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Una matita per l'estate / Simonio e Lyndiana

  Simonio era sempre stato un bambino grassoccio. Amava mangiare di tutto. All’epoca in cui visse non si parlava ancora di obesità: anzi il sovrappeso veniva esibito come un trofeo di famiglia. Ma Simonio fin da piccolo aveva dato prova di una certa oltranza in materia. Avrebbe superato tutti i suoi antenati, nella galleria di ciccioni che occupava il corridoio del piano superiore della casa. Il bisnonno che quasi non entrava nel suo gigantesco ritratto. Il nonno che si diceva fosse scoppiato come una cicala dopo un pranzo di dieci ore. Il padre che ogni mese faceva allargare i calzoni del suo guardaroba. In attesa di oltrepassare le glorie famigliari, Simonio si dava da fare cacciandosi in bocca ogni cosa che trovava in giro.   Aiutato dalla sorella Lyndiana, di pochi minuti maggiore di lui. Perché se Simonio era un campione di pesi medi, Lyndiana aspirava alla categoria dei pesi massimi. Eppure erano nati magri come acciughine. Non si sapeva neanche se sarebbero sopravvissuti. La famiglia Bernacotti ogni due generazioni sfornava dei gemelli, neanche un orologio avrebbe fatto di meglio: quindi per prima uscì fuori Lyndiana. Con una gomitata al fratello. Poi Simonio...

Oggetti d’infanzia | Il cancellino

GIRELLA ARCHEOLOGICA. Una striscia di feltro arrotolato, un rotolo di cimosa: ecco il cancellino. Una merendina, una conchiglia, uno sterco di mucca, un UFO che volava basso quando c’era la supplente. Grondava di bianco sui nostri vestiti. Quando era troppo impregnato di gesso si sbatteva sul poggia-cancellino, allo stesso modo in cui si picchietta un biscotto sul tavolo della cucina prima di inzupparlo nel latte. Ma il nostro passatempo preferito era agli antipodi: immergere il cancellino nel gesso per stamparlo sul cappotto dello sfigato di turno che se ne accorgeva a ricreazione finita. Una stampigliatura paffuta e scialba, una luna piena là dove il mostro di Düsseldorf aveva la M. Hai voglia a sbatterlo con la mano: il suo fantasma non ti abbandonava.   Marcel Broodthaers   BIANCO SU NERO. Come una pellicola fotografica per negativi, scrivere sulla lavagna è il contrario che scrivere su un foglio o su uno schermo. Quanti di noi hanno scritto bianco su nero solo alle elementari? Un po’ come scrivere con la pioggia anziché con l’inchiostro, suggerisce Marcel Broodthaers in La pluie (Projet pour un texte) (1969...