AUTORI
Stefano Jossa
28.07.2019

Vita da expat / Migranti per caso

A chi gli chiedeva se lui, napoletano in viaggio verso il Nord, fosse un emigrante, Massimo Troisi non avrebbe certo potuto rispondere di essere un «expat», perché la parola non era ancora entrata nell’italiano, come invece è ormai avvenuto, almeno in certi ambienti, colti e anglofili. A lanciarla è ora uno strano libro di Francesca Rigotti, metà saggio metà autobiografia, dal titolo che contiene un ossimoro provocatorio e che rimanda a una canzone di Luciano Ligabue: Migranti per caso. Una vita da expat (Raffaello Cortina, pp. 132, in libreria da giugno).  «Migranti» ed «expat» sono infatti termini che collidono. Expat è l’equivalente aristocratico, e certamente privilegiato, di migrante, visto che il primo è, come recita l’Oxford English Dictionary, chi «vive per scelta in un paese...

26.03.2019

Bill Viola e Michelangelo: una polemica inutile?

Una delle cose che più ho amato di Londra, fin dall’inizio, è la possibilità di rileggere il passato alla luce della contemporaneità. Per uno arrivato dall’Italia nella capitale della contemporaneità, sì, altro che Parigi capitale del XX secolo, Londra lo è del futuro, oltre il XXI, qui il passato diventava quello che il passato deve essere: non un tesoro da idolatrare, ma presenze, tracce, spie, rimandi e rimasugli di un altro modo di vivere, di chi ci ha preceduto e lasciato, di cose che ci possono attrarre, condizionare e intrigare, di memorie che sono per sempre morte oppure ancora sotterraneamente pulsanti. Non è il passato di Roma, che è overwhelming, si rivela ad ogni passo e ci travolge: è un passato che affiora qua e là, che non ci viene incontro, ma tocca a noi scoprirlo....

26.02.2019

Tate Modern / Pierre Bonnard. The Colour of Memory

Una foto di André Ostier ce lo mostra settantaquattrenne, affaticato e malinconico, seduto al sole col suo cagnolino sulle gambe piegate e lunghissime e tra le mani forti e grinzose. Si apre così la mostra che la Tate Modern dedica ora a Pierre Bonnard, con l’obiettivo di dimostrare che il grande pittore espressionista dell’intimità e dell’immediatezza fu soprattutto ossessionato dalla memoria e dalla durata: Pierre Bonnard. The Colour of Memory (fino al 6 maggio; catalogo a cura di Matthew Gale, Tate Publishing, 240 pp., £25). Prendendo come spunto due suoi famosi ‘ritorni’, Nu à contre-jour e Jeunes femmes au jardin, dipinti intorno agli anni Venti, ma rivisitati e modificati in un momento successivo, addirittura oltre vent’anni dopo nel secondo caso, la mostra insiste sullo sguardo...

24.01.2019

Città di legami / Come un romanzo: artisti a Londra, 1945-1975

Londra è il centro dell’arte contemporanea. A Londra vivono o hanno vissuto David Hockney, Frank Auerbach, Damien Hirst, Tracey Emin, Chris Ofili e Bridget Riley, per citare solo alcuni dei nomi più iconici dell’arte contemporanea; a Londra mercanti e collezionisti s’incontrano in appuntamenti obbligatori come la London Art Fair e il Frieze; a Londra Sotheby’s (lì dal 1744) e Christie’s (dal 1766) continuano a offrire occasioni per i miliardari; a Londra la Tate Modern, la Royal Academy, la Saatchi Gallery, la Serpentine Gallery e la Whitechapel Gallery, fra mille altre, offrono gratuitamente le loro magnifiche collezioni permanenti e continuano a organizzare mostre con artisti da tutto il mondo. Ma non è stato sempre così.    Nel 1923 meno del 10% delle opere in mostra fu...

20.11.2018

Cognati / Mantegna e Bellini a Londra

Erano cognati: nel 1453 il poco più che ventenne padovano Andrea Mantegna aveva sposato a Venezia Nicolosia Bellini, la sorella maggiore di Giovanni, figli del grande pittore Jacopo. La famiglia Bellini era la più rinomata nel mondo della pittura italiana in quel momento, per cui Mantegna col matrimonio si garantiva l’accesso alla bottega più influente e al mercato più ricco del tempo. Per qualche anno lavorano a stretto contatto, Andrea e Giovanni, ma dal 1460 le loro strade si separano: Andrea al servizio dei potenti Duchi di Mantova, i Gonzaga, Giovanni sempre a Venezia nella splendida realtà repubblicana che durava da oltre sette secoli. Le radici comuni e la divaricazione successiva sono ora esplorate da una grandiosa esposizione alla National Gallery (a cura di Caroline Campbell:...

19.09.2018

Arte e nazismo / La magia dell’arte degenerata

Lilly Abraham aveva solo 11 anni quando il Kindertransport la portava da Berlino a Londra nel marzo del 1939. È per lei e migliaia di bambini come lei, che non poterono vederla, ma ne ricevettero gli esiti, che Noel Norton, Irmgard Burchard, Richard Paul Lohse, Paul Westheim e Herbert Read organizzarono la mostra Twentieth Century German Art alle New Burlington Galleries di Londra nel giugno del 1938: oltre 300 opere di artisti tedeschi, fra cui Max Beckmann, Max Liebermann, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Georg Grosz, Otto Dix e Kurt Schwitters, vennero esposte per presentare al pubblico inglese l’arte che la Germania non avrebbe più avuto, ma che, per fortuna, passando per Londra, sarebbe diventata del mondo.     A Hitler, infatti, convinto che l’arte dovesse essere solo...