avrebbe potuto essere scambiata per una monaca qualsiasi. Portava le maniche arrotolate fino al gomito, che le lasciavano scoperti due avambracci muscolosi e appariva accaldata. Per nulla turbata dallo sguardo indagatore di chi le stava di fronte,...

08.11.2014

La Maddalena di Piero della Francesca

“Tu sei sposato, per la barba di Belzebù! Te lo rammenti sì o no di essere sposato?” insorse Piero strattonando il fratello per le spalle. “E tua moglie ti ha dato due figli” insistette al colmo dell’indignazione.   “Ma io …” balbettò Marco contrito, ciondolando la testa, quindi se la afferrò tra le mani e prese a singhiozzare. “Io non riesco a togliermela dalla mente. Quando la vedo passare, con quel suo incedere lieve e sinuoso, le tempie mi pulsano, tant’è forte il desiderio di stringerla tra le braccia. Il fatto che tu l’abbia presa come modella, poi, non migliora le cose. Ce l’ho sempre davanti agli occhi. È diventata un’ossessione, un’ossessione...

21.09.2014

Alla corte di Roberto d’Angiò

Napoli, 15 dicembre, Anno Domini 1316   La delegazione inglese aveva appena lasciato la sala delle udienze e stava per essere segretamente accompagnata fuori da Castelnuovo – dagli Angioini tenacemente denominato mastio – che già un’altra si presentava al cospetto di re Roberto. La situazione politica si stava complicando, se non si fossero subito messe a tacere le malelingue sarebbe di sicuro scoppiato un incidente internazionale e – perché no? – magari anche una guerra. Gli Aragonesi non aspettavano altro.     Sebbene Roberto d’Angiò, terzogenito di Carlo II, regnasse su Napoli da ormai sette anni, erano ancora in molti ad accusarlo di aver fatto avvelenare il proprio fratello maggiore, Carlo Martello,...

15.06.2014

Nella Benevento romana

Un’agile liburna era appena approdata al porto fluviale di Cellarulo. Alcuni membri dell’equipaggio balzarono, lesti, a terra per dar manforte ai marinai beneventani impegnati ad assicurare le gomene alle bitte. Frattanto, alla battagliola si era affacciato un uomo anziano ma ancor vigoroso. Una lieve brezza ne faceva fluttuare la lunga capigliatura candida e la barba d’identico colore che gli incorniciavano il volto alla moda greca. Apollodoro di Damasco, il più illustre architetto dell’impero, era giunto a Benevento in qualità di inviato senatorio, con l’incarico di sovrintendere alla costruzione dell’arco che il Senato Romano aveva deliberato di innalzarvi per celebrare l’inaugurazione della Via Traiana.   L’insigne...

15.03.2014

Arnolfo di Cambio e il monumento Annibaldi

“Al Laterano” rispose il contadino, chino sopra il coltivo, senza neppure rialzare la testa. “E come ci si arriva, buonuomo?” continuò a domandare il cavaliere. Stavolta il colono tentò di riassumere la postura eretta ma una fitta alle reni lo costrinse a rivolgere al suo interlocutore solo il volto brunito dal sole e contratto in una smorfia che lo faceva apparire ancora più grinzoso. “Superate la porta, girate a destra, al primo quadrivio voltate a sinistra, poi andate sempre dritto e incontrerete la basilica di san Giovanni.” Con uno sventolio di cappello a mo’ di ringraziamento, il cavaliere spronò il cavallo in direzione delle mura.   Proveniva da Napoli, era in marcia da tre giorni e non vedeva l’ora...

15.08.2013

Paolo Diacono a Benevento

Non poteva esimersi dal concedersi ogni giorno il piacere di parlare in greco. Paolo Diacono, al secolo Paolo di Warnefrit, era infatti convinto, senza sapersene spiegare il motivo, che, prima o poi, la dimestichezza con quella lingua gli sarebbe tornata utile. Al termine delle sue consuete orazioni mattutine si tratteneva, perciò, a conversare un poco con Dmitri, uno degli artisti siriaci impegnati ad affrescare la chiesa di santa Sofia.   Viveva a Benevento ormai da più di un lustro, da quando vi era giunto per scortarvi la giovane Adelperga, figlia di Desiderio, re dei Longobardi e sua diletta allieva, andata in sposa al duca Arechi II che governava su quella città e su tutto il territorio del Sannio.   Le sue giornate trascorrevano frenetiche,...

01.06.2013

Chiostro di santa Sofia: una visita immaginaria

Benevento, anno del Signore 1167, addì 29 del mese di luglio   Un gruppo di figure incappucciate camminava a passo spedito verso il monastero di santa Sofia, che non era molto distante dalla porta urbica attraverso la quale aveva appena fatto il suo ingresso in città. Si muovevano rasente i muri, i neri saî indistinguibili dalle ombre della notte non ancora del tutto fugata dall’alba incipiente. Tra loro il senese Rolando Bandinelli, alias papa Alessandro III, fuggito da Roma in incognito, con lo sparuto gruppo di cardinali rimastigli fedeli, che aveva scelto Benevento come proprio rifugio, dopo la presa della città eterna da parte di Federico Hoenstaufen, suo acerrimo nemico.   Benevento non era soltanto un importante centro...

11.05.2013

I tarocchi dei Bembo

Recensione visionaria della mostra: Tesori nascosti di Brera: Tarocchi del XV secolo. I tarocchi dei Bembo. Una bottega di pittori dal cuore del Ducato di Milano alle corti padane, "quelle carte de triumphi che se fanno a Cremona", tenutasi nelle sale della Pinacoteca di Brera dal 21 febbraio – 7 aprile 2013.     In una lattiginosa mattina di ottobre, il tesoriere ducale di Cremona, Antonio Trecco, ricevette una missiva dal reggente di Milano, Francesco Sforza, che, impegnato nella guerra contro la Serenissima, era attendato nel feudo di Calvisano, poco distante da Brescia. Una cappa di bruma e di uggia gravava sulla città.   “Perchè el Mag[nifi]co Sig[no]re Sigismondo [Malatesta] ha rechesto ad la Ill[ustrissi]ma...