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autismo

(14 risultati)

La biblioteca di Atlantide / Ferdinand Deligny, Una zattera sui monti

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Antoine Doinel, il bambino protagonista di I 400 colpi di Truffaut corre sulla spiaggia verso il mare. Libero, pieno di gioia, Antoine si lancia verso l’acqua: il mare è l’incommensurabile. A suggerire questa memorabile scena, che chiude il film d’esordio del regista, è stato uno strano educatore oggi dimenticato, Ferdinand Deligny, uno dei personaggi carismatici della cultura francese del dopoguerra. Nato nel 1913 ha studiato da maestro elementare; per sbaglio finisce a insegnare in una classe differenziale a Parigi, una di quelle istituzioni dove vengono relegati i bambini difficili, caratteriali, con problemi di comportamento, ribelli e agitati. Qui, come racconta in I vagabondi efficaci (Jaca Book 1973, tr. di LNT, Giuliano Mangano e Francesca Rigotti), scopre la...

Un mistero nuovo vi canta nelle ossa / Asperger: la sorte di un nome

Scriveva Nietzsche in La gaia scienza che “comprendere […] che sono indicibilmente più importanti i nomi dati alle cose di quel che esse sono”, era la cosa che gli era “costata sempre e [gli] costa[va] ancora il più grande sforzo”. Il nome conta.  Un tempo accadeva che alti prelati e mistici lasciassero il mondo in odore di santità, per poi essere esumati, processati come eretici e quindi arsi sul rogo. Qualcosa di simile è accaduto di recente a Hans Asperger. Nel maggio del 2013 viene pubblicata la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e il board dell’Associazione degli psichiatri americani decide di accorpare la sindrome di Asperger, accolta nella quarta edizione del DSM nel 1994, allo spettro autistico, come sua fascia alta, senza compromissione cognitiva. La parabola della fortuna della sindrome era in piena ascesa, aveva ormai travalicato i confini della diagnostica psichiatrica per trasformarsi in un fenomeno culturale globale interessantissimo, ma che sembrava destinato ormai a esaurirsi, a essere riassorbito nella categoria madre dell’autismo.     La sindrome di Asperger era scomparsa per il discorso psichiatrico che l’...

La giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo / Autismo. Deligny: i bambini e il silenzio

Che il fare elimini l’agire – come la coscienza occulta il reale – è un’evidenza che ci pone un dilemma insolubile: voglio parlare di quel “noi” che vive vicino ai bambini autistici.Fernand Deligny, I bambini i loro atti i loro gesti: Esistono bambini mutacici, autistici, afasici? La recente proliferazione assordante dei discorsi sull’autismo si è costituita attraverso la disposizione di opposti binari che organizzano le posizioni dei soggetti coinvolti, sul fronte diagnostico psicogenesi vs. disturbo dello sviluppo, su quello degli interventi metodologie educative comportamentali vs. psicologia dinamica, su quello delle soggettività genitori di persone “con autismo” vs. autistici, medicalizzazione vs. empowerment, e così via; c’è poi una storia canonica dell’autismo, iniziata negli anni quaranta del secolo scorso in Nord America e in Austria, condivisa da tutti quanti, con i suoi personaggi, di volta in volta buoni o cattivi, Kanner, Asperger, Bettelheim, Rimland, la Grandin, Lovaas, Rain Man, il cane ucciso a mezzanotte e infiniti altri. Ciascuno ha agio di dislocarsi rispetto all’oggetto culturale “autismo” secondo il proprio sentire. Poi ci sono i rimossi, i tentativi di...

Autismo e quell'idea di normalità / L'educazione del selvaggio

Nel Vendemmiao (22 settembre-21 ottobre) del 1801, a Parigi, Gujon mette in stampa un libro di Jean Marc Gaspare Itard (1774-1838) dal titolo Dell'educazione di un uomo selvaggio, o dei primi sviluppi fisici o morali del ragazzo selvaggio dell'Ayveron. Victor è il nome che gli viene dato e vivrà circa 43 anni. La leggenda illuminista parla di un ragazzo allevato dai lupi, avvistato nei pressi di qualche cascinale, inseguito nei boschi da una muta di cani, catturato e istituzionalizzato. L'idea che Victor fosse stato un bambino normale, perdutosi per fatalità, degenerato per avere vissuto nella foresta dominava gli illuministi. La domanda era: poteva questo ragazzo venire educato? Truffaut racconta, in un film, la storia della relazione tra Itard e Victor, relazione quotidiana, in cui Itard cerca di rieducare Victor. La scena più tesa e commovente del film avviene quando Itard cerca di comprendere se Victor possa assumere un punto di vista morale, quello della disobbedienza. Lo punisce ingiustamente e Victor si ribella. Itard lo abbraccia, soddisfatto che il suo giovane paziente fosse in grado di comprendere il concetto di giustizia. Invero, nell'educare Victor, Itard usa...

Cosa pensare della clinica via internet? / Internet e l'autismo, una provocazione

Intorno al mondo di internet si è sviluppato un dibattito interessante, spesso polemico, a tratti poco chiaro. Gli argomenti di due ipotetiche fazioni cliniche si esprimono a favore/contro l'opinione dell'uso di internet in clinica. Chi è contrario sostiene che internet può essere uno strumento utile per la divulgazione, la riflessione, la consulenza e la supervisione richiesta da un collega lontano, ma non per l'incontro clinico. Molti studiosi sostengono che ciò che oggi definiamo virtuale, non è più il campo del possibile, ma appartiene alla realtà. Passiamo gran parte della giornata “a” contatto con altri attraverso la “rete”. Come i pesci in certi tipi di attività ittica, siamo catturati nella rete. Che cosa manca, secondo questa posizione contraria alla clinica via internet? La materialità del corpo, la sua presenza concreta, tangibile. Mancano, agli interlocutori della clinica, le rispettive presenze fisiche. La terapia avverrebbe nel vuoto, in assenza del corpo. Questo, invero, per alcuni psicoanalisti, potrebbe essere un vantaggio, sopratutto per coloro che ripetono sempre l'idea paradossale che il corpo è un ostacolo al legame affettivo. Chi sostiene che internet...

La giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo / Autismo pensato per immagini

Nel 1944, mentre le truppe hitleriane stanno arretrando su tutti i fronti, il dottor Hans Asperger pubblica a Berlino nella rivista “Archiv für Psichiatrie und Nervenkrankheiten” un articolo intitolato: “Gli psicotici artistici in età infantile”. Asperger è un medico viennese e si occupa di “pedagogia curativa”. Il testo è il frutto di una lunga osservazione clinica. Per molti decenni l’articolo, pubblicato solo in lingua tedesca durante il crollo del Terzo Reich, resta sconosciuto agli specialisti, e il nome di Hans Asperger ignoto. Per una curiosa coincidenza solo un anno prima, nel 1943, un medico americano di origine austriaca, Leo Kanner, ha dato alle stampe un saggio, “Autistic disturbances and affective contacts”, con cui si riconosce ufficialmente l’inizio della letteratura medica sull’autismo. Quasi quarant’anni dopo, nel 1981, improvvisamente il lavoro del medico viennese viene riscoperto e nel mondo scientifico s’inizia a parlare della “sindrome di Asperger”. Pochi anni dopo un film e due libri a fanno conoscere, fuori dalla cerchia medica, questa malattia del comportamento e a rendere noto il nome del suo scopritore: la pellicola Rain Man (1988) di Barry Levinson, il...

Oliver Sacks, antropologo dell'autismo

Il ricordo di Sacks da parte di Marco Belpoliti mi spinge a scrivere di una parte importante del suo lavoro clinico e sociale. Maestri indiscussi di Oliver Sacks, per sua stessa ammissione, furono Alexander Romanovič Lurija (1902-1977) e Kurt Goldstein (1878-1965). Lurija fu tra i primi ad avere l'idea, ora in disuso, di fare il neurologo con competenze storico-culturali, che gli costò un'epurazione dall'Istituto dove lavorava da parte dei pavloviani. Di lui, tra le altre illuminanti indagini scientifiche, rimane il caso clinico del mnemonista, pubblicato nel 1968, ventiquattro anni dopo il racconto Funes el memorioso di Borges, a indicare di quanto la letteratura preceda la scienza. Goldstein fu il primo neurologo a mettere in discussione le semplificazioni pavloviane e a leggere la fenomenologia delle condotte umane patologiche come rivelatrici di un equilibrio sui generis, influenzando, tra l'altro, l'opera filosofica di Maurice Merleau-Ponty e quella medica di Georges Canguilhem.   Già nell'Uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Sacks si occupa di una sindrome rara: la Gilles de la Tourette. Scrive, vado a memoria, di...

Atelier dell'Errore

Tre grandi carte installate al Buchheim Museum (Museo della Fantasia) di Bernried nei pressi di Monaco di Baviera, stese su pannelli di enormi dimensioni accolgono i visitatori della mostra. Ritraggono alcuni animali dello zoo fantastico di Giulia Zini: Orso Bruno, Golilla Madredipella, Catoblepa Occhi Luminosi, Pirottico Ferrocito, Piotruco che guarda le femmine, Piraostre Elegante, Cerva Di Santo Eustachio Gesù Infinito. Sono pastelli e disegni su carta che Giulia abbozza e campisce stando molto vicina al foglio, quasi aderente, sdraiata. Con dedizione assoluta questa ragazza di diciassette anni ha tracciato linee e segni sull’enorme spazio bianco appoggiato al pavimento dell’Atelier dell’Errore di Reggio Emilia. Con queste opere Giulia ha vinto nel 2014 il premio euward 6, art in disability, prestigioso concorso europeo di Outsider Art, organizzato dall’Augustinum Stiftung di Monaco uno dei più noti al mondo, con un catalogo dove campeggia in copertina un suo contributo. In giuria Arnulf Rainer e Roger Cardinal, due grandi esperti di questa arte.   Scoiatto Motosega, Giulia, Atelier dell'Errore   Tra qualche giorno, il...

Autismo: oltre le statistiche

Il 2 aprile scorso si è celebrata la giornata mondiale dell'autismo e per tutto il mese si sono svolte manifestazioni sull'argomento in tutta Italia. Il 16, presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, dell'Università di Bergamo, si è svolto il Primo Congresso Internazionale “Le frontiere dell'Autismo oggi”, che ha visto la partecipazione di oltre 250 persone. Negli ultimi anni abbiamo condotto ricerche storico-antropologiche sull'autismo. Ci interessava conoscere il viaggio svolto da questa parola, autismo, fin da prima della sua esistenza. Eravamo un gruppo composto di psicologi, filosofi, antropologi e medici e abbiamo creato a una pubblicazione curata da Conny Russo, Michele Capararo ed Enrico Valtellina: A sé e agli altri. Storia della manicomializzazione dell'autismo e delle altre disabilità relazionali nelle cartelle cliniche di San Servolo (Mimesis, 2013).   Cominciammo chiedendo all'Archivio Psichiatrico di San Servolo (Venezia) di osservare le cartelle cliniche tra il 1880 e il 1940, con l'idea di trovare osservazioni di bambini e adulti che oggi chiameremmo autistici. Il...

Il disagio di riconoscersi carnivori

Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, deve essere un pericolo... È la frase di Emil Cioran che appare anche nella homepage di Liberos, il progetto recentemente vincitore del premio Che fare. Non un caso, perché frase tra le più adatte tra quelle che si possono scegliere per dare un senso alla parola quando questa diventa condivisa in una comunità di lettori, così come, soprattutto, quando un libro, riuscito, rinnova la misteriosa alchimia tra scrivere e leggere, il patto non scritto tra autore e lettore.   La stessa sensazione di frugare come disturbo fisico può valere ugualmente per una fotografia, un quadro, il passaggio di un film, persino un documentario. Accade quando parole o immagini, come un brusio, parlano confusamente alla nostra memoria e alla parte grigia delle nostre conoscenze - quelle non ancora perfettamente consapevoli - perfino ai nostri sensi... Un brusio, un frugare che scava e si allarga dentro, che non va più via... se non fosse che come disagio tendiamo a rimuoverlo, ad allontanarlo da noi, almeno fino alla prossima occasione. Ma finché dura è una sensazione...

Fulvio Ervas. Se ti abbraccio non aver paura

Se ti abbraccio non aver paura (Marcos y Marcos) di Fulvio Ervas è la storia del lungo viaggio che un padre, Franco Antonello, decide di intraprendere con il figlio Andrea, affetto da autismo: alla faccia delle perplessità dei dottori e dei consigli dei manuali. Un viaggio attraverso il Nord America, passando per Las Vegas e cercando il Coyote Ugly, e poi giù verso il Messico, la povertà, il Guatemala, i riti sciamanici, lungo chilometri di deserto e villaggi che, con buona pace dei navigatori satellitari e dei cartografi, esistono soltanto nei racconti e nei legami della gente. Luoghi come Arraial, meta finale di questi due mesi di macchina e moto, barche e aerei, percorsi dormendo in lussuosi alberghi o accampati in giacigli di fortuna, lasciandosi guidare dall’istinto, dagli incontri, da quell’acqua in cui Andrea si immerge e nella quale i suoi movimenti diventano quelli di un ragazzo di diciotto anni come tutti gli altri.   Un viaggio nel continente delle differenze dove Andrea può ballare con i suoi coetanei, baciare Angelica e forse farci anche l’amore. E dove padre e figlio possono fare i conti, ognuno a...

Dove migrano i Golem quando s’installano nella soffitta di casa

  L’aleph di Alzheimer   Il nome s’installa nella malattia come un Golem nella soffitta di casa, ma i Golem a volte prendono vita propria.   1906. Alzheimer seguiva da tempo una paziente che si chiamava Auguste D., morta a cinquant’anni circa, età avanzata per l’epoca. Dopo la morte della paziente, Alzheimer intraprese l’analisi dei tessuti cerebrali. Scoprì i nodi neurofibrillari, tipici di questa demenza. Da quel momento Alzheimer non designa più il medico, ma la malattia. Implosione linguistica, nome proprio e diagnosi precipitano nel nome della malattia. Alzheimer diventa una demenza. Nella Storia della Follia, Foucault dedica diverse pagine, poco frequentate, alla demenza. La demenza – dementia, amentia, fatuitas, stupiditas, morosis - è assenza del pensiero (parte seconda, capitolo terzo, paragrafo primo). L’opposto della malinconia che è un pieno (Satur nous).   La leggenda del Golem parla di un gigante eteropoietico di argilla, una scultura che prende vitaquando la parola verità - emef in ebraico - viene scritta sulla sua fronte e muore quando l’...

Giusi Marchetta. L'iguana non vuole

Contiene molte cose L’iguana non vuole (Rizzoli, 2011), primo romanzo di Giusi Marchetta. L’impressione, scivolando tra le pagine di un libro ben scritto e senza i risvolti narcisistici oggi quasi di prammatica, è che il desiderio di raccontare una storia non sia mai disgiunto dal bisogno di fare spazio a tutto ciò che l’autrice ha da dire: sulla scuola, sulla condizione dei precari, sull’emigrazione, sulle storie d’amore e di amicizia, sull’autismo e la malattia, sulle nevrosi, le rabbie e le paure che tutti ci portiamo appresso. Su una generazione di ragazzi a trent’anni quando, come dice l’autrice, a trent’anni ragazzi non si è più. Non è un romanzo di denuncia, ma è un romanzo che, raccontando, denuncia: la storia è sempre in primo piano ed è attraverso di essa che prende corpo la realtà illustrata nelle sue differenti sfaccettature quotidiane, in tutti i suoi risvolti pratici (coinquilini, trasferte, traslochi) ed emotivo-relazionali.   Emma ha 28 anni, una laurea in lettere con il massimo dei voti, e la specializzazione sia per l’...

Il cervello Marshall

All’apice della sua fama, negli elettrizzati anni Sessanta del secolo scorso, Marshall McLuhan si trovò preso tra due fuochi. Da un lato, un nutrito fronte di detrattori. Docenti e studiosi, membri a vario titolo del mondo accademico dal quale egli stesso proveniva. Per loro, non era altro che un arrogante squinternato, un ciarlatano in cerca di pubblicità. Dall’altro, l’ancora più cospicua schiera della controcultura che annoverava tra i suoi più entusiasti attivisti frotte di studenti, ovvero gli allievi dei detrattori. Vien da sé che da questo lato della barricata lo si vedesse in termini affatto diversi. Agli occhi degli ammiratori egli era un guru, il profeta di un mondo nuovo per il quale si era già trovato un nome innegabilmente evocativo: il villaggio globale. I Sessanta furono anche il decennio in cui McLuhan diede il meglio di sé. Del 1962 è La galassia Gutenberg dove l’invenzione della stampa e le sue ricadute culturali vengono presentate come le vere forgiatrici dell’uomo moderno. Di un paio d’anni successivo è invece Gli strumenti del comunicare, nel quale lo...