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abitudini

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Monoamorico, prossimamente bonobo / Un erotic now intorno al Future Sex

Future Sex, di Emily Witt (minimum fax, ben tradotto da Claudia Durastanti, ben editato da Enrica Speziale, sempre belle cose per un lettore) è un libro non bello ma utile: è una onesta, coraggiosa narrazione di un viaggio personale alla ricerca della liberazione sessuale nel proprio tempo di vita. Witt è una giornalista culturale, e in quanto giornalismo il suo è molto ben scritto, e narra esperienze proprie e altrui con una schiettezza che è tipica della trasparenza puritana americana. Una donna, scopriamo, viene educata poco prima del 2000 a un pacchetto di “moralità” che forma a una destinazione di monogamia, matrimoniale o meno; il sesso viene contemplato con più partner, in una fase di libertà “giovanile” ma poi il setaccio deve conservare il seme della maternità, e quindi di un nucleo convivente che permetta ai figli di essere allevati nel miglior modo possibile (nel meno peggiore modo possibile). Poi la moralità “perbenista” corrente permette il “dolore della separazione”, e favorisce il mantenimento della duplice genitorialità. Quello che è oltre è il “sesso libero” che sommuove lealmente o slealmente questa camminata “morale”, il sesso nelle sue molteplici variazioni...

Caratteristi

Machiavelli va in taverna e s'ingaglioffa, Flaiano al cinema e ride guardando I pompieri di Viggiù, Umberto Eco sta in casa e si sintonizza su Don Matteo. Anch'io, si parva licet, resto a casa e cerco su youtube gli spezzoni della vecchia commedia all'italiana. Ho la religione di Totò  – in sottordine mi merito Alberto Sordi – ma lo apprezzo di più quando ci sono Peppino, Fabrizi, Nino Taranto, ma anche quei miracolosi attori napoletani: Pietro De Vico, Tina Pica. Quel cinema italiano è fatto di facce irregolari che dichiarano le miseria: Capannelle, Vincenzo Talarico o di imbroglioni come Franco Fabrizi e Riccardo Garrone, o di cattivi come Adolfo Celi e Mario Carotenuto. Ognuno lascia un’impronta, una tonalità. Non disprezzo nemmeno i film di "chiappa e spada" con Renzo Montagnani, Lino Banfi, Aldo Maccione (e la Fenech...). A volte penso che vorrei comporre un video-saggio approfondendo, chiarendo. Ma no, meglio divertirsi.  

Cani senza guinzaglio

Aradeo è un paese di seimila abitanti che si trova nell'entroterra salentino, a una decina di chilometri a Nord Est di Gallipoli. Qui sono nati e cresciuti i miei genitori, emigrati a Milano all'inizio degli Anni Sessanta, e qui c'è ancora la casa dove i miei nonni hanno abitato nell'ultimo periodo della loro vita, quando hanno lasciato il centro del paese per trasferirsi in un appartamento più tranquillo e più facilmente riscaldabile, a due passi dal supermercato dove potevano trovare tutti i generi di prima necessità senza dover fare troppa strada. In questa zona periferica sono spuntate in pochi anni una ventina di palazzine a tre piani, con i muri esterni lasciati al grezzo, affacciate su un enorme spiazzo circolare con un solo lampione al centro e qualche panchina con l'albero accanto nella zona perimetrale. Tutto intorno ci sono macchine parcheggiate, pini marittimi, tigli, alberi del pepe e aiuole di erba secca delimitate da siepi di melograno. Ci arriviamo ogni giorno con la cagnolina Ginni, dopo un breve slalom fra i vasi di piante grasse, perché questo è il posto dove si ritrovano tutti i cani del...