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attentato

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L’involuzione della società psicotica / Dopo le Ramblas e Piazza Indipendenza

Ero lontano quando è accaduto lo sterminio delle Ramblas, anche in Brasile è risuonata la voce di Mario Vargas Llosa, una condanna al fanatismo, soprattutto un ricordo di luoghi dove aveva vissuto per anni, con cui aveva un legame. Un grande scrittore ha saputo ricordare, in un momento in cui rabbia e tristezza pervadono la nostra essenza. Bisogna ringraziarlo.   Nel frattempo, su media e social network escono nuove/vecchie cose, come l'intervista a Wafa Sultan del 21 febbraio 2006 su Al Jazeera Qatar. Wafa Sultan, parla arabo e dice che il messaggio del Corano è ben diverso da quello della Bibbia o del Libri cristiani. Secondo Sultan l'origine di ogni fanatismo islamico sta dentro le radici stesse del messaggio guerrafondaio, essenzialmente presente nel Corano. Infine dice che l'unica soluzione sarebbe una riforma del Corano. Però, durante gli stessi giorni in cui queste dichiarazioni riemergono, venti milioni di Islamici si mettono in marcia contro ISIS. Smentiscono Wafa Sultan. Il Corano c’è anche chi lo sa leggere, ove per “leggere” si intende inserire la lettura dentro il contesto storico in cui si vive. Raccogliere il legame all’indietro presente nelle parola “religione...

Quel pomeriggio sulla Rambla / Barcelona. Combate de Relatos

Come in tutti i luoghi nei quali si è appena consumata una tragedia, sugli accadimenti di Barcellona in questi giorni, si è prodotta una quantità estrema di racconti. Vivendo qui da quasi 10 anni si ha la sensazione – leggendoli – che pochi di essi tengano conto obbiettivamente del campo nel quale i fatti si sono svolti: la Catalunya. Quando si atterra a Barcellona, si atterra in Catalunya. Quando si sbarca a Barcellona, si sbarca in Catalunya. Quando si colpisce Barcellona si colpisce Catalunya. Una gran parte delle persone che stanno leggendo queste frasi, starà anche probabilmente rovesciando gli occhi al cielo, così come li rovesciavamo noi veneti negli anni '90, nell'ascoltare certi racconti che iniziavano a divulgare i leghisti. Spesso dall'Italia si procede a calcolare la seguente uguaglianza: Catalani = Leghisti. Non è possibile scollare il racconto dei fatti accaduti nei giorni scorsi dal luogo nel quale sono intercorsi: la città di Barcellona, in Catalunya. Così come risulta complicato raccontare la Catalunya vivendo in Spagna, raccontarla stando in un altro Paese (per esempio l'Italia) produrrà per forza un racconto evidentemente imparziale.   È complicato, sì....

Parigi batte più forte

Domenica 15 novembre, mattina   Finalmente domenica, stamattina il silenzio e le saracinesche abbassate si notano meno. È spuntato anche il sole e la grisaille è andata via, il cielo è addirittura azzurro. A non sapere niente forse gli unici segni di quanto è successo sarebbero le sirene, lievemente più rade, e le prime pagine nere o tricolori dei giornali, che ci ricordano la terreur e ci invitano a “resistere” (ma a cosa? come? mettendosi addosso il bersaglio “je suis Charlie”, tenendo aperti i negozi, sedendosi ai caffè? che senso ha questa guerra di simboli ad armi impari?).     Avevo intenzione di andare alla fiera dell’antiquariato di place de la Bastille e al mercato di boulevard Richard Lenoir, ma se anche non dovessero essere stati annullati per lo stato d’emergenza non ci andrei, la folla mi inquieta, e le veglie, i fiori, le candele, i biglietti che cominciano a spuntare sui luoghi degli attentati mi imbarazzano, non riesco ad aderire autenticamente al lutto collettivo, resto in albergo a scrivere.         Venerdì 13 novembre, rue Richard Lenoir   Venerdì sera ho svoltato nella via dell’hôtel Richard, da dove scrivo, venendo da...

Guantanamo e i nuovi Lager

Tra i commenti ai recenti attentati di Parigi alcune voci si sono soffermate sulle possibili conseguenze che una risposta securitaria potrebbe portare in termini legislativi nelle società europee. L'uso isterico dei pronomi personali dopo la strage nelle redazione di Charlie Hebdo è anche una spia linguistica della logica dell'identità che all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle del 2001 ha accompagnato le retoriche dello scontro di civiltà; retoriche che hanno giustificato gli interventi di polizia internazionale e le guerre chirurgiche. Intervistato da Repubblica il 15 gennaio Giorgio Agamben ha invitato «a mantenere la lucidità» e non commettere lo stesso errore l'«equivoco tra terrorismo e guerra che ha permesso a Bush dopo l’11 settembre di scatenare quella guerra [...] che è costata la vita a decine di migliaia di persone e senza la quale forse non avremmo avuto la strage che la Francia sta oggi piangendo». Il rischio – continua Agamben – è quello del lento scivolamento «in quello che i politologi americani chiamano Security State, cioè in uno...

La fabbrica della comunicazione

Non in una generica "tipografia", come riferito dall'informazione. La fuga dei pluriomicidi di Charlie Hebdo è terminata in un'azienda di Dammartin-en-Goële che produce materiale pubblicitario. Lì dove si realizzano affissioni, stampe su vetrate, pannelli adesivi, palloncini promozionali... Partiti da una redazione, diventati tremenda notizia globale, i fratelli Kouachi hanno finito la loro corsa nel più significativo dei luoghi: una fabbrica della visibilità.   Votre communications sur tous supports, recita il claim dell'azienda, che ora pare un commento alla tragica notorietà ottenuta dai due killer. Il nome stesso della ditta di Dammartin - Création Tendance Découverte - suona come uno slogan del terrorismo contemporaneo: creazione di pratiche della paura finora inconcepibili, tendenza egemonica per gli jihadisti di tutto il mondo, scoperta nell'occidente di fragilità sempre nuove.     Tuttavia la sinistra consonanza tra le parole commerciali e quel percorso di morte va oltre il progetto mediatico dei terroristi. Certo, più di ogni altra cosa essi vogliono essere...

L'età dell'eccesso

L’Imam vive in una villetta alla periferia di Parigi, dove ogni giorno s’inginocchia in preghiera accompagnato dai suoi fedeli. Ha mani nodose, un volto di pietra, siede granitico sulla sua sedia dall’alto schienale. Occhi vitrei, labbra immobili, barba lunga. Incarna la pura forza elementare che si muove senza movimento, agisce senza azioni, parla senza pronunciare parole. Dice l’Imam: “Noi faremo la rivoluzione, che sarà la rivolta non solo contro una tirannia, ma contro la storia”. Il suo narratore aggiunge: “La Storia è ciò che ubriaca, è la creatura e il territorio del diavolo, del grande Shaitan, è la più grande delle menzogne – progresso, scienza, diritti – alle quali l’Imam ha deciso di opporsi”. Siamo al centro della narrazione di Versi satanici, il romanzo pubblicato alla fine degli anni Ottanta da Salman Rushdie che gli è costato la fatwa, ovvero la condanna a morte da parte dell’ayatollah Khomeini, leader politico e capo religioso, vincitore della prima rivoluzione contro la Storia nell’età postmoderna. Di lui parla Rushdie nel suo...

Marco Codebò. La bomba e la Gina. Intorno a Piazza Fontana

La bomba e la Gina. Intorno a Piazza Fontana (Round Robin Editrice, 2011) è un romanzo sull’attentato del 12 dicembre 1969 a Milano, sulla figura dell’anarchico Pinelli, sulla continuità tra fascismo e Repubblica (valga per tutti la figura di Marcello Guida, vicedirettore del confino di Ventotene durante il ventennio e questore di Milano nel 1969), su un buco nero della nostra memoria storica. Un romanzo-inchiesta: non documento storico, né denuncia, né collezione di testimonianze. La struttura è funzionale a ingarbugliare storia e invenzione, a produrre l’effetto di emergenza della realtà nella finzione che Perec ricercava nella scrittura, identificandolo come responsabile del potere dell’arte del trompe l’oeil: quello di sedurci, di costringerci a “guardare ancora”, inducendoci a uno sguardo sulle cose, e a una coscienza di esse, differente.   Si tratta di un romanzo a più voci e punti di vista, che attraversa piani di realtà diversi: smarrirsi e confondersi non è difficile, ed è certo nelle intenzioni dell’autore lasciare che le cose producano...

Andrea Tarabbia. Il demone a Beslan

Marat Bazarev è l’uomo che cammina con una testa di forca appesa alla cintura: è il demone e la vittima, il carnefice e il prigioniero, la fine e l’inizio, è Petja il bambino ucciso, e Ivan il vecchio deforme, Marat è anche l’unico attentatore sopravvissuto al massacro della scuola di Beslan in Ossezia.   Andrea Tarabbia nel suo romanzo Il demone a Beslan (Mondadori, pp. 350, euro 18,50) gli fa dono della parola, la sua unica possibilità di spiegare l’inspiegabile. Una voce priva di suoni, come L’urlo muto di Edvard Munch, dalla cui bocca deforme fuoriesce un fiume di parole che invade in maniera capillare lo spazio della narrazione. La sua testimonianza ha un andamento sequenziale, un ritmo immutabile, entro cui l’autore tenta di circoscrivere il caos con cui si deve misurare.   Così come nell’inferno dantesco, Marat scende uno dopo l’altro i gironi di un mondo a lui noto, in cui si alternano i ricordi del suo villaggio distrutto dai soldati russi senza volto né pietà, le storie dei suoi compagni, i resoconti delle giornate trascorse in prigione con i...

Settembre 2001: chiusura (o apertura) del cerchio

Il raid successivo alla seconda guerra mondiale – sia aereo, sporadico (certe azioni di Israele per esempio) o sistematico (la prima guerra del Golfo, il Kosovo), sia terrestre svolto da truppe d’élite in singole missioni o in apertura di conflitti più ampi (Enduring Freedom in Afghanistan), che da guerriglieri rivoluzionari vincenti (a Cuba), perdenti (in Europa) o difensivi (in Vietnam) – ripete modalità e protagonisti, ripropone contraddizioni già esaminate nei capitoli precedenti. Oggi la riflessione si appunta, per forza di cose, sulla novità sconvolgente apportata dal suicidio, che richiede la scelta se accoglierla quale modifica profonda del raid fin qui analizzato o se viceversa considerarla un tratto che la esclude automaticamente da esso.   Alle 7.59 dell’11 settembre 2001 un Boeing 767-223E con a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti e 2 piloti lascia Boston in direzione Los Angeles. L’ultima comunicazione del Volo 11 risale alle 8.13, in seguito non risponde alle indicazioni del controllo di terra. Anche il transponder, che permette la localizzazione da terra attraverso altitudine e posizione,...

11 settembre

Chi ha progettato l’attentato dell’11 settembre 2001 sapeva che si sarebbe trattato di un avvenimento eminentemente visivo. Migliaia di telecamere, videocamere, cellulari, macchine fotografiche, e altri mezzi di registrazione, sarebbero stati attratti e ipnotizzati dal profilo dei due grattacieli in fiamme, così da registrare l’incendio, e poi in successione il crollo delle Twin Towers. Anche la sequenza dell’impatto del secondo aereo contro il monolite di acciaio e vetro era stata con ogni probabilità immaginata come un ulteriore shock visivo, un raddoppiamento dell’avvenimento, una sua ulteriore elevazione all’ennesima potenza ottica. E così è stato.   L’occhio di vetro delle telecamere ha prodotto un inarrestabile replay, accresciuto, come ha visto Clément Chéroux, storico della fotografia, dal fatto che le principali stazioni televisive americane, e poi quelle del resto del mondo, trasmisero per ore e ore inloop le immagini dell’impatto e del crollo. Inoltre, le istantanee dell’avvenimento, che tra qualche giorno saranno esposte a Milano a Palazzo Reale, nella mostra...

La leggenda del brigatista decollato e la verità

Giovanni Senzani, il leader dell’ala movimentista delle Brigate Rosse, condannato a diversi ergastoli e tornato lo scorso ottobre in libertà per “estinzione della pena”, sta bene. Il criminologo che aveva guidato le BR dopo l’arresto di Moretti, condannato a svariati ergastoli perché ritenuto responsabile di numerose azioni terroristiche e, tra le altre, dell’efferata esecuzione di Roberto Peci, reo di essere fratello del “pentito” Fabrizio Peci, sta bene. Giovanni Senzani parla. Lavora. Si muove in città. Insomma vive, come cerchiamo di fare tutti. Strano per uno che è stato decollato nel 1988. Sì, perché un libro appena uscito spiega che il corpo di Giovanni Senzani “già capo brigatista, ex-criminologo, anch’egli in odore di rapporti con i servizi segreti, insegnante di italiano di Ali Agca… nel 1998 fu ritrovato con la testa appoggiata accanto, dentro il bagagliaio di un’auto”.   Uccidete il papa. La verità sull’attentato a Giovanni Paolo II, appena pubblicato da Rizzoli – questo il libro di cui si sta parlando -...