Sandokan: la tigre ruggisce ancora
Nella notte del 10 maggio 1933, nel centro di Berlino, nella piazza dell’Opera (dal 1947 piazza Bebel) vengono dati alle fiamme circa 25.000 libri. Un rogo che voleva celebrare l’odio dei nazisti verso la cultura non asservita al regime e la libertà di pensiero.
Nell’elenco degli scrittori idealmente mandati al rogo troviamo: Ernest Hemingway e Jack London, Bertold Brecht e Arthur Schnitzler, Stephen Zweig e Marcel Proust, e molti altri. Tra gli autori italiani, c’è anche Emilio Salgari, lo scrittore di avventure nato a Verona il 21 agosto 1862 e scomparso a Torino il 25 aprile 1911, il creatore del Corsaro Nero e di Sandokan. La vicenda del suo inserimento nella lista degli autori italiani da distruggere – insieme a Ignazio Silone, Giuseppe Antonio Borgese e altri –, è stata ben raccontata da Fabio Stassi nel suo Bebelplatz. La notte dei libri bruciati (Sellerio, 2024).
Ma perché i nazisti avversavano i racconti di Salgari? Le sue storie hanno appassionato più generazioni di giovanissimi lettori, in Italia e nel mondo, specie in Sudamerica, dove era amato anche da Che Guevara, Luis Sepulveda, Pablo Neruda, Julio Cortazar, Gabriel Garcia Marquez. La fascinazione nasce dal senso dell’avventura e dal gusto di libertà che affiorano nelle sue pagine, dal deciso antimperialismo e anticolonialismo che traspare soprattutto dai racconti che vedono protagonista Sandokan, il pirata protagonista del ciclo indo-malese. Da sempre il pensiero totalitario avversa il libero esercizio della cultura e della fantasia, quei motivi di attrazione non potevano non renderlo inviso ai fanatici gerarchi nazisti e ai loro zelanti seguaci.
Proprio a Sandokan e a Emilio Salgari è dedicata la mostra Sandokan. La tigre ruggisce ancora, in corso dal 7 marzo al 28 giugno presso l’Orangerie della Villa Reale di Monza, ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni. La tigre della Malesia, I misteri della jungla nera, La rivincita di Yanez, La regina dei Caraibi, Jolanda, La figlia del Corsaro Nero, sono solo alcuni titoli dei romanzi scritti tra il 1883 e il 1911, circa ottantaquattro. La mostra è un viaggio nell’opera letteraria di Salgari ma anche nella storia del Sud-est asiatico di fine Ottocento, attraverso Malesia, Borneo, Nuova Guinea e Sumatra, mediante l’esposizione di riproduzioni di mappe, immagini nautiche e oggetti d’epoca: armi, strumenti musicali e altro. Il viaggio espositivo si snoda attraverso le tante edizioni dei libri di Salgari, le illustrazioni che si sono succedute nel tempo, da quelle lussureggianti ma storicamente discutibili di Alberto Della Valle, a quelle di Hugo Pratt, che realizzò con Mino Milani una versione a fumetti di Sandokan di grande efficacia espressiva ed evocativa, e attendibili sul piano della ricostruzione storica. Una versione che Marco Steiner, scrittore e gran conoscitore di Pratt, ha ben descritto e raccontato in uno dei capitoli del catalogo della mostra. Nell’ambito del fumetto vanno ricordate anche l’interpretazione particolarmente espressiva di Sergio Toppi, quella rigorosa e al tempo stesso epica di Carlo Rispoli, quella descrittiva e lineare di Carlo Alberto Michelini (vedi il capitolo sulla rappresentazione dell’immaginario salgariano curato da Francesco Aquilani). Molto evocative le immagini appositamente realizzate per la mostra da Andrea Calisi, posizionate nella sala video.
L’esposizione si estende anche alle rappresentazioni cinematografiche e televisive delle storie di Sandokan, da I pirati della Malesia di Enrico Guazzoni (1941) sino al discusso ma amato sceneggiato televisivo diretto nel 1976 da Sergio Sollima, con Kabir Bedi nei panni del pirata gentiluomo, Carole André in quelli di Marianna, la Perla di Labuan, e Adolfo Celi in quelli di James Brooks, l’eterno rivale del pirata. A quest’ultimo, l’abile avventuriero divenuto prima viceré poi Rajah di Sarawack, si ispirò il grande scrittore anglo-polacco Joseph Conrad nel comporre alcuni romanzi ambientati nel Borneo, specie Lord Jim.
La mostra e il catalogo evidenziano la cura con cui Salgari si documentava prima di scrivere i suoi romanzi, raccogliendo notizie geografiche, su usi e costumi, rotte di navigazione, vicende storiche. Tra i libri più volte consultati, vanno ricordati soprattutto gli accurati report di viaggio di Odoardo Beccari pubblicati sul Bollettino della Società Geografica, rielaborati e ampliati poi nel volume Nelle foreste di Borneo. Viaggi e ricerche di un naturalista (Landi, 1902). Ma Salgari divora libri e giornali di viaggio di ogni genere – per le sue fonti vedi il capitolo iniziale curato da Felice Pozzo –, forse anche le memorie di Charles Brooks, il nipote ed erede politico di James. Un capitolo del catalogo, scritto da Alessandro Di Meo, descrive il rapporto tra i due: uno vero e instancabile viaggiatore di mondi lontani, l’altro viaggiatore solo con la fantasia, incatenato dai debiti e dagli editori al tavolo di lavoro, ma innamorato di mari, isole e orizzonti senza fine. Interessante la diversità di vedute dei due su James Brooke: per Beccari, che lo aveva conosciuto, era un “uomo superiore, amante di avventure e intraprendente”, per Salgari è l’antagonista di Sandokan. Non lo disegna come un comandante avido e spregiudicato, ne riconosce il valore, ma vede in lui la mano oppressiva dell’Impero britannico su popoli e Paesi che agognano libertà e autonomia. Il legame tra Beccari e Salgari è stato ben approfondito in un libro di Paolo Ciampi che consiglio di recuperare: I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari (Mauro Pagliai editore, 2010).

Nella seconda metà dell’Ottocento furono molti gli italiani che si appassionarono alla cultura, alla natura e alla geopolitica del Sud-est asiatico, la maggior parte da lettori, alcuni prendendo il mare, basti pensare al comandante Nino Bixio, prima al fianco di Garibaldi poi nell’esercito regio. Sostenitore dell’opportunità di aprire traffici commerciali con Medio ed Estremo Oriente, dopo il collocamento a riposo dall’esercito avviò una società di navigazione per collegare il Regno d’Italia all’arcipelago indonesiano; si ammalò purtroppo di colera durante una traversata e morì nella piccola isola di Weah, poco a nord dell’isola di Sumatra.
Emilio Salgari era anche un grande osservatore di mappe, nell’Orangerie sono esposte anche alcune accurate riproduzioni di mari e arcipelaghi sudorientali; il capitolo curato da Fabio Negro ne spiega i legami storici e geografici con le trame dei romanzi.
Interessante nel percorso espositivo la ricostruzione dello studio di Salgari, con il tavolino traballante, il mappamondo e il calamaio, e della tenda di Sandokan. Preziosa la sequenza di cimeli provenienti dal Museo delle civiltà di Roma, frutto di una donazione di Charles Brooke a re Umberto nel 1898: kris (pugnale con lama a onde); panabas, talwar e kilij (tre tipi di sciabola); completi da guerra dayak; giacche e vesti da cerimonia, tamburi, ramsinga (corno), sarangi (una sorta di violino) e sitar (simile a un liuto a manico lungo); accurati modellini di navi: praho, giunche, clipper. A questi oggetti, provenienti dal Museo delle civiltà, e alla storia del loro arrivo in Italia è dedicato il capitolo curato da Claudio Mancuso e Loretta Paderni.

Oltre il percorso espositivo, sino a giugno proseguiranno incontri tematici su: pirati veri di ieri e di oggi, mito di Sandokan, geografia e romanzi del ciclo indo-malese, laboratori per bambini, storia e scienze naturali nei romanzi d’avventura ambientati nel Sud-est asiatico, Hugo Pratt e l’Oriente di carta, e altri, elencati sul sito https://mostrasandokan.com/
Non sempre il catalogo di una esposizione ne arricchisce i contenuti, nel caso della mostra di Monza su Salgari suggerisco di portarselo a casa e leggerlo con tutta calma, ammirando la varietà e qualità delle illustrazioni, approfondendo nei testi la conoscenza di uno scrittore e di un mondo letterario, storico e geografico che tanti lettori conservano nella memoria e nel cuore, almeno quelli che non hanno mai perso la voglia di avventura, di lanciare l’arrembaggio per un mondo un po' più libero e giusto.